Sardegna: Mon amour!

Una settimana di mare, storia e tradizioni della Sardegna.

  • di Francy74
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Finalmente arriva la nostra sospirata settimana di vacanza che quest’anno, io e mio marito, decidiamo di trascorrere nella splendida terra sarda con l’obiettivo di esplorare prevalentemente la costa occidentale (ma come vedrete ci spingeremo oltre…).

Si parte il 25 luglio da Civitavecchia con la nave Snav delle 22 per raggiungere Olbia alle 6 del mattino seguente. Le operazioni di imbarco sono piuttosto veloci e alle 21 siamo già sul ponte pronti a godere di un tramonto che colora di rosso l’orizzonte.

La mattina dopo, puntualissimi, sbarchiamo ad Olbia, ci attendono circa un paio d’ore di viaggio che ci permetteranno di raggiungere la meta che abbiamo scelto per il nostro soggiorno: Stintino!

La giornata è meravigliosa e la strada che percorriamo ci anticipa già odori, colori e sensazioni che ci accompagneranno per il resto del nostro viaggio. Il colore e l’odore della terra, una terra aspra e generosa allo stesso tempo, fonte di vita e sostentamento per molti abitanti dell’isola, i colori e i suoni dei numerosi capi di bestiame (ovini, caprini, bovini ecc) che si scorgono in ogni angolo, i colori e gli odori della splendida macchia mediterranea che consegna al vento, padrone indisturbato dell’isola, i propri profumi, le essenze di una terra che inebriano chiunque capiti da queste parti. Insomma, siamo appena arrivati e la Sardegna ha già conquistato i nostri cuori.

Arriviamo a Stintino intorno alle 9,30, la cittadina si è svegliata da poco e lentamente inizia ad elargire tutte le sue bellezze. Si trova all’estremo nord della provincia di Sassari e deve il suo nome alle due caratteristiche insenature a forme di budello (in dialetto “ishintu”) su cui si adagia con i suoi due porti “Porto Nuovo” e “Porto Vecchio”. Case basse e colorate regalano al visitatore un colpo d’occhio unico e un calore fatto di gesti semplici ma pieni di significato. Appena arrivati ci rivolgiamo alla “Nassa”, centro servizi turistici con il quale abbiamo prenotato un B&B “Al Martin Pescatore” (Via Tonnara, 30). La stanza è essenziale ma accogliente e con un bel bagno. La Nassa (che gestisce anche altri B&B di Stintino) gestita da due ragazze molto cordiali e disponibili diventerà il nostro punto di riferimento per i giorni seguenti. Il primo pomeriggio decidiamo di regalarci una mezza giornata di mare e ci rechiamo presso la spiaggia delle Saline a circa 5 km da Stintino (chiamata così in quanto sin dal 1200 vi erano delle saline sfruttate dai monaci di Santa Maria di Tergu). Acqua cristallina, poca gente, pace e tranquillità. Il tutto racchiuso in una spiaggia di sassolini bianchi che ricordano piccoli dolci confetti e che fanno da cornice a questo posto magico.

In serata, rientrando, notiamo come al calare del sole Stintino si colori di una luce particolare che la rende ancora più suggestiva e romantica. Il lungomare racchiude angoli di vera pace dove trascorrere momenti di sano relax per pensare, raccogliersi o semplicemente lasciarsi cullare dal rumore delle piccole onde che si infrangono sulla riva. Un vero paradiso per chi, sempre di più, sente l’esigenza di fuggire dalla frenesia della vita moderna, dall’apparire a tutti i costi sacrificando il senso delle cose, dall’ipocrisia di un benessere che, se non cambiamo rotta in fretta, ci condurrà verso un domani sempre più incerto. La sera ceniamo a “Lu Fanali”, in Lungomare C. Colombo, 89, dove la mattina faremo anche una buona colazione, infatti il locale è convenzionato con il nostro B&B. La veranda affaccia sul mare e la mattina lo spettacolo del sole che si alza rappresenta il modo più bello per iniziare la giornata.

Il secondo giorno decidiamo di spingerci verso il promontorio di Capo Caccia che, altissimo sul mare, ci regala un panorama mozzafiato (la strada che conduce verso Capo Caccia è un set a cielo aperto dove fermarsi per qualche foto è d’obbligo). Tra le rocce a picco sul mare nidificano numerose specie di uccelli come il gabbiano reale, il falco pellegrino, i rondoni e i piccioni selvatici. Animali che hanno fatto di questo luogo il loro paradiso terrestre. Decidiamo di andare a visitare la “Grotta di Nettuno” (aperta solo quando il mare è calmo, prezzo del biglietto 12 € a persona comprensivo anche della guida all’interno, entrata ogni ora ). Alla grotta si accede attraverso una ripida scala, “La Escala del Cabirol”(la scala del Capriolo), 656 gradini che digradano verso il mare fino a raggiungere l’apertura della grotta. Il panorama che si apre davanti ai nostri occhi, appena entrati nella grotta, è surreale, quasi lunare. Stalattiti e stalagmiti formatesi grazie allo stillare delle gocce di acqua nei secoli hanno generato fantastici giochi di luce e forme particolari. Un vero spettacolo della natura. L’idillio termina quando inizia la risalita dei 656 gradini della scala…una vera tortura, ma siamo talmente appagati da ciò che abbiamo visto che la fatica quasi non si sente (la grotta si può raggiungere anche via mare imbarcandosi da Alghero o da Porto Conte)

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