Si atterra a Shanghai alla vigilia dell’inaugurazione della grande Esposizione Universale del 2010, prevista per il 1° maggio...
Si atterra a Shanghai alla vigilia dell’inaugurazione della grande Esposizione Universale del 2010, prevista per il 1° maggio. Il governo ha voluto fosse la più spettacolare mai organizzata, per dimostrare al miliardo e passa di cittadini che tutti i paesi del mondo sono venuti in Cina per mostrare le proprie attrattive e per favorire l’interscambio culturale e tecnologico.
Già nell’aeroporto di Pudong campeggiano i cartelloni celebrativi dell’evento a cui la città si è preparata negli ultimi 2 anni, trasformando il volto di interi quartieri e realizzando un numero impressionante di opere pubbliche: 2 nuovi ponti sullo Huangpu (tra cui lo spettacolare Lupu bridge) e 3 nuove linee di metropolitane, per citare le principali.
Con il treno monorotaia Maglev raggiungiamo la città in soli 10 minuti e poi il nostro albergo presso il Bund con un taxi. La monorotaia sarà prolungata nel prossimo futuro, permettendo di raggiungere il centro in pochissimo tempo.
E’ la terza volta che torno a Shanghai, inizio a muovermi con una certa disinvoltura riuscendo talvolta a dare ai tassisti le giuste indicazioni in cinese delle vie, cosa che precedentemente mi era sempre riuscito difficile, la barriera linguistica però sembra quasi un ricordo lontano: nelle reception degli alberghi, nei ristoranti, nella città vecchia e nelle stazioni delle metropolitane c’è sempre qualcuno in grado di esprimersi in inglese con gli stranieri occidentali. E’ forse questo il cambiamento più profondo che l’Expo’ ha impresso alla città in brevissimo tempo, solo 2 anni fa se ne intravedevano gli inizi e la rapidità del fenomeno meraviglia anche più della fulminea realizzazione delle opere pubbliche.
L’Astor House Hotel ci accoglie sul far della sera con la sua decadente e rilassante atmosfera tardo ottocentesca. Dalla finestra della stanza si scorge il consolato russo (l’unico della città rimasto ininterrottamente in attività dagli anni ‘20), il ponte di ferro Waibadu ed i grandiosi edifici del Bund che iniziano ad illuminarsi.
Anche il Bund è stato oggetto di lavori di riqualificazione, in particolare sono stati ampliati i marciapiedi e sono stati piantati moltissimi alberi. La torre meteorologica di inizio ottocento che ora ospita un elegante caffè ed una piccola mostra fotografica della città oggi è completamente visibile: la sopraelevata sulla Sichuan Lu che precedentemente la soffocava quasi completamente è stata indietreggiata di parecchi metri ed al suo posto sono stati piantati altri alberi ed aiuole fiorite.
A Pudong, l’avveniristico quartiere di grattacieli sorto dal nulla dagli anni ’80 in poi, è stato ultimato l’edificio più alto della città, lo Shanghai World Financial Center. Al centesimo piano si trova l’osservatorio più alto del mondo con il suo pavimento trasparente che offre la vista più emozionante sull’intera metropoli.
Nel quartiere nord di Hongkou è possibile ritrovare l’atmosfera degli anni ruggenti sulla Duolun Lu, la cosiddetta strada “della Cultura”. E’ stata così definita in quanto vi si trovavano le abitazioni di famosi letterati ed artisti degli anni ‘30. Nei suoi dintorni si sono stranamente salvati vecchi agglomerati di vicoli e case in stile shikumen che un tempo caratterizzavano lo stile urbanistico della vecchia Shanghai. Sulla strada sorgono diversi caffè e botteghe di antiquari (o presunti tali) anche se i negozietti sulla Dong Tai Lu continuano ad essere imbattibili per questo genere di articoli (anche come prezzi).
Pu Shi, la città vecchia, è in realtà un tipico esempio della cosiddetta “nuova vecchia Cina” con il suo pacchiano Bazar Yu Yuan dagli edifici sgargianti in stile Qing che ospitano negozi di ogni genere destinati ai visitatori stranieri e non. La vecchia sala da tè Huxinting ed il giardino del Mandarino Yu conservano però il loro fascino senza tempo. E’ proprio nella città vecchia che è possibile assaporare i famosi ravioli al vapore, forse i migliori di Shanghai. Gran parte dei vecchi vicoli sono spariti a colpi di bulldozer, talvolta è difficile seguire gli itinerari consigliati a causa del continuo ed incessante cambiamento della geografia urbana a cui le guide non riescono a star dietro, nonostante fossero apparse come le più aggiornate. Anche il mercato degli uccelli e dei fiori è stato in parte riqualificato come lo stesso quartiere che lo ospita, è interessante dare un’occhiata a questo luogo per scoprire che anche i grilli rientrano in Cina nella categoria degli “animali domestici”: è un’antica tradizione quella di allevarli in piccole gabbiette di bambù intrecciato o di utilizzarli in combattimenti tra loro.
Non può mancare il coinvolgimento nell’ovattata vita notturna della città, nei ristoranti e nei locali sul Bund frequentati da clientela internazionale