Indimenticabile avventura tra templi hindu, natura tropicale e grande umanità
L'aereoporto di Chennai, quarta città dell'India, capitale del cinema in lingua Tamil (Kollywood ) e importante centro dell'industria informatica, fa pensare più al terzo mondo che ad una nazione emergente a livello planetario.
Dopo l'espletamento delle formalità doganali, piuttosto lunghe, usciamo all'esterno dove ci appaiono strutture in cemento armato completamente abbandonate, scopriremo poi che si tratta dei lavori di ristrutturazione del complesso iniziati 5 anni fa e non ancora conclusi per distrazione di fondi: la corruzione è un male di casa in India!
Ci avviamo verso l'uscita spingendo il carrello delle valige sotto un sole cocente (32°) e ,dopo un percorso interminabile, arriviamo alle transenne dietro alle quali centinaia di autisti vocianti sventolano cartelli con il nome del passeggero che stanno aspettando.
Finalmente scorgiamo anche il nostro nome ed il viso scuro e sorridente di Joshua, l'autista della Marvel Tours (www.marveltours.in) che ci accompagnerà nel Tamil Nadu.
Il nostro viaggio è organizzato su base individuale da un tour operator italiano, il quale si appoggia a questa agenzia indiana che ci ha prenotato alberghi, voli interni e ci fornisce autisti e guide in loco, l'organizzazione si è rivelata più che soddisfacente.
Dopo un'ora di viaggio nell' infernale traffico cittadino, arriviamo al nostro albergo: il Taj Mount Hotel (www.tajmounthotel.com). Situato su una delle arterie principali della città, è un albergo di standard internazionale, ottimo anche per viaggi di lavoro , e ci sembra giungere in una vera oasi di pace e di frescura, in questo luogo sosteremo in modo molto confortevole per due notti.
KANCHIPURAM e MAMALLAPURAM
Il mattino dopo incontriamo la nostra guida: Lakshmi, che è una simpatica signora in saree, nonna di sei nipotini e parla uno splendido italiano appreso a Siena, con lei partiamo per visitare Kachipuram a 40 km da Chennai.
Lungo la strada, stretta e densa di traffico, ci fermiamo al memoriale di Rajv Gandhi, leader indiano trucidato in un attentato delle Tigri Tamil nel 1991. La sua immagine macchiata di sangue è impressa su una stele al centro di un grande prato all'inglese, la circondano alcune colonne che sorreggono oggetti simbolici come il fior di loto e la ruota di Ashok. Alle sue spalle su di una parete che delimita il parco, un bassorilievo di grandi dimensioni celebra l'evoluzione dell'economia indiana, dal lavoro nei campi all'industria spaziale. La sosta non è di particolare interesse.
Verso le 11 arriviamo a Kanchipuram, una delle sette città sacre dell'India, e' anche detta "città dai mille templi", ne conta, infatti , più di 150 di varie confessioni (hindu, jainisti, mussulmani) quasi tutti aperti al culto e meta di continui pellegrinaggi .
Dopo una breve sosta per una tazza di buon masala tea (il thé indiano speziato, che noi preferiamo "black" cioè senza latte), ne visitiamo due: il Kailashanatar e l'Ekambashwar, quest'ultimo è un affollato tempio "vivente" hindu, dove per la prima volta vediamo le "gopuram", gigantesche torri tipiche dell'arte dravidica, che sovrastano le porte di accesso.
L'incontro con i fedeli è molto emozionante, condividiamo con loro l'esperienza di profonda devozione, giungendo fino al sancta sanctorum , dove il bramino ci benedice, imprimendo sulla fronte di ciascuno di noi il segno rosso del "terzo occhio".
Kanchipuram è anche un importante centro di produzione della seta, quindi la visita ad una manifattura è d'obbligo. Insieme ad altri turisti assistiamo, alle operazioni di tessitura svolte su un antico telaio a pedale. Successivamente, nel Karnataka, avremo modo di vedere un vero setificio, dove il lavoro, affidato soprattutto alle donne, è molto faticoso e si svolge in ambienti bui e rumorosi