Toccata e fuga a Ljubljana

30 - 31 MARZO 2007 TAGLIATA DI CERVIA - LJUBLJANA In genere prima di intraprendere un qualunque viaggio mi piace documentarmi sulla località che mi appresto a visitare, ma in quest’occasione la decisione di partire si compie in un periodo ...

  • di Culdefeu
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

30 - 31 MARZO 2007 TAGLIATA DI CERVIA - LJUBLJANA

In genere prima di intraprendere un qualunque viaggio mi piace documentarmi sulla località che mi appresto a visitare, ma in quest’occasione la decisione di partire si compie in un periodo fitto di impegni e di conseguenza parto senza avere ben presente cosa mi aspetti nella capitale slovena. E’ venerdì, esco dall’ufficio nel pomeriggio ed a Cesena recupero Teo, il mio compagno di viaggio. Percorrendo l’autostrada abbiamo calcolato di impiegare circa cinque ore per arrivare a destinazione, ma il traffico bloccato all’altezza di Bologna ed una fila chilometrica alla frontiera vanificano la nostra tabella di marcia. Arriviamo difatti a destinazione con circa un’ora di ritardo, precisamente all’una di notte; dopo un iniziale smarrimento per le vie della città, riusciamo nell’impresa di orientarci raggiungendo così l’edificio al cui interno si trova l’Hostel Park prenotato tramite internet al prezzo di 23 euro a testa per notte. Una volta presentati i documenti saliamo fino al settimo piano dell’edificio e prendiamo possesso della camera, una bella stanza spaziosa con annesso bagno fornito di tutto punto. Depositati i bagagli ci riassettiamo e senza indugi ci addentriamo nella nightlife di Ljubljana, facendo affidamento alla piccola mappa trovata in camera. Dopo una iniziale incertezza perveniamo in Slovenska Cesta, il viale sul quale si snodano i maggiori locali e dal quale partono le traverse nelle quali si annidano pub e ristoranti. Noto subito con piacere non esserci la confusione tipica delle grandi città essendo le strade trafficate quasi esclusivamente da taxi e pedoni; dopo aver camminato a lungo alla ricerca di un locale consono alla serata, decidiamo di optare per il Global, una discoteca posta all’ultimo piano di un edificio vetrato. Per accedervi è necessario risalire con un ascensore fino al sesto piano del palazzo pagando una cifra di cinque euro. Il buttafuori in un paio di occasioni dimostra di guadagnarsi la pagnotta allontanando a muso duro alcuni avventori dal locale con un modo di fare decisamente convincente. Quando arriva il nostro turno saliamo sino al balcone tramite cui si accede alla pista e dal quale si ha una bellissima visuale dei tetti della città ed in particolare del castello finemente illuminato che dall’alto della collina su cui è stato eretto domina la capitale. Facciamo finalmente il nostro ingresso nella discoteca, un bel locale stivato in ogni suo angolo, dove la sala del Global risulta non troppo dissimile dalla pianura Padana in inverno, poiché sembra che non vi sia avventore sprovvisto di sigaretta. Poco dopo le quattro riprendiamo la strada per rincasare e mezz’ora dopo siamo sdraiati comodamente sotto le coperte a decantare la bellezza delle ragazze slovene fino ad addormentarci. La sveglia puntata per le otto e trenta dà il buongiorno a due zombie che scivolano lentamente fuori dal letto per raggiungere il piano terra dove li aspetta la colazione, in una saletta adiacente al bar dove vi è un favoloso melting pot di ragazzi. Una volta operativi scendiamo in strada compiaciuti di vedere smentita la previsione meteo che prevedeva per la giornata pioggia e basse temperature. In cielo invero splende un timido sole, che rende piacevole camminare in una città perfettamente a misura d’uomo; per raggiungere il centro storico decidiamo a differenza della notte precedente di camminare lungo il fiume Ljubljanica, uno specchio verdastro nel quale si riflettono pigramente le fronde degli alberi. Il traffico è pressoché inesistente e la gente cammina tranquilla nei numerosi percorsi pedonali di cui può farsi vanto la città. Per raggiungere il cuore di Ljubljana attraversiamo il ponte del drago, in lingua locale Zmajski Most, così chiamato poiché nei quattro estremi dello stesso capeggiano altrettante statue di tali animali mitologici. Proseguendo la nostra camminata ci addentriamo nella Vodnikov Trg, la piazza del mercato, dove in una miriade di bancarelle di legno disposte ordinatamente si può trovare di tutto. Gli odori di frutta, formaggi e wurstel permea l’aria. Di fronte, sotto ad un lungo porticato che costeggia il fiume, si possono osservare in sequenza bar e ristoranti, al termine dei quali comincia un tratto composto di banchi preposti quasi unicamente alla vendita di prodotti tipici. Arriviamo quindi in quello che si potrebbe considerare il vero centro cittadino, il ponte triplo denominato Tromostovje, una struttura singolare composta da un ponte centrale carrabile, due ponti più stretti ai suoi lati destinati ai pedoni, il tutto intervallato da piccoli spazi scoperti che guardano il fiume. Oltrepassato il ponte si trova Prešernov Trg, una sorta di fulcro dalla quale si diramano le strade principali per i luoghi di maggiore interesse e le zone dei negozi. Giunti all’ufficio informazioni posto in prossimità del ponte, facciamo richiesta di una mappa più dettagliata della città e conseguentemente studiamo il percorso migliore per riuscire a vedere tutto quello che la città ha da proporre. Per prima cosa ci rechiamo al Rotovž, il municipio davanti al quale si trova una fontana raffigurante un’allegoria sui tre fiumi della Carniola: Sava, Krka e Ljubljanica (alla fine della giornata constateremo che tutte le fontane incontrate sul nostro cammino sono, per qualche motivo che non ci è dato sapere, prosciugate). Percorrendo una ripida stradina in ciottolato intraprendiamo l’ascensione al Ljubljanski Grad, il castello cittadino che per conformazione e posizione mi ricorda in maniera sorprendente quello di Vaduz. La salita è senza ombra di dubbio sua parente, e quando dal selciato si passa allo sterrato, le scarpe a fondo liscio cominciano a giocare brutti scherzi. Giunti in cima, esattamente agli antipodi dell’ingresso, nel punto dal quale la funicolare panoramica dal centro cittadino termina la sua corsa alla stazione sita nel castello, percorriamo il perimetro delle mura fino ad arrivare al varco dal quale accediamo alla struttura. L’edificio, al cui interno sono stati installati un negozio di souvenir ed un punto di ristoro, appare meno grande di quanto sembrasse visto da lontano. Accediamo subito alla cappella privata sulle cui pareti e volte sono dipinti stemmi araldici e nomi di nobili casate, quindi di dirigiamo alla torre. Acquistato il biglietto per assistere alla proiezione del filmato che propone di raccontare i punti salienti della storia di Ljubljana con proiezione in 3-D dei principali avvenimenti, saliamo la rugginosa scala a chiocciola che conduce in cima al torrione, il punto in assoluto più alto della fortezza che permette di avere una panoramica a trecentosessanta gradi della città. Le proiezioni del filmato avvengono regolarmente ogni mezz’ora, perciò per occupare il tempo visitiamo il resto dell’edificio, anche se a dire la verità non c’è molto da vedere. Fattosi l’orario, ci accomodiamo nella piccola sala dove di vengono messi a disposizione un paio di occhiali per vedere il filmato in tre dimensioni ed una sorta di walkman con cuffie per ascoltare la voce narrante in italiano. La sala di riempie in ogni ordine di posti e puntuale parte lo spettacolino della durata di una ventina di minuti, a dire il vero non troppo interessante sebbene a livello personale va detto che la stanchezza e le luci soffuse non sono state di certo d’aiuto. Usciamo dal bastione e ridiscesi a valle ci dirigiamo a Kongresni Trg, la piazza sui cui lati si palesano il palazzo della Filarmonica Slovena, l’università di Ljubljana e la chiesa delle Orsoline. Il cielo nel frattempo ha perso la sua luminosità ed il parco già di per sé non particolarmente intrigante, nonostante i bei palazzi di contorno scivola nel completo anonimato. Dalla piazza, alla ricerca di qualcosa da consumare come pranzo, incappiamo nel Dvorni Wine Bar, un piccolo locale molto grazioso dove beviamo un bicchiere di vino rosso. Tornati in strada acquistiamo un trancio di pizza e riprendiamo l’esplorazione della città dirigendoci verso la periferia zigzagando per i viali e spingendoci fino al Rimski Zid, un muro di epoca romana localizzato nella zona residenziale. A parte qualche solitario anziano non vi è ombra di turista in quello che a livello storico dovrebbe essere a prima vista il monumento di maggior interesse a Ljubljana. A dire il vero queste rovine e gli annessi sacrari che la intervallano sono in totale stato di abbandono, e questi ultimi a giudicare dalla sporcizia che li invade sono evidentemente utilizzati da barboni e tossici nella notte per le peggio cose. Costeggiato il muro per tutta la sua lunghezza proseguiamo nel nostro vagabondare verso l’hinterland fino ad arrivare nel quartiere di Trnovo, dove un ponte eretto con alle estremità delle piramidi che richiamano la forma dei sacrari appena visti in corrispondenza delle mura romane, si pone di fronte ad una chiesa che deve la sua particolarità a due campanili, ognuno dei quali per un motivo di cui siamo all’oscuro, ha un orologio che indica un orario diverso. Constatato che proseguendo verso sud non vi sia più nulla da vedere, torniamo sui nostri passi puntando ogni elemento indicato sulla piantina come luogo degno di nota. Ci soffermiamo un po’ di tempo in Trg Republike, una piazza circondata da alti edifici al cui centro ragazzi in bici e skate compiono evoluzioni nel grande parcheggio pressoché deserto, nel quale capeggiano un paio di immense sculture dedicate alle vittime di guerra. A questo punto ci rimane da vedere il parco Tivoli, un grande giardino a ridosso della ferrovia; lo raggiungiamo con facilità ed è piacevole percorrere i suoi larghi viali osservando le giovani coppie con i loro figli passeggiare serenamente, mentre un numero considerevole di cani di grossa taglia viene lasciato dai rispettivi proprietari libero di minare con le proprie deiezioni simili ad opere d’arte moderna gli angoli più reconditi del parco. E’ pomeriggio inoltrato e adocchiata una delle tante panchine libere concediamo una meritata pausa alle nostre gambe che hanno macinato quest’oggi parecchi chilometri. Rigenerati dal piacevole break prendiamo la direzione dell’hostel Park, passando prima per Prešernov Trg, la piazza a ridosso del ponte triplo, nella quale a dispetto del ripetuto passaggio di autobus e taxi staziona un gran numero di persone. Manca poco allo scoccare delle sei quando rientriamo in camera. Teo opta per internet, scende al piano terra ed utilizza il computer messo a disposizione dall’hostel, mentre io mi sdraio una trentina di minuti. Dopo questa breve digressione ci prepariamo per uscire. Fuori scende una fine pioggia che ci accompagna fino al gostilna Sokol, un ristorante situato a pochi metri dal municipio che propone piatti della cucina tipica slovena. Attendiamo pochi minuti all’ingresso e verso le nove siamo seduti nel nostro bel tavolo in attesa di ordinare; l’ambiente è piacevole, il cameriere alla mano, ed alla fine pur non essendo un amante della cucina ammetto di aver apprezzato il cibo, tant’è che non mi pesa dover pagare una singola portata quasi quanto una notte in ostello. Per la cronaca il piatto in questione si chiama Divjačinski Krožnik, ed è un concentrato di selvaggina, frutti di bosco e contorni in grado alla sua vista di far sciogliere il cuore del più rozzo boscaiolo. Accompagniamo il tutto con una dose abbondante di vino, pessima mossa per il sottoscritto, poiché l’alcool in combinazione con una stanchezza galoppante in breve mi riducono ad uno straccio. Terminata la cena (chi decidesse di mangiare al gostilna Sokol metta in preventivo di non spendere meno che in un ristorante italiano), il cameriere ci consiglia l’indomani di visitare Bled, una località qualche decina di chilometri a nord di Ljubljana. Usciti dal ristorante e mosso il primo passo comprendo che difficilmente riuscirò a tirar tardi, il corpo ciondola a destra e a sinistra ed il cervello è a letto già da un pezzo. Al contrario Teo ha energia da vendere ed in ogni maniera cerca di tenermi attivo, ma senza ottenere risultati incoraggianti. Percorriamo in lungo e in largo un lato del fiume alla ricerca di un locale chiamato Skelet, di cui il mio compagno di viaggio ha letto qualcosa su internet prima di partire, ma quando finalmente lo troviamo al suo interno non vi è spazio nemmeno per i camerieri. Ci dirottiamo quindi in un pub irlandese dove, trovato da sedere, crollo inesorabilmente in una stasi che si protrae fino all’una e mezza, quando misericordiosamente il pub blocca la musica e comincia ad organizzarsi per la chiusura. In uno stato catatonico decido che la mia serata è giunta alla conclusione e rientrato in camera lascio proseguire a Teo la serata in solitaria

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