Musei, librerie e grattacieli: cosa vedere a Londra in 5 giorni

Scritto da: letisutpc
musei, librerie e grattacieli: cosa vedere a londra in 5 giorni

La nostra ultima vacanza a Londra è stata nel 2012: non c’era la Brexit e neanche gli smartphone, i nostri portafogli erano pieni di sterline e giravamo sempre con la mappa cartacea e un travel pass a portata di mano. Quante cose sono cambiate in poco più di un decennio! Adesso per raggiungere Londra sono necessari il passaporto, l’ETA e una esim per navigare in internet, in compenso le carte contactless, fisiche o virtuali sostituiscono i pounds e tutto il resto è a portata di mano sui nostri telefoni, che comodità!

Con le offerte del Black Friday acquistiamo ad ottimo prezzo sul nostro fedele Expedia un pacchetto volo + hotel e nelle settimane prima della partenza sottoscriviamo l’ETA, una assicurazione di viaggio, un abbonamento col nostro gestore telefonico (potete anche acquistare comodamente una eSIM su Civitatis per meno di 10 euro) e prenotiamo le visite al British museum e allo Sky garden. Le altre attrazioni a pagamento le abbiamo già visitate, quindi non ci rimane che fare un itinerario di viaggio e partire.

Le guide che abbiamo utilizzato sono:

Abbiamo poi battuto a tappeto la rete cercando fra i tanti blog quelli che proponevano itinerari insoliti e consigli su cosa vedere il più possibile di Londra in soli 5 giorni. Grazie a tutti! Non prendeteci per matti se vi diciamo che il nostro itinerario parte da un quadro preraffaellita, precisamente l’Ophelia di Millet, custodito presso la Tate Britain. Nel 2023 i musei civici della nostra città ospitarono una grande mostra sui pittori preraffaelliti. Noi ci appassionammo tantissimo alle loro vicende, guardammo serie tv e leggemmo libri. Il personaggio che rimase nei nostri cuori fu quello di Lizzie Siddal, una ex modista di Leicester square di una bellezza sfolgorante e dalla folta chioma rossa, che divenne modella di tutti i pittori della cerchia ma musa e poi moglie di Dante Gabriel Rossetti. Fu l’unica pittrice preraffaellita, ma purtroppo la sua vita fu breve, stroncata a poco più di 30 anni da una salute cagionevole e dal massiccio uso di laudano.

Per la realizzazione del quadro di Millet, Lizzie fu costretta a posare a lungo immersa in una vasca da bagno, dove ad un certo punto si ruppe una delle lampade che servivano a riscaldare l’acqua. Il risultato fu una bronchite che minò per sempre la salute di Lizzie. Questo quadro meraviglioso purtroppo non era presente alla mostra di Forlì, quindi a noi rimase sempre il desiderio di vederlo dal vivo, quale migliore idea di farlo in questa vacanza? Le visite ai musei sarà quindi il fil rouge del nostro soggiorno londinese, a cui si aggiungeranno ovviamente altre attrazioni, tutte a costo 0.

Londra in 5 giorni: diario di viaggio

Giorno 1: British Library e fish & chips

Il nostro volo British airways parte puntuale da Bologna e arriva altrettanto puntuale a Heathrow: con la linea blu Piccadilly in un’oretta siamo alla fermata di Russell square, a Bloomsbury. Ciao Londra, che bello rivederti! L’hotel che abbiamo prenotato è il Royal National, il check-in è veloce ed in pochi minuti prendiamo possesso della nostra stanza al 4. piano. Tempo di disfare il bagaglio e riposarci un attimo e poi partiamo, direzione British Library. Faccio la bibliotecaria, potevo non venire a rendere omaggio ad una delle biblioteche più famose del mondo? Che poi alla B.L. siamo già stati nel 2012, ma quello che ci interessa vedere oggi è la sezione Treasures of the British library dove sono esposti, suddivisi tematicamente, manoscritti, diari, disegni e opere dei maggiori letterati e personaggi inglesi di tutte le epoche, testi sacri, spartiti musicali, più una delle 4 copie esistenti della Magna Charta del 1215, insomma un vero paradiso per chi ama queste cose. Come non emozionarsi davanti ad un diario di Jane Austen, all’in-folio di Shakespeare o all’unica copia della saga di Beowulf che mi ha tanto entusiasmato durante l’esame di Filologia Germanica all’università? Se poi aggiungiamo anche le caricature che Paul Mc Cartney fece a Ringo e a John Lennon, il testo di Mrs. Dalloway annotato da Virginia Woolf nella sua calligrafia inclinata e i disegni di Leonardo Da Vinci per l’edificazione di una città ideale in Francia, beh, questo è un luogo assolutamente da non perdere.

All’uscita non disturbiamo Newton concentrato sui suoi calcoli dall’alto della massiccia statua nel cortile della British e ci avviamo verso il maestoso edificio della stazione di St. Pancras, splendido esempio di architettura vittoriana in mattoni rosso con guglie, campanili, pinnacoli e finestre a bifora come se piovesse.

Mentre alcune persone si scattano foto davanti ad una Ferrari qui parcheggiata, noi entriamo nel Renaissance hotel, curiosi di vedere con i nostri occhi la scalinata più famosa ed instagrammata del web. Semplicemente fantastica, con il soffitto stellato e le pareti rosso pompeiano. Chissà come saranno le stanze di questo hotel, stasera in albergo vogliamo dare un’occhiata.

All’uscita un’altra chicca ci attende, ovvero la cabina telefonica modello K6, progettata nel 1935 dal celebre architetto Giles Gilbert Scott per il Silver Jubilee di re Giorgio V (nonno della regina Elisabetta II). Beh, di cose ne abbiamo viste per essere in suolo britannico solo da qualche ora!

Direi che è arrivato il momento di pensare alla cena e di dirigerci verso un buon pub, un’altra icona di Londra che ci piace da matti. Vista la stanchezza, rimaniamo in zona Bloomsbury e scegliamo The swan della catena Greene King in Cosmo place: il pub è abbastanza affollato ma troviamo un tavolino da due dove mangiamo il nostro primo fish & chips, una flat iron steak, birra e sidro per me, più un margarita finale. Il conto non è proprio economico, ma siamo in vacanza, no? Tornati in hotel ci addormentiamo di botto, nonostante la temperatura della stanza sia sub tropicale. Buona notte Londra!

Giorno 2: British Museum, West End, Chinatown 

Una colazione abbondante è quello che ci vuole per prepararsi a una giornata al British museum ed il nostro hotel soddisfa appieno le nostre aspettative. Nonostante la sala della colazione sia gigantesca e pulluli di gente, i camerieri solo bravissimi a trovare posto per tutti. Con questa colazione dovremmo essere a posto per tutta la giornata, quindi ci avviamo verso il British museum, non lontano dal nostro alloggio. Mentre aspettiamo il nostro orario di entrata, ci imbattiamo per caso nel London review bookshop, una libreria piccola ma veramente curata nella scelta dei libri. La bibliotecaria che è in me ha sempre il sopravvento, sorry!

Eccoci finalmente all’interno di uno dei musei più importanti del mondo, da me già visitato tantissimi anni fa, molto prima della costruzione della Great court, la grande piazza al centro del museo ad opera di Norman Foster. Veramente fantastica! Al centro della Great court si apre la bellissima ex sala di lettura circolare della British library che aveva sede qui prima del trasferimento a St. Pancras. Dai suoi tavoli sono passati illustri visitatori quali Virginia Woolf ma anche Carl Marx, che gradiva la comodità delle sedie ed il riscaldamento del museo nei mesi invernali, privilegi di cui non poteva beneficiare nel suo misero alloggio londinese. Chiunque sia stato al British museum sa che non è possibile enumerarne tutte le bellezze, senza fare torto a nessuna di loro. Mi limiterò a dire quale è stata l’opera che mi è piaciuta di più, oltre che per il suo immenso valore anche per le caratteristiche: si tratta degli scacchi di Lewis. A parte il fatto di essere un raro esempio di gioco da tavolo risalente al XII secolo, la loro particolarità sta nelle espressioni dei pezzi della scacchiera (82 quelli conservati al British Museum), alcune veramente divertenti. La visita al British Museum è un must do per chi visita Londra, noi rimaniamo più di 3 ore, ma il desiderio è quello di fermarsi ed approfondire la conoscenza, anche, perché no, partecipando alle visite guidate degli anziani ciceroni.

Adesso è però necessaria una piccola sosta in hotel per riprendere le forze dopo tante ore passate in piedi. Una mezz’oretta di riposo ed eccoci di nuovo on the road direzione West End, rigorosamente a piedi e con la fantastica Citymapper a portata di sguardo. La prima fermata del nostro itinerario è in Soho square per vedere la capanna in stile Tudor: in realtà risale al 1925 e fu costruita per ospitare la stazione elettrica della compagnia Charing cross. Durante la 2. Guerra Mondiale, invece, divenne rifugio antiaereo per centinaia di persone mentre oggi il suo ruolo si limita a magazzino per gli attrezzi di giardinaggio. Guidati da citymapper proseguiamo verso la zona dei teatri, fermandoci davanti al St. Martin’s theatre, dove la commedia “Trappola per topi” di Agatha Christie è in cartellone da soli … 74 anni, come si legge a chiare lettere sulla facciata dell’edificio, bel record davvero!

Proseguiamo verso 7 Dials (guarda caso “Seven dials mistery” è anche il titolo di un’opera di Agatha Christie), 6 strade che convergono in un incrocio con al centro una colonna. Quest’area fu a lungo uno dei peggiori slums di Londra, rifugio di poveri e delinquenti, nonostante la vicinanza a Covent garden e alla zona dei teatri.

A partire dagli anni ’90 del ‘900, grazie agli investimenti immobiliari che portarono a nuovo splendore i palazzi Stuart della zona, l’area venne riqualificata enormemente anche con attività commerciali ed oggi è uno dei più rinomati distretti dello shopping.

Il Seven dials market, un tempo magazzino di banane, come si nota dal grandissimo frutto all’entrata (ottimo posto per fare selfies), è un punto ristoro con una grande offerta gastronomica di street food, mentre la vicina Neal’s Yard, con le sue casette pastello, è diventato uno dei luoghi più instagrammati di Londra. Vederlo di sera con le luci artificiali forse rende di meno, ma è comunque un angolo delizioso. A pochi passi il sottoportico con il murales di Bambi con Lady Diana in versione Mary Poppins, incantevole.

Guidati dal navigatore ci spostiamo verso Chinatown: le lanterne rosse e gialle appese nelle vie ci avvertono che siamo arrivati a destinazione. Il quartiere cinese di Londra è composto in totale da 9 vie, Gerrard street e Lisle street sono comunque le più famose e piene di attività. Quattro le porte di accesso, quella più bella e colorata ed anche la più grande del Regno Unito si trova in Wardour street. Anche qui un selfie è d’obbligo!

Passeggiamo lungo Gerrard street, soffermandoci davanti alle vetrine dove fanno bella mostra di se le anatre laccate alla pechinese.  Dalla vetrina di un self-service vediamo bellissimi piatti esposti che ci invogliano ad entrare, peccato che il pagamento richiesto sia solo cash e noi, questa volta, non abbiamo cambiato neanche un pound. Un po’ delusi torniamo verso il West End e del tutto casualmente ci imbattiamo in Outernet, vicino alla stazione metro di Tottenham Court Road.

Pare che questo spazio con installazione su pareti LED gigantesche sia l’attrazione più visitata di Londra! Non possiamo fare a meno di sederci e vedere passare sulle pareti fenicotteri rosa giganti, pesci colorati, cieli stellati e tutte le emoji che sembrano piovere dall’alto. Bello e riposante, non c’è che dire. Il nostro hotel non è tanto distante da qui e lo raggiungiamo percorrendo con curiosità strade nuove. No, non ci abitueremo mai a guardare a destra prima che a sinistra, meno male che su ogni marciapiede ci sono le istruzioni! In prossimità del nostro hotel c’è Farmer J. dove ci fermiamo a cena, siamo troppo stanchi per vagare ancora. La cena è molto healthy e una passeggiatina nel quartiere ci starebbe ma la stanchezza prende il sopravvento su tutto e torniamo in albergo.

Giorno 3: City, Guildhall Art Gallery

Per oggi è prevista una pausa dai musei: vorremmo visitare la City che non abbiamo praticamente visto nel nostro precedente viaggio a Londra. Con la metro raggiungiamo St. Paul sotto una fastidiosa pioggia. Saliamo sul rooftop dell’One new Change, centro commerciale da dove si doveva avere una vista stupenda su St. Paul e la zona circostante, dallo Shard al London Eye, ma la zona in cui possiamo avventurarci è limitata a causa della pioggia, la vista di St Paul in tutta la sua imponenza è però notevole.

Aspettando che spiova (ma non lo farà) facciamo un giro nel negozio di Zara, poi ripartiamo verso il cuore della City ed il suo impareggiabile mix di architettura moderna ed antica, le statue equestri e gli edifici neoclassici a fianco di modernissimi grattacieli dai nomi bizzarri, The Gherkin, The Cheesegrater, The Walkie-Talkie, the Shard.

Eccoci davanti al Royal Exchange, la vecchia borsa valori di Londra, sorvegliato a vista dalla statua del duca di Wellington: oggi è diventato un centro commerciale di lusso, con un negozio ed un bellissimo champagne bar di Fortnum & Mason, poi altri templi del lusso, uno su tutti Tiffany, un paradiso per noi donne. I prodotti di Fortnum & Mason sono di uno stile inconfondibile ma dai prezzi esagerati. A fianco del Royal Exchange l’edificio sempre in stile neoclassico della Bank of England, come sfondo i grattacieli svettanti, passato e futuro che si compenetrano in maniera fantastica. La zona in cui ci troviamo, oggi votata agli affari, in realtà è la più antica di Londra e quella dove sono avvenuti eventi che hanno cambiato la storia della città.

Lo “square mile” in cui ci troviamo, corrisponde al primo villaggio cinto da mura costruito dai Romani più di 2000 anni fa. E’ proprio verso il centro dello square mile, ovvero la Guildhall, che ci stiamo dirigendo. Nei seminterrati della Guildhall art gallery, infatti, si trovano i resti di un anfiteatro romano risalente al 70 d.C., non vediamo l’ora di vederlo! A giudicare dai pochi resti rimasti non sembra possibile che in questo luogo si siano svolti combattimenti fra belve feroci, gladiatori ed anche pubbliche esecuzioni. Pare che l’anfiteatro arrivò a contenere fino a 6000 persone, in un periodo in cui la popolazione di Londra arrivava alle 20 mila unità. Inizialmente di legno, fu poi edificato in pietra e cadde in disuso quando i Romani lasciarono la Britannia, nel 4° secolo d.C. La sua riscoperta risale al 1988, durante i lavori per la costruzione dell’art gallery sovrastante. Veramente un posto suggestivo e il vedere tanti piccoli scolaretti che ascoltano ammirati le spiegazioni della guida ci riempie di sano orgoglio italico.

A questo punto saliamo ai piani superiori per vedere la galleria, che contiene opere appartenenti soprattutto al periodo vittoriano, fra cui la splendida Ghirlandata di Dante Gabriel Rossetti, ospitata nel 2023 alla mostra di Forlì sui Preraffaelliti: rivederla qui è una grande emozione. L’acquisto della calamita del quadro “The garden of Eden” completa la nostra visita: anche oggi non ce l’abbiamo fatta a stare lontano da un museo, ma bene così.

Quando usciamo ci imbattiamo nella chiesa di St. Lawrence Jewry, opera di Christopher Wren come gran parte delle chiese e dei monumenti di Londra del XVIII secolo: dopo il grande incendio del 1666, l’intento di Wren era quello di riedificare una nuova città, ma purtroppo non fu possibile. Gli edifici da lui progettati hanno comunque lasciato un segno indelebile in città. Tornando a St. Lawrence Jewry, come si evince dal nome, questa chiesa faceva parte del quartiere ebraico: nel 13° secolo tutta la zona venne saccheggiata e 500 ebrei uccisi nelle rappresaglie. Il re dell’epoca, Edoardo I, decise di espellere l’intera comunità ebraica londinese che migrò nelle Fiandre per tornare in città solo nel XVII secolo.

Facendo un altro salto temporale eccoci davanti al Leadenhall market, splendido esempio di mercato vittoriano. Nato nel XV secolo come mercato ambulante di carne, pollame e selvaggina ed in seguito anche uova, burro e cereali, si posizionò nella zona anticamente occupata dal foro della Londra romana.

Nel corso del XIX secolo le bancarelle vennero considerate inadeguate al decoro della città finanziaria che si stava sviluppando in zona, così il mercato venne riprogettato, fu creato un bellissimo soffitto in vetro e le bancarelle degli ambulanti cedettero il posto a stand permanenti. Insomma, l’atmosfera e lo spirito originario del mercato si persero in favore dello stile e dell’eleganza. Ad oggi Leadenhall market è un posto bellissimo, con un forte richiamo alla Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, ma una personalità unica nelle sue architetture e colori.

Dopo averlo girato in lungo ed in largo entriamo al New moon pub per berci una birra ed un sidro prima di proseguire verso la prossima tappa. Dal nostro tavolino a ridosso della finestra godiamo della bellezza di questo posto, così contemporaneo ma con ancora un piede nel passato.

Un altro salto nel tempo ed eccoci davanti al Walkie talkie, lo strano grattacielo che ospita lo Sky Garden, il roof top più famoso di Londra: noi abbiamo prenotato l’ingresso una settimana fa, pare che nei mesi più turistici sia davvero un’impresa riuscire ad entrare. L’ascensore ci porta al 35° piano di questo bellissimo giardino pensile di cui tutti parlano: la giornata di pioggia ci penalizza, con il sole la vista sarebbe stata insuperabile. Al primo livello troviamo una prima zona bar, poi una rampa di scale conduce al piano superiore, attraverso un giardino curatissimo con bellissime piante mediterranee, scelte fra quelle resistenti alla siccità. Sulle vetrate sono indicati i luoghi che si possono ammirare all’esterno, dallo stadio di Wembley ai grattacieli iconici, al Tower bridge alla London Tower, fino allo svettante Shard di Renzo Piano. È bello stare comodamente seduti con la grande Londra ai nostri piedi!

Dopo più di un’ora scendiamo, diretti all’ultimo luogo della City che vogliamo visitare, le rovine della chiesa di St. Dunstan in the East. Progettata nel 1100 in stile gotico, fu in parte distrutta dal Grande Incendio del 1666, ma ricostruita dal grande Christopher Wren che progettò il campanile, unica parte del complesso ad oggi intatta. Anche i bombardamenti del 1941 (conosciuti come London blitz) non risparmiarono St. Dunstan, probabilmente a causa della vicinanza al Tower bridge. Da allora la chiesa non venne più ricostruita ma neanche demolita. Rimangono le mura con le finestre a bifora, il campanile ed il giardino, regno incontrastato di tanti scoiattoli che si rincorrono fra gli alberi senza disdegnare i biscotti offerti dai turisti (noi). Sono veramente buffi quando si alzano sulle zampette posteriori per mangiarli, very cute!

La pioggia non dà tregua, così decidiamo di prendere la metro a Bank e spostarci verso l’area di Oxford street, per scaldarci un po’ nel calduccio dei tanti negozi. Lungo la strada che ci porta alla metro godiamo della vista ravvicinata del Walkie talkie e dello Shard in tutto il loro splendore e poi anche di quella di The Monument, l’obelisco costruito a ricordo del Grande Incendio del 1666, neanche a dirlo da Sir Christopher Wren.

Con la linea rossa (Central) arriviamo ad Oxford Circus, uno dei crocevia dello shopping londinese: senza esitazione puntiamo verso Liberty, il bellissimo grande magazzino in stile finto Tudor che non visito almeno dagli anni 80. Gli interni sono particolarissimi, come me li ricordavo, con al piano terra una serie di piccole stanze dall’aria volutamente molto familiare, in alcune delle quali sono stati conservati i caminetti originali. Tutto converge verso la zona centrale su cui si affacciano i 4 piani superiori, su balconate di legno che ricordano il Globe theatre. La fama di Liberty è legata soprattutto ai suoi tessuti floreali, tanto famosi da dare il nome ad uno stile, il liberty appunto, che imperversò fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.

Aggirarsi per il magazzino, con il parquet che scricchiola sotto i piedi e tante cose belle da ammirare sugli scaffali è un’esperienza da fare, soprattutto in un pomeriggio di pioggia. Mentre aspetto l’ascensore per scendere al piano terra mi ferma un tizio che mi scambia per una commessa del negozio, una certa Giselle. Dopo avergli spiegato che non sono io gli chiedo di indicarmela, se la vede, curiosa di scoprire questa ipotetica somiglianza. Giselle sembra sparita, ed il tipo voleva forse solo attaccare bottone con una turista italiana. Quando usciamo da qui ci reimmergiamo nell’affollata Oxford street, senza però aver voglia di entrare in nessuna delle catene di negozi che si susseguono ininterrottamente. Ci fermiamo in Argyl street per mangiare un bel ramen caldo e poi torniamo in albergo prendendo la linea Bakerloo e poi Piccadilly: basta pioggia per oggi!

Giorno 4: Tate Britain e Southwark

Oggi è il grande giorno della visita alla Tate Britain e dell’incontro con Ophelia, il quadro di Millet che da tanto tempo desideriamo vedere, che emozione! La metro la prendiamo a Euston square e per arrivarci ci fermiamo in Tavistock square: in mezzo al parco siamo salutati dalla grande statua del Mahatma Gandhi, mentre su un altro angolo c’è il busto di Virginia Woolf, illustre abitante di questo quartiere, da sempre amato e scelto come residenza dagli intellettuali londinesi. Non è raro vedere, sui muri dei palazzi, le blue plaques che informano della presenza di questo o quell’illustre abitante.

Il famoso circolo di Bloomsbury, fondato da Virginia e dal marito Leonard Woolf, si riuniva proprio a Gordon square, un’altra delle bellissime piazze georgiane di Bloomsbury. I due coniugi vissero a lungo in Tavistock square e anche la loro casa editrice, la Hogarth press, aveva sede qui. Un lungo viaggio in metro sulla linea azzurra (Victoria) ci porta fino a Pimlico poi, in pochi minuti, alla Tate Britain. Anche qui sono già stata ai tempi dell’Università, ma chi si ricorda più!! La collezione della Tate Britain ospita opere dal XVI al XX secolo, mentre quelle della Tate Modern, dall’altra parte del Tamigi, è dedicata all’arte contemporanea.

Gli interni di questo museo sono superbi, a cominciare dalle panchine a forma di torri medievali, per non parlare dei capolavori di artisti quali Hogarth, Sargent, Turner per finire eh sì, con i nostri amati preraffaelliti e con lei, la divina Ophelia/Lizzie, mollemente distesa fra le acque gelide di un ruscello, i lunghi capelli rossi sparsi sulla superficie dell’acqua ed un mazzetto di semplici fiori di campo in mano.  Semplicemente fantastica! Meno male che i visitatori sono pochi, così possiamo regalarci una sosta infinita davanti a questo capolavoro. Ci sono altri bellissimi quadri di Rossetti esposti in questa sala, come la Beata Beatrix e Proserpina, ma per noi nessuno eguaglia Ophelia.

Un’ala del museo, la Clore gallery, ospita il lascito di William Turner, mentre il 900 è rappresentato da molti artisti inglesi, Francis Bacon, Henry Moore, David Hockney (di cui purtroppo è presente solo un quadro) e Damien Hirst. Dopo aver visitato il bellissimo bookshop (ed acquistato la calamita di Ophelia, ca va sans dire) lasciamo la Tate dopo quasi 4 ore e gli occhi pieni di bellezza. Tanto per cambiare piove, noi decidiamo di spostarci sulla South Bank e con la metro approdiamo alla fermata del London Bridge.

Prima tappa il Borough market, con tanti stand di cose buone da assaggiare. Poco distante la Southwark cathedral: già mi aspetto di andare alla ricerca del monumento a Shakespeare e del gatto Hodge nascosto da qualche parte, ma purtroppo a causa di un evento privato le visite oggi sono sospese. Un po’ delusi ci incamminiamo allora lungo Clink street, una via medievale che nel 12° secolo ospitava una prigione, oggi diventata un museo degli orrori dove non mi sognerei mai di entrare.

Lungo la passeggiata ci imbattiamo poi nelle rovine del Winchester Palace, costruito nel XIII secolo come residenza degli omonimi vescovi. Distrutto da un incendio agli inizi del 1800, se ne possono ammirare i resti ed uno splendido rosone.

Durante il tragitto ci imbattiamo anche in una copia di the Golden Hinde, il galeone che fece il giro del mondo insieme a Francis Drake negli anni ’70 del 1500.

Proseguendo lungo la Queen’s walk, ci troviamo davanti allo Shakespeare’s globe, ricostruzione del teatro dove il bardo di Stratford metteva in scena le sue opere. La forma è quella originale, ho letto da qualche parte che per poter mantenere il tetto di paglia, facilmente infiammabile, è stata ottenuta una particolare deroga alle severe norme antincendio.

A ridosso del Globe la Tate Modern, da noi già visitata in passato ed il Millennium bridge che conduce a St. Paul ed all’altra riva del Tamigi.

Noi proseguiamo, sempre più bagnati ed infreddoliti, fino alla Oxo tower, ex centrale elettrica acquistata dalla Liebig, produttrice degli oxo cubes, i dadi da brodo famosi anche in Italia. Le finestre a forma di oxo cambiano colore, proiettando le loro luci sul Tamigi.

All’altezza del Blackfriars bridge decidiamo di invertire la marcia e tornare sull’altra sponda: prendiamo la metro a Temple e con un cambio di linea siamo ad Holborn.

Sulla via di casa troviamo la libreria Waterstones, quello che ci vuole per una sosta al calduccio dopo una giornata sotto la pioggia. Seduti sui comodi divani a sfogliare libri d’arte e di fotografia non ci accorgiamo quasi del tempo che passa, passa ed arriva la nostra ultima serata londinese, nella quale, dopo un rapido passaggio in hotel, torniamo a the Swan, il pub che ci ha accolto la prima sera. Ceniamo con un bell’hamburger, fish and chips e due birre e poi a nanna.

Giorno 5: National History Museum, Victoria & Albert Museum, Harrods 

Dopo la solita abbondante colazione è arrivato il momento più triste di ogni vacanza: la preparazione dei bagagli. Fortunatamente il nostro volo di ritorno è previsto nel tardo pomeriggio, quindi abbiamo ancora un po’ di tempo da spendere a Londra. Lasciati i trolley nel deposito bagagli dell’hotel, via con la metro fino a South Kensington, dove abbiamo prenotato l’entrata al National history museum.

In anticipo rispetto alla nostra prenotazione, percorriamo la South Kensington subway, sottopasso pedonale che unisce il National history museum al Victoria & Albert e allo Science museum. Pensate che nel 1885, quando il tunnel fu costruito, chi voleva accedervi doveva pagare 1 penny di pedaggio! Oggi è ovviamente gratuito e molto comodo per le migliaia di persone, soprattutto scolaresche e famiglie con bambini che raggiungono ogni giorno questi fenomenali musei.

Non abbiamo tempo per visitare il V&A, ci limitiamo a vedere la hall piena di sculture e ad andare alla ricerca di un’opera di Canova che pensavamo, erroneamente, fosse conservata qui. Questo museo contiene 4,5 milioni di oggetti, ci vorranno secoli a visitarlo, mettiamolo in programma per la prossima volta.

L’edificio del National history museum è grandioso, così come la Hintze hall, nella quale è esposto lo scheletro della balenottera azzurra: dalla hall si diramano le 4 sezioni del museo, rossa, verde, blu e arancione. Interessante sapere che l’asse centrale del museo è allineato con la Queen’s tower dell’Imperial college, la Royal Albert Hall e l’Albert Memorial nei giardini di Kensington. Albertopolis è il nome dato a questa area, per onorare e celebrare Alberto, principe consorte della regina Vittoria che tanto si impegnò nella vita culturale della città e fece costruire questi meravigliosi musei con i proventi ricavati dalla Grande Esposizione che si tenne a Londra nel 1851.

Aldilà dell’interesse per le scienze naturali, la visita al National history museum è raccomandata anche per ammirarne le architetture, sia degli esterni che degli interni, la bellezza delle scalinate, dei corridoi e di tutti gli ambienti che ospitano le raccolte. Darwin, comodamente seduto nella statua posta sul piano delle scale, osserva compiaciuto le migliaia di persone che ogni giorno vengono a fare visita al museo di cui sarebbe stato orgoglioso.

Devo dire che anche noi ci divertiamo a girare fra le teche ottocentesche e anche a vedere lo spettacolo del T-Rex che si muove avanti e indietro agitando le zampe anteriori davanti a gruppi di bambini divertiti. Io mi sarei impaurita a morte, ma erano altri tempi! Prima di uscire compriamo un piccolo dinosauro da portare alla nostra gattina Sky che ci aspetta a casa, è rosso e giallo, le piacerà senz’altro.

Di nuovo all’aperto, ci avviamo lungo Exibition road, passando davanti al Victoria & Albert, allo Science museum ed all’Imperial college, una delle università più prestigiose del mondo.

In 5 minuti raggiungiamo la Royal Albert hall, la sala concerti di forma circolare voluta dalla regina Vittoria per celebrare il defunto marito, così come l’Albert Memorial che si trova a poche centinaia di metri, all’interno dei Kensington gardens.

Il memoriale è un enorme ciborio in stile neogotico, con al centro la statua dorata di Alberto regalmente seduto. L’opera costò all’epoca l’equivalente di 15.000.000 pounds, coperte dai contribuenti inglesi.

Visto che la passeggiata nei giardini di Kensington è rimandata ad una stagione più calda e soleggiata, ritorniamo sui nostri passi e all’angolo fra Exibition road e il National history museum ci fermiamo a mangiare 2 hot dogs in un chiosco, veramente ottimi.

Come ultima tappa della nostra vacanza londinese decidiamo di visitare i magazzini Harrods, tempio dello shopping di lusso.

Pensate che South Kensington per la sua eleganza e l’alto numero di francesi che vi risiedono è considerata il XXI arrondissement di Parigi!

Il piano terreno, dedicato alla profumeria ed alla pelletteria è un vero paradiso di odori raffinatissimi e di bottiglie scintillanti e gli allestimenti sui tavoli, a tema floreale, privilegiano il rosso fuoco simbolo di S. Valentino.

Il turista italiano che vuole fare un acquisto da Harrods altro non può permettersi se non visitare il reparto dei Seasonal gifts, dove i prezzi dei gadget partono dai 15 £.

Nel dubbio noi non acquistiamo niente e ci avviamo verso la stazione metro di Knightsbridge per tornare in albergo.

Prima di lasciare Londra vogliamo non fermarci al pub per un’ultima birretta e sidro?

Ma quanto sono belli i pub di Londra? Da quelli più famosi a quelli di periferia come questo, il Friend at hand, sprigionano tutti un fascino particolare che ti invita a tornare appena possibile.

La nostra avventura finisce qua: un’ora di viaggio sulla Piccadilly line ci riporta ad Heathrow ed un volo perfettamente in orario della British airways a Bologna.

Arrivederci Londra, anche questa volta sei riuscita a farci scoprire tante cose nuove o riscoprire quelle che già conoscevamo, regalandoci emozioni e belle sensazioni. Ti perdoniamo per il tempo a volte inclemente, ma a gennaio forse bisogna aspettarselo.

In 5 giorni scarsi siamo riusciti a vedere molte delle cose che ci eravamo prefissi, ma tanti, tantissimi luoghi, musei, parchi, monumenti, eventi sono rimasti fuori e c’è un unico modo per rimediare: tornare qui as soon as possible.

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