Carnevale senza maschere, nè carri allegorici

Fra Spoleto, Todi e Cortona

  • di cappellaccio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

Tutta la notte una pioggia battente ha martellato sul lucernaio della nostra “cella” nel convento di S. Angelo a Spoleto, sciacquando via le nostre speranze di risvegliarci in una città spendente e luminosa come quella di domenica. Fede, mio figlio, mi strappa dal sonno alle cinque con una tosse da bronchitico, lamentando un forte mal di gola. Noooo! Dopo solo un giorno di gita! E’ uno di quei frangenti in cui uno desidera cadere sponaneamente in coma, piuttosto che affrontare la realtà.

Lentamente il tempo si trascina via fino a che, alle sette, suona la sveglia. Quando, incappucciati nell’impermeabile attraversiamo il chiostro del convento, dietro ai vetri di una finestra, vediamo alcune suore già all’opera, che cuciono. Raggiungiamo lo stanzone freddo e oscuro che si trova in un seminterrato con volte a botte dove già ieri mattina abbiamo consumato la colazione. C’è poco da scegliere –lo sapevamo già, del resto-: la suora ci ha preparato solo un bricco di latte con delle fette di pane bianco insipido e una ciotolina di confettura casalinga prodotta con frutta non meglio identificata. Ieri il latte era anche diventato freddo –ci sarebbe bastato un microonde per scaldarlo, ma qui in convento gli elettrodomestici saranno visti forse con sospetto dalle sorelle?-, mentre oggi, almeno, è ancora abbastanza tiepido.

Al termine del frugale pasto (cosa si può sperare oggigiorno con 50 euro a notte colazione inclusa?) spegniamo la luce e torniamo in stanza dove abbassiamo anche il termostato puntato a 25° –risparmio energetico-. Siamo pronti per lasciare il convento dove siamo giunti guidati da due “angeli custodi” il diciassette febbraio sera. In effetti sabato ho lasciato lo Scudo fiat in un parcheggio nei pressi delle mura di Ferrara e a piedi, arrancando per portarmi appresso la valigia, mi sono diretta verso la stazione dei treni. L’intercity aveva un ritardo di una decina di minuti. Durante il tragitto abbiamo conosciuto un’altra madre con una bambina di 7 anni: andavano da amici a Viterbo e Fede ne ha approfittato per chiacchierare un po’. Nei pressi di Arezzo qualcuno ha abusivamente tirato il freno di emergenza facendo lievitare il ritardo, ma siamo comunque arrivati a Orte in tempo per prendere la coincidenza per Spoleto, dove siamo approdati alle 20.20. A quell’ora rimaneva l’ultima corsa degli autobus disponibile, quella delle 20.50, come ci ha informato al bar della stazione una signora. C’era un taxi, ma abbiamo atteso fiduciosi –io non tanto, Fede, invece, era ottimista- l’arrivo del mezzo pubblico. Il taxi, però, l’abbiamo prenotato per lunedì mattina, in modo da raggiungere la stazione dei treni in tempo per prendere l’Eurostar delle otto e cinque per Terni. Una volta scesi dall’autobus eravamo in una via ampia e sconosciuta. Perplessi ci siamo chiesti dove andare e immediatamente è comparsa una coppia di anziani che faceva una passeggiata. Quando li abbiamo interpellati si sono subito detti disposti ad accompagnarci all’Istituto Bambin Gesù in via Monterone e dopo pochi minuti eravamo all’incrocio con via S. Angelo. Solo che non c’era nemmeno un’indicazione. Erano le nove e in teoria c’era il coprifuoco a quell’ora, non ci avrebbero più aperto se arrivavamo più tardi!!!! (Almeno si era rimasti d’accordo così). Abbiamo suonato a un campanello e una signora anziana ci ha detto di oltrepassare un grande portone che si trovava in fondo alla rampa di scale. Dentro c’era un atrio con un altro portone. Sprangato. Abbiamo suonato il campanello e tirato una cordicella, tipo sciacquone. Per un po’ silenzio assoluto. Poi è arrivata una suora-puffo, suppongo filippina, che parlava malissimo l’italiano (naturalmente ci avevano messo lei alla reception) che ci ha proposto un ampio letto unico per due. Quando ho visto la camera sono quasi svenuta! Avevo prenotato una doppia! Ho rifiutato. Fede si dimena la notte, è impossibile chiudere occhio con lui accanto. Allora ci ha accompagnato al secondo piano, dove c’era una bella stanzetta con due lettini (suppongo dimensionati in base alle suore filippine). L’unico problema era che il riscaldamento era spento... Mi sono precipitata a chiederle qualche coperta supplementare. La suora non sapeva dove trovarla, ma poi le è venuta un’illuminazione (divina?). Ci ha accompagnato al piano terra per mostrarci dove sarebbe stata la colazione il mattino seguente e dopo poco ha bussato alla nostra porta per fornirci le coperte.

“Mamma è una bella stanza, abbiamo anche il bagno in camera, peccato che non c’è la televisione, questa sera c’era Superquark su Napoleone!” ha commentato Fede.

Quando ho aperto lo zaino per togliere le cose superflue e prepararlo per l’escursione di domenica mi sono accorta con orrore che Fede aveva chiuso male la bottiglietta dell’acqua e quindi si sono inondati i suoi libri e vari altri oggetti. Ho svuotato lo zaino e steso “la biancheria” sul termosifone che cominciava a diventare tiepido. Certo, le pagine del libro sono rimaste tutte ondulate, a fisarmonica

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