Ho vissuto a Khartoum

KHARTOUM “…Ho sentito scorrermi dentro le vene la polvere, onnipresente piaga del Sudan, polvere sottile e bianca che impregna ogni cosa, ogni persona, ogni animale. La mangi, la bevi, la respiri, e ne divieni parte. Ne riconosci l'odore così diverso ...

KHARTOUM “...Ho sentito scorrermi dentro le vene la polvere, onnipresente piaga del Sudan, polvere sottile e bianca che impregna ogni cosa, ogni persona, ogni animale. La mangi, la bevi, la respiri, e ne divieni parte. Ne riconosci l'odore così diverso dall'odore acre delle spezie che veste le città più a nord, in Sahara, quello stesso strano odore che ti coglie quando scendi dall'aereo in Khartoum la prima volta, e ancora non sai cosa sia, da dove provenga...” Non è una città: è un assembramento di umanità, 7 milioni di anime che la rendono un caos da allucinazione dall’alba al tramonto. Khartoum ha vie senza nome, senza numero civico, senza senso alcuno. Tangenziali ultramoderne, provviste di catarifrangenti al suolo che le fanno assomigliare a piste d’atterraggio, svicolano in specie di sentieri privi di asfalto, magari con canali di scolo centrali, coperti da lastre di pietra rotte,come morsicate, voragini letali per i viandanti poco attenti. Vigili urbani e semafori sono una presenza pittoresca ed alquanto aleatoria dal momento che di essi nessuno ha considerazione. Guidare in città richiede doti ultraterrene ad evitare continui scontri, buche insidiose, treni sferraglianti in passaggi a livello senza barriere...Ma la parte più tremenda del traffico cittadino sono i piccoli Ape-taxi, motocarrozzette a tre ruote made in India (vecchie linee produttive della nostrana Piaggio vendute a ditte asiatiche). Sono a migliaia, davvero migliaia, brulicanti ovunque.Sbucano ad ogni incrocio a velocità folle, inclinandosi di lato, ed ogni fessura tra le auto incolonnate nelle strade è una corsia di fuga lecita, a prescindere dal senso di marcia.

Sono il mio incubo, il mio terrore, poiché un incidente qui è quasi sempre sinonimo di arresto, che tu abbia ragione o torto non ha importanza; metti sotto qualcuno? Ok, tutti in caserma. Poi,quando le autorità lo ritengono opportuno, considerano con tutta calma se avevi torto o ragione...Ed è auspicabile essere sempre dalla parte della ragione! Il terrore delle suddette conseguenza viene però offuscato dalla furia omicida che solitamente ti prende quando questi assurdi veicoli ricoperti da capottine di tela nera ti tagliano la strada senza pudore, persino maledicendoti...Allora inveisci in italiano, inglese,arabo, li “punti” con il muso del tuo fuoristrada suonando irosamente il clacson...Ma è tutto inutile, sono inarrestabili, sicuramente coraggiosi, con la loro gestualità codificata a rappresentare le richieste fondamentali: dita chiuse insieme,verso l’alto, a dire “aspetta,fermati”, dita aperte e tese, con le mani che ruotano a destra e sinistra, a dire “ma cosa stai facendo? Dove vai?”, braccia tese in sostituzione degli indicatori di direzione ed infiniti altri...Qui la popolazione li chiama “risciò”, credo per via della presenza massiccia di cinesi in città, anzi, in tutto il Paese.

Capita sovente di vedere i risciò con le ruote per aria, coricati nella polvere al bordo della via: gli addobbi multicolori e le decine di bandierine,specchietti,fiocchi e altre amenità che li guarniscono tristemente laceri e distesi sul selciato...I conducenti incidentati divengono belve furibonde, ed è meglio andare oltre,se non direttamente implicati, prima che la lite faccia sguainare i sikkijn,gli affilati coltelli che tutti portano sotto la manica sinistra della camicia; e qui la gente ha la spiacevole abitudine di sguainarli facilmente.

Il centro storico della capitale, con i suoi meravigliosi edifici coloniali di stile britannico, è oggi praticamente zona interdetta, sede dei maggiori organi di governo: le scale dove trovò la morte il governatore Gordon non sono fotografabili,pena l’arresto, e lo stesso dicasi per il punto di confluenza dei due Nili, per i ponti in ferro fatti dagli inglesi,per buona parte dei palazzi sulla sponda del Nilo Azzurro

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