Cari i miei amici fumatori, se cercate un posto dove poter allegramente accendere le vostre sigarette senza dare fastidio a nessuno ed essere liberi di affumicare le persone che vi stanno vicino in bar e ristoranti, non disperate. Il vostro ...
Cari i miei amici fumatori, se cercate un posto dove poter allegramente accendere le vostre sigarette senza dare fastidio a nessuno ed essere liberi di affumicare le persone che vi stanno vicino in bar e ristoranti, non disperate. Il vostro paradiso esiste: Belgrado, Serbia.
Eh si, qui in barba alle leggi di quell’Europa politicamente corretta, si può fumare praticamente dappertutto, autobus inclusi, anzi, a dire il vero sono i non fumatori (come il sottoscritto) ad essere una minoranza che viene guardata con curiosità e forse, anche con un po’ di compassione, che poi una volta fatto ritorno in hotel, si trova a dover compiere delle autentiche acrobazie per appendere gli abiti fuori dalla finestra a prendere aria. Che Belgrado sia una città che va contro corrente lo si avverte subito, basta vedere la sua storia. E’ stata testimone di ben 115 conflitti internazionali, rasa al suolo 44 volte, ha avuto un presidente (Milosevic) che ha lanciato l’ultima guerra a sfondo razziale in Europa, e, sempre in Europa, è stata l’ultima città ad essere stata bombardata da truppe militari Americane. Eppure, malgrado il suo turbolento passato, è sempre risorta senza farsi condizionare più di tanto dal suo status anticonformista e ancora oggi si offre in tutta la sua attitudine ribelle. Basta vedere le manifestazioni anti Nato che si svolgono in Piazza della Repubblica (Republike Trg) oppure fare un salto al bar “Tito” dove i muri sono soffocati da un’orgia di oggetti appartenuti al defunto padre della patria Iugoslava e dove si viene serviti da camerieri in uniformi dei partigiani con la stella rossa. Nel mio breve soggiorno a Belgrado ho soggiornato all’Hotel Centar, un posto sicuramente unico nel suo genere. La porta delle stanze consiste in un fetido pezzo di legno che non si apre se non dandole una spallata, stanza minimalista con un letto e un comodino (ma un armadio dico, che problema gli avrebbe creato?) e un bagno che era composto da una doccia non funzionante, un lavandino non funzionante, uno specchio arrugginito e un water. Certo, non funzionante pure lui.
Il dettaglio però che più mi ha colpito, era il cartello sulle uscite antincendio che in Serbo ed Inglese annunciava che “l’uscita di sicurezza è chiusa per la vostra sicurezza”...
Mi sento di consigliarlo solo agli amanti dei posti dilapidati ed ultra economici, come me insomma.
Però, come in tutte le storie a lieto fine, l’hotel è ben posizionato essendo di fronte la stazione dei treni e vicino al centro, ed in più nel prezzo decisamente basso, è inclusa una colazione che merita sicuramente menzione: pane caldo accompagnato da formaggi deliziosi, marmellate che sembrano essere state fatte in casa e un caffè capace di risvegliare anche le anime più assonnate.
Il cibo e Belgrado. Un buon accoppiamento. Anche qui la capitale serba, rifiuta di essere banalmente generalizzata a cucina dell’Est. Basta andare nel colorato quartiere di Skandarlija, dove dei piacevoli vicoli acciottolati vi accoglieranno con tutta la loro aria bohemien e artistica. Io ho fatto un salto da Sesir Moj, ( ulica skadarska 21) un ristorante/ galleria d’arte che non solo appaga il gusto ma anche gli occhi, visto che si mangia davanti alle opere d’arte esposte. Vi consiglio vivamente i cevapcici (spiedini di carne arrosto) i raznijici (degli spiedini di maiale con peperoni e verdure) oppure i fantastici punjema tikvica (zucchine ripiene con carne, riso e spezie), il tutto immancabilmente accompagnato da un ‘infuocata “slivovica” una grappa aromatizzata capace di piegare le gambe anche al bevitore più incallito. Provare per credere! Sempre da Sesir, si mangia accompagnati da una vivace banda gitana che suona musiche balcaniche e da giovani cantanti serbe che con la loro voce rotta dal fumo delle sigarette, si lanciano in melodiche canzoni popolari, cercando poi di coinvolgere, ahimè, i maschietti presenti nella sala a ballare con loro. Io puntualmente ho fatto sempre finta di essere ubriaco per evitare di essere accalappiato da queste sirene canterine, o forse ero davvero ubriaco? Mah, non importa