12 giorni in Israele… e non ho ancora visto niente!

Sola ho raggiunto parenti del luogo che mi hanno portato in luoghi incantevoli ma.... dovrò tornarci mio malgrado... esistono ancora tantissimi luoghi da me inesplorati.
Scritto da: Strega ritardina
12 giorni in israele... e non ho ancora visto niente!
Partenza il: 06/05/2019
Ritorno il: 17/05/2019
Viaggiatori: 1
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LA BASE: מודיעין עילית- Modi’in

In giro nella City di Modi’in accompagnata da abitanti del luogo, progettata nel 1991 ha iniziato ad avere i suoi primissimi abitanti nel 1996, ricca di quartieri con tutte le abitazioni nel medesimo stile e rivestite dalla “Pietra di Gerusalemme”. Lavorata e trasformata in modi differenti (sul web apprendo la sua importazione nella regione Pugliese) in questo contesto è presente solo per ciò che riguarda l’estetica esterna degli edifici. Una città completamente differente dalle altre, sicuramente non è ricca di un variopinto di colori ma è certamente caratterizzata da una staticità architettonica che la contraddistingue rendendola unica nel suo genere. Cosa dire di questa City apparentemente tranquilla e non ricca di contrasti culturali? Il richiamo mentale alla quiete è il primo effetto balzato nella mia psiche, divertenti sono le statue che vengono raffigurate per le strade e le aiuole; funghetti come seggiola momentanea, sculture di animali ad altezza naturale ed un parco artificiale che ospita animali e sculture di brontosauro. Il tondeggiante edificio che si può notare nell’immagine è il principale simbolo di questa City, ancora ad oggi in continua costruzione perché non completamente collegata a Gerusalemme se non tramite i bus. Il 59 è quello che percorre l’intera cittadina, il 113 parte da Gerusalemme per raggiungere questa periferia ma non ricordo l’esatto numero per la direzione opposta. Ancora nessun treno collega queste due città, il più veloce mezzo è però esistente e funzinale per e da Tel Aviv… sarà a breve in costruzione? In bus il tragitto è pressoché di 1 ora e 45 minuti per una sola direzione, il treno giunge a Tel Aviv in circa 40 minuti, un notevole risparmio di tempo considerando il traffico presente sulle loro tangenziali. Non hanno molte autostrade, solo due o forse tre… il casello non esiste, tutto è automatico tramite un rilevatore di targa posto ad ogni uscita e il limite di velocità può essere di 50 in autostrada e 130 in tangenziale, dipende dal tragitto che si sta percorrendo. Una figata? Non si pagano i quotidiani e vengono distribuiti nella cassetta delle lettere direttamente a casa, puoi trovarli all’ingresso dei negozi ed esistono pochissime edicole ma tantissimi centri commerciali immensi. Come si pagano gli stipendi i giornalisti? Perché tutti questi centri commerciali? Non sono esagerati? Non sono a conoscenza della fonte di reddito dei giornalisti ma i grossi centri esistono per il loro clima, durante il mio soggiorno i gradi hanno raggiunto il numero 41, “E non è ancora nulla” mi sento rispondere da un’abitante del posto… Senza contare che esiste la stagione in cui piove in continuazione, e anche in quel periodo si ritrovano chiusi in qualche luogo… Posso affermare di essere andata nel periodo più favorevole come condizione meteo, un periodo di transito tra le due stagioni maggiormente pesanti per chi percorre quei viali.

COMINCIANDO CON: TEL AVIV (in ebraico: תל אביב-יפו‎, letteralmente “collina della primavera”) – GIAFFA (in ebraico יָפוֹ)

Yafo, Giaffa o Jaffa stanno a indicar tutti il medesimo paese, in grazioso borgo che si affaccia sulla riva del mar mediterraneo, l’antico porto è caratterizzato da una tinta color sabbia con un azzurro che spicca, di tanto in tanto, nel quiete paesaggio. Il mare sullo sfondo ne fa da padrone creando paesaggi di borgo antico e di moderni grattacieli che ne risaltano l’effetto. Passeggiando verso il mare incontriamo the clock tower una torre costruita nel 1901 nel centro di Jaffa. Secondo il racconto locale, la torre fu costruita su iniziativa di Yossef Moial, un ricco ebreo di Giaffa, che eresse la torre dell’orologio per salvarsi dall’infastidire dei pedoni che, durante il loro viaggio, sarebbero entrati nel suo negozio per chiedere l’ora.è una delle sette torri d’orologio costruite in Israele e delle cento torri d’orologio costruite nell’impero ottomano in occasione del 25 ° anniversario del regno del sultano turco Abdul Hamid II. A ovest della torre c’è la moschea Mahmudiya mentre a est di Yefet St. c’è il mercato delle pulci che gode di una discreta reputazione per oggetti d’antiquariato e articoli orientali. Poco distante Abrasha Park, un grazioso e curato giardino, fa parte di Gan Ha-Pisga (giardino del vertice) nella Vecchia Giaffa. Oltre alle gallerie e case di fronte al mare vi è una grande chiesa e una piazza con caffè e ristoranti. In Ha pisga garden c’è il ponte dei desideri per tutti gli appassionati di astrologia ed altre attrattive che rendono ancor più piacevole la passeggiata vista mare. C’è un museo dedicato a Napoleone ma ciò che ha attirato di più la mia attenzione è il ristorante Aladin, rispecchia lo stile dalle “mille e una notte”. St. perter’s church è la chiesa di San Pietro a Giaffa, non sono entrata a vedere ma è un luogo in cui Napoleone Bonaparte visse mentre era a San Pietro nel 1799. Poco distante dal parco è possibile pranzare in vari luoghi tra cui Shabtai Hayafe un grazioso locale in stile marino, tutto di azzurro decorato e ricco di elementi che ne contraddistinguono lo stile. Cibo greco ottimo, pita sottile e croccante, ottimo pesce.un poco sporco ma qui i locali son quasi tutti così… non seguono la norme igieniche a cui siamo abituati noi Italiani. Nonostante ho tenuto tutti gli scontrini dei locali in cui sono entrata ho faticato a trovare su google questa gelateria in cui ho scoperto la delizia “Pistacchio e cioccolato bianco” nonché la stracciatella dal sapore biscottata. Un minuscolo locale con tavolini protetti dal traffico cittadino in cui ho scoperto il mio primo resto in shekel … 66.00 per tre coni gelato ricchi e gustosi.

Fermata successiva? La stazione del treno vecchia un antico passaggio ferroviario in cui è stato ricavato un luogo dedicato ad attività e commercio, pochi sono i locali, caratteristico il contesto per la presenza di alcuni elementi rimasti invariati nel tempo. Nulla di particolare in generale ma piacevole da visitare se si è nei paraggi. E dopo tanta scarpinata eccoci giunte al Charles bronf man auditorium (ovviamente utilizzando i mezzi), qui non siamo entrate perché chiuso ma ci siamo confortate un poco in uno dei tanti bar presenti nel contesto. Situato in un ampio spazio in cui stavano allestendo la preparazione musicale dedicata alla settimana imminente; La festa per la nascita dello stato d’Israele dall’8 al 15 Maggio. Ovviamente non è mancata la passeggiata lungo il Sderot chen – Rothscild Boulevard, una delle strade più famose del centro di Tel Aviv ed è caratterizzata da un’area verde che permette la circolazione di pedoni, biciclette e skate di ogni tipo con regolare e ordinato criterio. Inoltre nella lunga aiola centrale è possibile sostare sulle amache, fare picnic, allenarsi e giocare circondati dal verde e dal traffico cittadino. Il lungo viale parte dall’auditorium e prosegue fino al Mare, nel lungo percorso si possono incontrare; il Museo della Difesa israeliano e lo stadio Bloomfield,Independence Hall, museo e sito di indipendenza ebraica; Alon Segev Art Gallery; Kol Yehuda Synagogue.Nella zona è possibile raggiungere il quartiere di Neve Zedek – un bellissimo quartiere della fine del 19 ° secolo che è stato molto ben conservato e ora è un po ‘un quartiere degli artisti. Tel Aviv prosegue con Azrieli Center e Sarona, ovviamente non nel medesimo giorno, il primo è un immenso centro commerciale disposto a tre piani sopra alla fermata del treno. sopra a tutto ciò una terrazza che collega tre grattacieli (tondo, quadrato e triangolare) in quello tondo è possibile salire fino all’ultimo piano, il quarantanovesimo, per godere della vista di tutta la City. L’ascensore è da effetto, in meno di un minuto ti porta su e giù. Purtroppo non ho avuto la sensazione da luna park per colpa di varie chiamate ai piani. Sarona è poco distante; trattasi di un’antica area Tedesca molto graziosa e caratteristica ricca di ex edifici ora adibiti ad attività commerciali (nello stile della vecchia stazione descritta in precedenza ma questo contesto è ricco di maggiori decori e zone di graziosa creatività). Centralmente un altro centro commerciale completamente dedicato al cibo (ma quante attività hanno? chissà se le utilizzano solo per refrigerio o se effettivamente comprano così tanto…).

UNA CITTÀ RICCA: Jerusalem (יְרוּשָׁלַיִם)

Ricca di cosa? di religioni variopinte la vecchia città circondata dalle mura, ricca di differenti tradizioni, ricca di fascino e storia. La città nuova ricca di cultura, monumenti e innovazioni anche ecologiche e rispettose dell’ambiente. Sono presenti in ogni luogo una marea di giovani militari in divisa con tanto di mitra appresso, sono riuscita a fotografarne uno prima di essere sgridata miseramente perché i militari è proibito immortalarli in photo. Ma come faccio? Ce ne sono talmente tanti che mi è stato impossibile, chiedo webbamente perdono se compariranno photo di militari durante il susseguirsi delle immagini. Innanzitutto è molto interessante anche la zona nuova della City, mi è capitato di trascorrere qui anche il settimo giorno… ma andiamo con ordine… lo racconterò dopo… La torre e il castello di David si trovano nella parte più alta vicino al quartiere Cristiano e Armeno, progressivamente la vallata va in discesa, parallelamente opposto al castello troviamo la Moschea che, a causa del ramadan in corso, non era possibile visitare, vicino a questa il quartiere ebraico e Mussulmano.

Come vengono suddivisi i Quartieri? Con un susseguirsi di mercati e bancarelle che ne contraddistinguono lo stile di ogni religione; Oggetti, decori, e vesti di differente stile. E come tradizione ci sono le porte di Ingresso disposte nel perimetro delle mura, solo una è chiusa, quella più adiacente alla moschea; La Porta d’Oro, così chiamata nella letteratura cristiana o She’ar Harahamim (“porta della Misericordia”) è la più antica delle attuali porte delle mura della Città Vecchia di Gerusalemme. Si trova sul lato orientale dell’antica cinta muraria ed è una porta chiusa, poiché è la porta attraverso la quale, secondo la tradizione ebraica, il Messia entrerà in Gerusalemme. Entriamo dalla Porta di Jaffa per raggiungere la torre di David, è ancora presto per l’apertura così attendiamo in siesta nel piccolo e unico bar aperto. Durante il mio soggiorno scopro che in Israele il caffè costa circa €2.28 (9 shekel) uno sproposito, però i contenitori sono forniti di coperchio con beccuccio per evitare un’uscita accidentale del liquido (così comodo che ho acquistato il kit ricordo). Durante in mio soggiorno scopro che, all’interno di questa torre (che solo torre non è perché anch’essa circondata da mura e con cortile interno definita “Cittadella”) vengono effettuate proiezioni che spiegano la storia del luogo in modo interattivo ,non son riuscita a vedere tale meraviglia. Giunge l’apertura prevista per le 9.00, entriamo finalmente a vedere tutta la famosa Cittadella, trattasi di un classico cortile interno recintato dalle mura e circondato da quattro torri. In uno dei cortili è presente la riproduzione di com’era la cittadella un tempo (o almeno questo è ciò che deduco dal foglietto guida in Spagnolo… Italiano ancora non convenzionato….). La cittadella è un affascinante sito archeologico. Le rovine della fortezza testimoniano la grande successione di eventi a Gerusalemme e rappresentano la storia di tutti i diversi periodi di questa grande città. Dalle torri della fortezza è possibile vedere uno spettacolare panorama a 360 gradi intorno, che copre sia la città vecchia che la nuova città di Gerusalemme. Usciti dalla Cittadella iniziamo ad osservare qualche viale per poi giungere al famoso “Santo sepolcro” trattasi dell’antica grotta su cui è stata distrutta la collina per costruire la Basilica Costantina. All’ingresso la tavola in cui dicono che il Cristo è stato unto prima di essere sepolto, qui i fedeli più assidui si inginocchiano per baciarla, accarezzarla, pregarla ecc…E io mi chiedo; A secondo loro lasciano un reale reperto di così grande valore religioso in balia di non si sa chi e cosa? photo con la borsina dei souvenir appoggiata sopra mentre il proprietario accarezza la tavola, accendino e pacchetto di sigarette mentre l’altro la bacia… tutte photo viste sul web nella ricerca delle mie informazioni. Più avanti il luogo originale della sepoltura denominato Edicola (?) luogo ricco di fila per entrare in quello che è stato dichiarato luogo di sepoltura ma in cui sorgono pensieri e ipotesi discordanti. Tutta la basilica è ricca di cunicoli e stanze adibite a chiese e cattedrali di tutte le religioni e non solo quella Cristiana. Usciamo per proseguire il cammino, ci addentriamo in quello che è il mercato cristiano ricco di incenso e ogni cosa che può rientrare in una chiesa, comprese due campanoni in dimensione originale dal prezzo di 300 euro! Arriviamo al muro Occidentale (ebraico: הכותל המערבי, HaKotel HaMa’aravi) noto immediatamente uno strano contenitore, a cosa serve? A distruggere ogni cosa abbandonata, dimenticata e non sicura per evitare possibili pericoli. Due guardie sono vigili e attente a ciò che accade e il muro è di fronte al mio naso (cioè no… distante almeno 5 metri). E’ usanza disinfettare le mani utilizzando le brocche a disposizione nei pressi di una fontana posta vicino al muro, è usanza inserire bigliettini nel muro come segno di richieste, preghiera o necessità di aiuto. E’ usanza distanziarsi dal muro senza girare a lui le spalle, camminando come un gambero in retromarcia anche se si sta chiacchierando e la preghiera è giunta a termine. Il muro è religiosamente diviso a metà; donne e uomini hanno spazi di dimensioni differenti, la parte degli scavi più vicina alla zona uomini solo loro ne hanno libero accesso, altri scavi sono comunque turisticamente accessibili su prenotazione. Abbandonando il muro ci addentriamo nei viali del quartiere Ebraico e, in un putpurì di razze e tradizioni, non si può non trovare un’antica strada Romana; “il Cardine” o “Cardo Romano”. Attraversando il viale si possono notare gli scavi, gli antichi negozi, i nuovi riportati allo splendore e dei fantastici dipinti/murales originali nel loro genere. Questo vicinissimo al confine dei quartieri con i loro mercati ai quali ci addentriamo terminata la contemplazione del dipinto di giovani pargoli, quello del passato e quello del futuro che si scambiano (pare) una cipolla! Purtroppo un giorno è poco per vedere con calma tutto e tutti e quattro i quartieri, ora sulla cartina ho notato che avrei necessitato di almeno un’altro giorno per assaporare i viali e i variopinti decori dei quattro quartieri presenti in questo recinto di mura. Il secondo giorno mi sono soffermata sulla zona nuova della City, la visita ai luoghi è stata più tranquilla ed ho avuto modo di riempire d’attenzione e cura i miei criteri di valutazione giudizio. Arriviamo con il treno nella fermata più vicina, rispetto a tante City il servizio pubblico è comodo e chiaro, son riuscita a prendere il bus per il paese vicino senza eccessivi problemi, sicuramente sarebbe più comodo e chiaro un tabellone con le fermate e i numeri dei bus in modo da non dover rischiare di girarli tutti (ma questo un pò dappertutto servirebbe). Yad VaShem (Letteralmente; “Mano a Dio”, in Ebraico: יד ושם) Fondato il 19 agosto 1953, è l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele, istituito per «documentare e tramandare la storia del popolo ebraico durante la Shoah preservando la memoria di ognuna delle sei milioni di vittime», nonché per ricordare e celebrare i non ebrei di diverse nazioni «che rischiarono le loro vite per aiutare gli ebrei durante la Shoah» e certificati fino al 1º gennaio 2018 in 26973 persone. L’ingresso è composto da un tunnel che unisce più stanze, ogni stanza racchiude argomentidifferenti, la storia dovrebbe ormai essere impressa nelle nostre menti ma trovarsi di frontead una bambola fatta a mano da una giovanissima prigioniera nel campo di concentramento di “Terezin”, gli effetti personali ritrovati e conservati dopo che i corpi dei proprietari sono stati miseramente bruciati, fa un certo effetto. Una stanza è dedicata ai soldati che hanno partecipato allo sterminio, un’altra a coloro che hanno cercato di salvare gli ebrei e le storie che hanno ideato per raggiungere l’obbiettivo, una ricostruzione del treno che veniva utilizzato per caricare gli Ebrei pronti ad essere trasportati nei vari campi e il carrettino per i defunti simile a quello utilizzato nel periodo della lebbra. Infine la stanza più agghiacciante; buia e nera, ricca di stelle luminose in ricordo delle vittime più innocenti; bambini e neonati. Sola, in mezzo al buio, illuminata dalle stelle artificiali con una voce registrata che pronuncia nome, cognome e stato di provenienza del piccolo certificato di turno. Poco distante il Rockefeller, un sito ricco di reperti archeologici un po mal distribuiti, all’interno la più vecchia biblioteca di Gerusalemme piccola rispetto alla quantità di libri che hanno, sarà previsto un trasloco a breve perché il locale e alcuni reperti devono restituirli alla Giordania, mi auguro avranno luogo più ampio per posizionare tutti i loro ricchi volumi. Il trasloco riguarderà anche un’antica dimora in arte Turca, avete mai visto l’arte Turca? decorata, ricca di ghirigori e completamente opposta rispetto a quella a cui i nostri occhi sono abituati. Nel trasloco sono compresi i classici cocci trovati nei vari scavi, un’antica vasca, lo scheletro di un feto e quello più adulto. No no ho capito le porte dell’antico sepolcro, appartengono alla Giordania quindi rimangono in questo museo? Lo imparerò in una prossima occasione… Una stupenda vista panoramica del monte degli ulivi conclude questa piacevole mattinata e il pomeriggio mi soffermo nelle vetrine di Gerusalemme; un lungo viale denominato Yafo che ospita i binari dell’unico treno che porta da un’estremo all’altro della città. Le vetrine sono buffe, tutte scritte in una lingua a me incomprensibile, questo elemento ha acceso ogni mia curiosità e mi sono “Buttata” in ogni oggetto di cui cercavo comprensione e significato. Una libreria con un bancale in cui appaiono i volumi di artisti israeliani, ho scoperto che esiste un puzzle con 42000 pezzi e un’altro tondo che compone un pallone da calcio dal costo di circa €2.50, e poi loro; 3 pacchi enormi di biscotti al costo di 11 shekel (33 in totale) il prezzo più economico trovato considerando l’abbondante confezione. Che pesante però portarle tutto fino alla stazione dei Bus senza la mia borsa in cotone “da spalla”!

Che dire di Nazareth se non che è pieno di chiese, basiliche e culti religiosi? ovviamente non è l’unica city a esserne così ricca in questo paese. Non capisco perché proprio in questi luoghi che sono simbolo e virtù di quattro principali religioni (senza prendere in considerazione le meno importanti) sia così ricco di guerriglia e imposizioni. La basilica della beata annunciazione è come tante chiese solo con un altare non consueto e chiuso da un cancello per non far entrare i turisti ed aumentarne le curiosità. Il Nazareth village è bello, ben costruito e con interessanti informazioni non solo legate alla religione ma all’antica storia del paese, delle sue tradizioni e delle sue origini antiche. L’organizzazione in se potrebbe essere più splendida, apertura alle 9 ma non ci sono le guide… allora? perché apri alle 9? siamo dovuti andare alla basilica per poi tornare due orette più tardi. Vado sul loro sito per curiosità;L’ingresso al villaggio di Nazareth è solo con visita guidata, I gruppi devono pre-prenotare un tour noi siamo rientrati in quelli che sono i gruppi individuali, una guida che ha parlato in Italiano e in Francese per il nostro misero e ristretto gruppo formato da sei persone. La storia del villaggio di Nazareth risale presumibilmente al tempo di Gesù. Gli ampi scavi archeologici dimostrano che questo sito straordinariamente preservato ospita una pressa di oltre 2000 anni tagliata nella roccia. I resti di un vigneto, torri di avvistamento, terrazze, sistema di irrigazione alimentato a molle e cave di pietra raccontano la storia di un’area agricola in attività, appena fuori dal vecchio Nazareth originale.Dopo una narrazione della storia e dei ritrovamenti, usciamo nel villaggio in cui si trovano personaggi storicamente addobbati e intenti in quelli che erano i vecchi mestieri e le antiche usanze.

E’ come entrare in un villaggio antico tramite una “porta del tempo”, un tuffo nel passato circondati da grattacieli moderni, un contrasto architettonico veramente molto ricco di fascino e mistero. Una finta pastorella presente durante la nostra visita è Italiana, ci offre un rametto di ciò che pensavo divenisse la spezia za’atar… ma mi sbagliavo… parliamo un poco e scopro che le comparse travestite sono volontari in cerca di ospitalità (ma comunque paganti per il soggiorno ricevuto), pagano meno di una vacanza ma li utilizzano per lavorare (i campi, le piante, la cucina sono lavori realmente da svolgere) in cambio di cosa? Imparano la lingua, forse necessitano di un soggiorno in quel luogo, esperienza di lavoro per far sbocciare altre possibilità… tutto è possibile date le giovani età! Ci sono anche pecore e asinelli ma loro ricevono gratis il pasto! Chi deciderà di diventare donatore del Discovery Center con una somma superiore a $ 120 vedrà il suo nome inciso nell’ultima stanza della visita, quella dedicata ai ringraziamenti di coloro che sostengono questo progetto. Il giro è stato veramente piacevole e interessante, durante il percorso è possibile, per chi interessa, entrare all’interno di quella che è la ricostruzione di un antico sepolcro ebreo, con tanto di masso rotondo posto all’ingresso pronto per essere chiuso. Un poco macabro l’interno!

Prima di proseguire verso il lago di Tiberiade una sosta pranzo è gradita e il luogo è indubbiamente azzeccato per trovare cibo tipico a costo ottimo. Abbiamo sostato in un delizioso locale con cucina tipica Drusa in cui son riuscita ad assaggiare un sostanzioso piatto di foglie di vite ripiene di riso, ottime! Son stata incuriosita da un negozio che le ha presentate tutte distese su un telo a terra, di fronte all’ingresso, indubbiamente se andate nel luogo dovete assaggiarle ma vi consiglio di prendere un unico piatto per più persone perché è molto abbondante nonostante il cibo dia subito sensazione di sazietà. Ci fermiamo nuovamente per una sosta panoramica alla chiesa dei pani e dei pesci, la vista del lago da qui è stupenda, inoltre è possibile vedere le vaste piantagioni di banane ricoperte da teli protettivi. La chiesa di per se non è molto diversa da altre chiese, c’è un piccolo boschetto in cui è situata una chiesa all’aperto e le cancellate mi hanno aiutato a creare discreti effetti nelle photo. Scendiamo verso il lago che si trova a 250 metri sotto il livello del mare e un poco di siesta ci rinforza il viaggio.

UN PARCO IN MINIATURA; Mini Israele (in ebraico: מיני ישראל)

Non amo questo genere di miniature, ho sempre pensato che i luoghi è bello vederli da vicino, dal vivo ed avere maggiori informazioni possibili per poterli far entrare nel tuo pensiero e riuscire a portarli nel cuore e nella mente per sempre… finché Alzheimer non li separi! Invece ammetto che questo parco è stato utile, utile per capire che ho ancora una marea di cose da vedere in Israele e dintorni, utile per capire che utilizzano energie rinnovabili meglio dell’Italia e utile per capire che abbiamo veramente un sacco di cose da imparare da un popolo un po’ screditato per la questione della guerra ma che, in verità, è molto più civilizzato dei civilizzati.

Il kibbutz (in ebraico: (קִבּוּץe Masada (o Massada, o in ebraico Metzada)

Arriviamo in Bus al luogo che descriverò più tardi, ho lasciato la mia compagna di viaggio per proseguire fino al “Masada” per esplorarne la vetta. Trattasi di una montagna nel deserto del Negev su cui sorgeva una città circondata da Mura. Ovviamente chi può distruggere una simile maestosità? Il popolo romano, accampato poco lontano, cerca di varcare uno spiraglio di ingresso riuscendo nell’intento in una sera ormai tarda per assalire la popolazione. Il giorno successivo entrano e trovano tutti deceduti (in realtà quasi perché pochi sopravvissuti sono rimasti), durante la notte sono stati scelti 10 uomini per uccidere tutti, di questi 1 avrebbe ucciso i restanti 9 per poi suicidarsi. Perché arrivare alla morte? Perché i Romani rubavano, assediavano e rendevano in schiavitù le popolazioni conquistate. Questo è un riassunto brevissimo rispetto a tutto il lungimirante racconto visto su internet e pienamente illustrato da Alberto Angela in modo chiaro e conciso. Ora son però rimasti un mucchio di sassi a tratti ben composte e sorrette tra loro, un grande piazzale simile alla pietra di Bismantova che si trova nelle montagne Reggiane, un percorso che indica eccellentemente ciò che c’era in quel luogo come il palazzo grande, il più piccino, la Cisterna… E’ possibile salire in due modi differenti, ovviamente ho scelto la più comoda; la Funicolare, però sarebbe stata spiritualmente introspettiva una camminata lungo il sentiero del serpente, indubbiamente meglio è assaporarla all’alba, quando il sole non accalda troppo le tempie e la visuale dell’alba sul mar morto permette di creare un’alternanza di cronologie cromatiche degne di un’artista fotografico! A sole alto, invece, la sabbia è più acre e accesa, son riuscita a bere due litri d’acqua in due ore, non oso pensare coloro che lavorano in pieno deserto come fanno a non morire… ho chiesto alla mia compagna di viaggio, da archeologa in pensione ricorda ore in cui beveva 2 litri anche senza sosta anche perché i pesi da portare erano abbondanti (non avevano tutte le odierne attrezzature) e il cercare reperti implica un tempo e una pazienza non consoni al calore che il sole può emanare in determinati orari. Torno sui miei passi e non manca una discussione con la cassiera del market in cui mi son fermata ad acquistare un pacchetto di cracker per pranzo; tot.12 shekel, le do 102 shekel (102-12=90) ha iniziato a discutere, torno a vedere il prezzo dei cracker. Forse mi son sbagliata, penso tra me e me… nonono… 12 shekel, ok! un poco mi scoccia ma tolgo i due così mi da il resto che, ovviamente provvedo a controllare perché non mi fido di questa squilibrata, ricomincia a discutere. “O ma che ca@@ vuoi? Mi fai contare e taci? Tanto non ha capito….

Raggiungo il Kibbutz, trattasi di un’Oasi tipo una via di mezzo tra un’hotel e un campeggio con i boungalow, le stanze sono luoghi chiusi con aria condizionata e frigorifero e non sono in materiale fragile ma in cemento , il corridoio è piena natura con i cartelli stradali per indicare il numero delle stanze. Internamente un vastissimo giardino botanico, una piscina e una spa. Poco distante e compreso di un ingresso del biglietto omaggio, una spa con piscine al chiuso, all’aperto, i fanghi, il massaggio e l’accesso al treno per arrivare a pucciare i piedi nel mar morto. Sulla riva del Mar Morto son riuscita a rimanere solo un’oretta o poco più, un’onda di moscini fastidiosi si depositano sulla pelle ogni qual volta questa è secca e priva d’acqua, siccome nel deserto questo avviene dopo pochissimi minuti dalla doccia, lo sterminio ha avuto inizio quasi immediatamente. Gli sciami son deceduti in modo quasi indolore ma il fastidio è continuato così son tornata in fretta a riprendere il trenino (tre vagoncini trainati da un trattore) per raggiungere la piscina. Il sentiero gommato mi ha permesso di sedermi in mezzo alla piscina per osservare la situazione ed assentarmi per prendere una tintarella silenziosa, un gruppo di ragazzi gioca al mio fianco, altri due sono intenti a chiacchierare, uno di questi ha una lattina di birra in mano e il corpo in acqua… al sole… all’estero non è pericoloso? Pare un tedesco… ci sarà abituato? E’ usuale da loro? Poi arriva lei; la signora Coccinella che si accovaccia sul mio braccio, stavo per cacciarla credendola un moscerino ma per fortuna il mio sguardo è stato più veloce della mia mano e l’ho lasciata libera di gironzolare indisturbata sul mio corpo. Ma dov’è? non la vedo più. Una rapida occhiata e la vedo sgambettare affannata perché è caduta in acqua, salva solo perché non ho più sentito il suo sgambettare sul braccio, così la riposiziono e continuo a gustarmi la tintarella. Non sento più lo sgambettio… Sarà ora volata via? No… eccola di nuovo ad annaffiarsi in acqua… senti coccinella o impari a nuotare o a volare più lontano del bordo piscina… Deceduta? no, l’ho portata a riva anche se un’oretta dopo ho visto una ragazza portar qualcosa a riva per posarla delicatamente sul bordo vasca… e qui mi chiedo; chissà se è ancora viva? dovevo portarla a casa… Attorno all’hotel, oltre alle stanze, al ristorante e al parco Botanico con le piante classificate e identificate, il proseguo del kibbuts (trattasi di antiche forme di città collettive nate nel 1909) è caratterizzato dalle abitazioni dei residenti e delle proprie famiglie, come ogni civiltà ha una scuola, un market e un’assistenza sanitaria. Solo le strade e i veicoli sono buffi a causa delle loro ridotte dimensioni. Un sogno di posto che abbiamo vissuto in pieno relax anche senza accendere l’aria condizionata! Sempre nel deserto ma non interni al Kibbutz si possono vedere gli accampamenti dei Beduini (Badawi, abitatore del deserto, è il nome corretto) .Una popolazione anarchica che un tempo viveva da fuorilegge, spostandosi nel deserto in piena libertà, fiera e passionale; l’estremismo del deserto sembra essersi trasferito nell’anima dei badawi, generosi fino all’eccesso, disposti ad uccidere l’ultimo animale rimasto per rendere onore alla tradizione dell’ospitalità, sensuali e fieri della propria virilità, audaci e sprezzanti della morte, pronti a morire per la propria donna ma disposti a punirla con violenza se si scoprono traditi, guerrieri spietati. L’ira li può cogliere all’improvviso ma se appagati sopportano fino al sacrificio. Generosità e astuzia convivono nel loro cuore senza conflitto, come doni e risorse da utilizzare seguendo il destino delle cose che accadono. Non propensi a cedere alle modernità che la vita può loro offrire perché radicati visceralmente alle loro tradizioni più antiche.

COS’HO DIMENTICATO?

I Giardini di Baha’ì Ho visitato solo quelli di Akko in cui c’è il santuario di Bahá’u’lláh, il luogo in cui è sepolto quest’ultimo, il posto più sacro del mondo per i Bahai, credo che segue gli insegnamenti di Bahá’u’lláh. In Israele questi maestosi giardini sono tre, uno di questi è mastodontico ma solo quello di Akko ha visite dai fedeli per la presenza della sepoltura del fondatore.

La dimora dei Templari…. Acri (nota in italiano anche come San Giovanni d’Acri o Tolemaide; in ebraico: עַכּוֹ, ‘Akkô). Di fronte alla baia di Haifa c’è Akko, ovvero la San Giovanni d’Acri dei crociati. O dei Templari? I cavalieri erano laici, ma vincolati dai voti di castità, obbedienza e povertà, cosa, quest’ultima, che permise all’Ordine di accumulare immense ricchezze, anche perché si incaricava dei trasferimenti di denaro da e per la Terra Santa. Buona parte di queste ricchezze furono impiegate nella costruzione di 9 mila fra chiese, palazzi e luoghi fortificati. Una di queste è la fortezza di Akko in cui venivano accolti e sfamati gli abitanti e i templari nel grande salone impreziosito dalle tre colonne centrali. Le stanze sono molteplici, le più grandi talmente ampie che le hanno dovute arricchire con elementi che poco centrano con il contesto in se. Le stanze più piccole accolgono varie curiosità dalla sottoscritta, i cunicoli sono nascosti soprattutto quello che porta al mare; serviva per fuggire in caso di attacco ed è possibile percorrerlo per intero. Il mare è stupendo, cristallino e accogliente in quella che è una city dichiarata “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

 

Guarda la gallery
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Nazareth Village.

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Azrieli center riflesso sulle acque di una fontana di Sarona Market

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Panorama da Azrieli Center.

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Jerusalem vecchia. Le antiche mura.

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Modi'in

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Il treno Vecchio.

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Il quartiere di ROTHSCHILD

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Le spiagge di Akko.

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Arte Turca.

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Antico Mulino.

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Masada

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Sarona Market.

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L'accampamento dei Beduini.

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Tipico sepolcro Ebreo.

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Le lucenti acque di Akko.

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Foglie di vite ripiene.

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Il tunnel dei Templari.

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Baha'ì Garden

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