Capodanno in Tunisia

Tour del Paese in sette giorni
Scritto da: diamante81
capodanno in tunisia
Partenza il: 27/12/2012
Ritorno il: 02/01/2013
Viaggiatori: 2+gruppo
Spesa: 1000 €

La cena a buffet è stata varia e squisita. Sui tavoli apparecchiati con lunghe tovaglie di raso abbiamo trovato due zuppe, una di legumi ed una con pastina e brodo di carne, un’ampia selezione di verdure, crude e cotte e condite in modi diversi, pasta fresca cotta al momento con condimento a scelta tra le varie proposte, (aglio, olio e peperoncino, pesto, sugo, verdure fresche, formaggio), pesce, sia cotto che crudo, dolci e frutta. Le bevande non sono comprese ma una bottiglia d’acqua costa solo 2 dinari (circa 1 euro).

CONSIGLIO (3): la paura di non trovare acqua potabile ci ha fatto mettere in valigia 6 litri d’acqua minerale. L’idea non è male se si pensa di andare nel deserto, ma in città questa bevanda è venduta ovunque e a prezzi inferiori rispetto a quelli italiani. Il prezzo minimo che abbiamo trovato è di 0,70 dinari per 1,5 litri nell’autogrill “Bonjour” lungo la strada tra Tunisi e Hammamet, quello massimo di 2,50 dinari per 1 litro al Ristorante “La Victoire” a La Goulette.

Pieni all’inverosimile abbiamo sostato nella splendida hall insieme alle amiche Carmela e Rosa, ci siamo connessi tramite rete wi-fi gratuita dell’hotel (solo vicino alla colonna della reception) e poi tutti a nanna. Domani ci aspetta una sveglia alle 6:45.

VENERDì 28 DICEMBRE 2012

Ci svegliamo presto e facciamo un’abbondante colazione con cornetti, crepes, uova e frutta. il buffet è veramente ricco. A tavola ci sediamo con altri due amici, Andrea e Marilena, che ci informano dei balli della sera prima con musiche tradizionali e occidentali nel bar dell’hotel.

Il pullman ci porta alla Medina di Tunisi. Per coloro che hanno visto il Gran Bazar di Istanbul la Medina apparirà squallida. La guida, inoltre, ci fa entrare in negozietti dove sembriamo polli in gabbia pronti per essere spennati. Le “dimostrazioni”, però, sono state carine e la particolarità di questi “luoghi per gli acquisti” è che sono controllati dall’ente del turismo tunisino. La prima tappa è nel negozio di profumi dove mi ritrovo con le mani piene di odori diversi. Ogni boccetta da 30 ml costa 10 euro e ogni tre fiale la quarta è in regalo. La seconda tappa è in una ex residenza turca (Le Groupement Artisanal al civico 58 di Souk el leffa) dove la terrazza panoramica ci ha permesso di vedere una gran parte di Tunisi e di fare una bella foto di gruppo.

Raggiungiamo il Museo del Bardo in autobus nonostante il traffico intenso. Lungo in tragitto vediamo la Camera dei Deputati dove si sta cercando di scrivere la nuova Costituzione. Il museo è più bello dal vivo che nelle immagini viste su Internet prima di partire. All’ingresso si può richiedere l’audioguida, se si è da soli, e pagare, al costo di 1 dinaro, il diritto di fare le foto.

Dopo un giro panoramico del centro di Tunisi, dove abbondano i café e i negozi di marche internazionali, ci siamo diretti nel quartiere La Goulette per pranzare al ristorante “La Victoire” al civico 1 di Avenue Franklin Roosvelt. Il cibo era buono e tipico: antipasto di verdure con tonno, brik con tonno, verdure stufate, riso e pesce al forno, sorbetto al limone con frutta tagliata a pezzi. Per i vegetariani le portate si sono ridotte alle verdure stufate con riso e patatine fritte e al sorbetto. Per l’acqua ci sono stati chiesti 2,50 dinari a bottiglia e 3 dinari per la birra (0,33 cl).

Il quartiere di La Goulette è da vedere per chi cerca una Tunisi meno commerciale: bancarelle di frutta, abiti da sposa e da cerimonia tradizionali, etc. (è un quartiere popolare). Attraversiamo alcune stradine per raggiungere il sito archeologico di Cartagine dove si possono ammirare moltissime ville, costruite dai tunesinesi ricchi, e poche rovine. L’unica zona che abbiamo avuto il tempo di vedere è quella delle Terme di Antonino dalla quale si gode di una splendida vista sul mare. Dopo le terme il pullman ci porta all’Acropolium di Cartagine, in cima alla collina di Byrsa. Si tratta di una istituzione culturale e turistica ma oggi è chiusa. All’esterno si può ammirare il panorama. Il vento, però, è troppo forte e restiamo solo il minimo indispensabile per fare le foto. Ripartiamo per Hammamet e il sonno mi avvolge. Mentre dormivo i nostri compagni di pullman si sono fermati in un autogrill chiamato “Bonjour” e hanno fatto scorta di acqua (0,70 dinari per 1,5 litri). Il secondo autobus, invece, si è fermato nel centro di Hammamet per alcuni acquisti. Mi risveglio davanti all’hotel e corro in camera a prepararmi per la piscina. il calore dell’acqua mi toglie tutte le fatiche del giorno e mi regala una piacevole spossatezza. La cena, come ieri, è ricca e varia. Solo le zuppe e i condimenti per la pasta fresca restano uguali. Finalmente assaggiamo dell’ottimo cous cous con verdure stufate ma c’è anche un’ampia scelta di pasta fredda, verdure e carni. Anche il buffet di dolci era invitante mentre quello della frutta lasciava un po’ a desiderare. Dopo cena ci scateniamo in pista insieme al resto della comitiva che è euforica e si lancia in tutti i tipi di ballo mentre altri preferiscono fare due chiacchiere con la guida fumando narghilé alla mela.

SABATO 29 DICEMBRE 2012

Oggi è stata una giornata impegnativa. Abbiamo percorso circa 500 km da Hammamet fino a Douz con alcune, per fortuna, tappe intermedie. Ci siamo svegliati alle 6:00 per poter partire alle 7:30. La prima tappa è stata El-Djem per visitare l’anfiteatro romano simile al nostro colosseo e molto ben conservato. Mentre scendiamo dal pullman i venditori di cartine stradali si assiepano davanti alle porte. La nostra guida ci ha consigliato di prenderle, in fondo costano solo 1 dinaro, per segnare tutti i luoghi visitati e quelli che visiteremo in seguito. Il sito di El-Djem, inoltre, è pieno di bancarelle dove cercano di venderci di tutto: kefiah, pashmine, gioielli, etc. Uno dei trucchi più utilizzati è quello di tenere in mano una kefiah e urlare:-“Mezzo dinaro!”. Quando vi avvicinate vi coprono il capo con la stoffa spiegandovi come la mettono i berberi e aggiungono una fascetta. Infine vi dicono che la fascetta costa 0,50 dinari mentre per la stoffa bisogna aggiungere 6, 7 o anche 10 dinari. A questo punto potete lasciare tutto al venditore oppure cominciare a contrattare. Noi abbiamo preso una kefiah, una stoffa per fare il turbante berbero e le due fascette per 10 dinari. Le differenze tra il copricapo palestinese e quello berbero sono nel colore, (il secondo è a tinta unita, di solito beige), e nella forma (la kefiah è quadrata l’altra è rettangolare e può superare i 3 metri di lunghezza).

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Dalla collina di Byrsa

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La sig.ra Mehrezeta a Matmata

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Sidi Bou Said

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