Trekking in Val Borbera: l'anello al mignolo

Alla scoperta di una valle tanto facile da raggiungere quanto poco conosciuta, dove i sentieri portano alla scoperta di panorami emozionanti, memorie partigiane, villaggi fantasma, eccellenze enogastronomiche

  • di Bushwag
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 1
    Spesa: Fino a 500 euro

Oltrepassato il torrente, il tratto iniziale del sentiero 203 presenta alcune difficoltà, non solo perché si sale abbastanza ripidamente, ma soprattutto perché l’alluvione di ottobre 2014 ha provocato alcune frane che non impediscono il passaggio ma certamente lo rallentano e richiedono un minimo di prudenza. Per i motivi suddetti attualmente il percorso non è molto battuto ed in alcuni brevi tratti è invaso dalla vegetazione, ma normalmente si snoda tra vigne, cespugli di ginestra, boschi di roveri, robinie e castagni. In poco più di 30 minuti, si raggiunge la località Bocca del Lupo, dove si incontra il segnavia 200 che di qui in avanti diverrà un fedele compagno di viaggio per quasi tutta la durata del percorso. Andando a sinistra, come ho detto prima, si raggiunge Monte Spineto, io proseguo invece a destra in direzione Madonna di Ca del Bello.

Si alternano tratti ombreggiati nel bosco ad altri più soleggiati, ma tranne qualche breve saliscendi non si affrontano dislivelli impegnativi e si procede spediti incontrando anche qualche isolato casolare. Se si è fortunati tra le fronde potrebbero spuntare anche daini e caprioli. Prima di raggiungere il Santuario di Ca del Bello si transita nei pressi della Cascina Rughè dove un cartello ricorda trovarono riparo e ristoro i partigiani. I monti della Val Borbera furono teatro di numerosi scontri ed un interesse legato a questo itinerario può essere sicuramente quello di approfondire la conoscenza della storia partigiana locale ricca di episodi e curiosità come testimoniato da questi pannelli e da numerosi libri scritti sull’argomento.

Mi trovo ora nel territorio di Borghetto di Borbera, comune molto esteso che può vantare un bel Castello in località Torre Ratti e la piccola chiesa di S. Antonio di origine medievale, ma anche una famosa discoteca con tanto di parco acquatico per la gioia dei più giovani. Il Santuario di Ca del Bello, sorto nel 1672 ed ampliato a più riprese, offre una bella vista sul sottostante paese e mi offre la possibilità di un gradito ristoro dopo circa due ore di cammino: silenzio, ombra, panchine ed una fontanella. Mi concederei volentieri una dormita sull’erba, ma mi aspettano ancora tante ore di cammino e dopo una bevuta ed alcuni esercizi di stretching devo ricaricarmi lo zaino sulle spalle.

Appena ripreso il cammino una croce commemora il sacrificio del partigiano Tricoli, ferito e poi finito a pietrate dai “Mongoli” della divisione Turkestan. Mancavano solo due settimane al 25 aprile e due suoi compagni riuscirono con maggiore fortuna a salvare la vita e vedere la fine della guerra.

Il sentiero dapprima si snoda su una larga sterrata carrabile, poi si restringe, rimanendo comunque agevolmente transitabile fino a raggiungere la frazione di San Martino di Sorli duramente colpita dagli eventi alluvionali del 2014 e rimasta isolata per alcune settimane. Oggi la frazione è nuovamente raggiungibile e si possono ammirare l’antico oratorio di S.Martino in stile romanico, le cui origini risalgono all’undicesimo secolo, ed anche le belle case in pietra che recano targhe con riferimenti storici. Uscendo dal piccolo borgo si incontra una fontanella e poi si inizia una ripida ascesa sterrata la quale passa nei pressi dei ruderi del Castello di Sorli (XII Sec) che merita una breve deviazione, in quanto offre una meravigliosa panoramica della bassa val Borbera e della pianura novese-tortonese.

Riprendendo il cammino, dopo un tratto soleggiato a mezza costa si arriva alla località Poggio Maggiore dove si segue l’asfalto fino ad una curva sulla sinistra. Qui il sentiero 200 si stacca sulla destra seguendo una comoda sterrata che attraversa un paesaggio incantato tra boschi, calanchi e pascoli scendendo di quota fino a raggiungere, dopo quasi cinque ore dalla partenza, la frazione di Molo Borbera. Chi vuole prendersela comoda qui potrebbe effettuare una golosa pausa pranzo. Proprio accanto al sentiero si trovano un ristorante specializzato in funghi e tartufi, eccellenze del territorio, ed una macelleria che tra le altre cose produce un ottimo salame del Giarolo, una delle specialità gastronomiche della zona. Io invece mi limito ad un veloce spuntino su una panchina accanto alla fontanella, gustandomi un panino preparato a casa e godendomi la vista della bella chiesa parrocchiale e di alcune case in pietra sapientemente ristrutturate. Riprendo poi il cammino lungo una ripida salita asfaltata che termina dove si trova una piccola cappelletta dedicata alla Trinità, nei pressi della antica torre che domina l’abitato. Qui si prosegue su sterrato, ed il sentiero 200, tra tratti aperti e zone boscose in cui raccoglierò una manciata di deliziose e succulente fragole di bosco, conduce con alcuni ripidi strappi fino al punto panoramico della Forcella del M.Barillaro. Si apre un’ampia e splendida vista sulle vallate circostanti. A sinistra spicca Montebore, la località che da il nome ad un formaggio di latte misto (vaccino e ovino) dalla caratteristica forma a torta nuziale

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