Socotra: kullo tamam

Nonostante ci si documenti, si leggano articoli e si guardino avidamente le poche immagini pubblicate, l’idea che ci si fa dell’isola è ben lontana dalla realtà. La sua bellezza si rivela però discretamente, non da subito, poco per volta, ma ...

  • di dabi
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Nonostante ci si documenti, si leggano articoli e si guardino avidamente le poche immagini pubblicate, l’idea che ci si fa dell’isola è ben lontana dalla realtà.

La sua bellezza si rivela però discretamente, non da subito, poco per volta, ma in continuo crescendo, che si tratti di una spiaggia o di una località montana le sorprese non finiscono mai e alla fine del soggiorno ci si sente sopraffatti da tanta bellezza.

Il volo dallo Yemen – Mukalla/Riyan – è piuttosto breve, poco meno di 1 ora, alle 8 circa del 4 novembre atterriamo nell’unico aeroporto dell’isola e ad attenderci ci sono due giovani ragazzi, la guida, 19 anni e il driver, 18 anni - formati dalla locale Società di eco-turismo, saranno per noi una presenza costante e discreta, in loro compagnia passeremo un’intera settimana scoprendo sempre nuovi angoli di Paradiso.

Carichiamo i bagagli in macchina – una vecchia Toyota Land Cruiser – percorriamo la strada che dall’aeroporto arriva alla “capitale”, Hadibu, poco più che un villaggio, con casette squadrate e dove le persone convivono in buona armonia con pecore e capre.

Facciamo una sosta veloce in hotel (Taj Socotra hotel) depositiamo i borsoni e ci infiliamo il costume da bagno, la prima tappa del programma prevede la visita della spiaggia di Deleesha che si trova a circa una ventina di minuti di macchina dalla cittadina.

Arriviamo a destinazione e subito il luogo si rivela una vera bellezza, la spiaggia è di sabbia bianca, lunghissima, il mare è turchese, trasparente, siamo soli (i “nostri” due ragazzi hanno trovato riparo all’ombra di un capanno) non ci pare vero di essere gli unici fortunati beneficiari di tanto spazio e di tanta bellezza.

Ci tuffiamo in mare e sguazziamo per lungo tempo, la giornata è bellissima, il sole è forte, ma non ce ne rendiamo conto perché soffia una leggera brezza, così dopo qualche ora ci ritroviamo rossi come gamberi bolliti.

Alt, cosa sta succedendo? La spiaggia si “affolla”, sono in arrivo ben altri due turisti, riconosciamo nelle figure lontane Margherita e Sandro, fiorentini, che avevamo incrociato poche ore prima in aeroporto, ci salutiamo come fossimo vecchi amici e, dopo aver fatto conversazione per lungo tempo in ammollo, ci risalutiamo, noi restiamo in spiaggia, loro vanno a pranzo.

Vediamo un branco di delfini e ci godiamo in completa solitudine lo spettacolo delle loro evoluzioni.

Il colore ormai scarlatto della nostra pelle ci obbliga a lasciare la spiaggia verso le 13, siamo dispiaciuti perché il programma per oggi non prevede altro, non vorremmo passare tutto il pomeriggio in albergo, ma i “nostri” ragazzi ci sorprendono improvvisando per noi un’escursione alternativa in una vicina zona montana.

Percorriamo qualche km in macchina, l’andatura è lenta, cosa che apprezziamo moltissimo perché in questo modo possiamo guardarci intorno e catturare con lo sguardo ogni particolare, arriviamo in una radura ed a piedi risaliamo il letto di un torrente in secca, ci sono enormi massi di granito, alcune pozze sono ancora piene d’acqua, la terra è rossa come quella africana, la vegetazione è costituita da euforbie, palme e numerose altre specie di piante.

Stiamo in questo luogo fin quasi al tramonto approfittandone per stabilire un legame con i ragazzi, facendo conversazione in tutti i modi, loro parlano perfettamente l’inglese, purtroppo noi non molto, ma riusciamo ad intenderci ed a rompere il ghiaccio, con tanta buona volontà e la voglia di comunicare da entrambe le parti si riesce perfino a fare un discorso “impegnato” ed è con grande piacere che scopriamo la passione che anima questi ragazzi coinvolti nel progetto di sviluppo eco-turistico della meravigliosa Socotra

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