Due Viandanti in India sulla Via delle Samosa di Parte 3 – Dalle Andamane al Rajasthan

Questo è il terzo capitolo del diario di viaggio di Franz e Lula. In questa parte vi racconteremo le nostre peripezie in Rajasthan. Buona Lettura!
Scritto da: francesco-b-5
due viandanti in india sulla via delle samosa di parte 3 - dalle andamane al rajasthan
Partenza il: 01/11/2012
Ritorno il: 23/11/2012
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Giorno 13 – Invito ad un matrimonio indiano a Chennai

Un’alba senza nuvole si era presentata su Port Blair. La nostra camera aveva una finestra piccolissima, ma già dalla poca luce che passava dalla finestra avevamo presagito una bella giornata di sole.

Ci siamo così alzati, abbiamo sistemato gli zaini e dopo una pessima colazione, un Tuk-Tuk in pochi minuti ci ha portati all’aeroporto. Qui abbiamo avuto nuovamente un piccolo problema per entrare all’interno. Infatti, sui biglietti della Jet Airways, comprati con Lastminute.com, risultava solo il nome di Lula e non il mio, quindi dovevo andare allo sportello della Jet Airways per farmi ristampare un secondo biglietto per la cifra di 100 Rs, che pur essendo solo poco più di un Euro, mi infastidiva spenderla per una negligenza del sistema di emissione dei biglietti della Jet Airways. Sottolineo che per tutti gli altri biglietti, di tutte le altre compagnie che in questi anni abbiamo acquistato dallo stesso sito, non c’è mai stato lo stesso problema.

Una volta entrati abbiamo fatto il check-in e ci siamo imbarcati per Chennai. Il volo è stato piacevole. Siamo atterrati a Chennai che era il primo pomeriggio e dopo una breve attesa è arrivato il taxi dell’albergo che ci ha riportati alla Kek Accomodation, lo stesso hotel che avevamo usato qualche giorno prima. Il quartiere sembrava stranamente addirittura più sporco di come ce lo ricordavamo. Ci era bastato poco per abituarci al meglio. Comunque, una volta entrati lo staff ci ha riconosciuti e ci ha assegnato la stessa camera che ci aveva assegnato nel nostro soggiorno precedente.

Subito dopo aver preso la camera siamo usciti per fare una passeggiata, e ci siamo diretti verso un’area che non avevamo ancora visitato. Abbiamo seguito il traffico e siamo prima passati affianco a quella che sembrava una discarica, ma poi, seguendo delle voci di ragazzini, siamo entrati nella discarica “Fra, ma te non te li fai mai gli affari tuoi?” era Lula che imprecava alla mia curiosità. La discarica, non era proprio del tutto una discarica, i cumuli di rifiuti erano solo il contorno di un campo di terra battuta dove tanti ragazzini giocavano a cricket. Il cricket è lo sport nazionale indiano e qui tanti bambini gridavano, lanciavano palle e le mancavano sventolando una mazza, altri correvano, altri gridavano ancora, il tutto in un gran polverone. Noi siamo tornati sulla strada con l’intento di esplorare la zona e magari non farci investire, che non sembrava una sfida da poco.

Proseguendo per quella strada di cui ignoravamo il nome ci siamo addentrati in uno slum, passando davanti a bancarelle di fuochi d’artificio dove bellone Bollywoodiane, tutte uguali, ci guardavano da manifesti dallo sfondo di grandi fuochi d’artificio. Poi siamo passati davanti a friggitorie, “flour mills” e “spice mills”. Questi ultimi due erano delle sorte di garage dove macchine a benzina tritavano granaglie o spezie in un gran polverone al lato della strada.

Ci siamo addentrati in questa area e mentre camminavano sulla solita spazzatura sono iniziati ad apparire molti topi, mentre i corsi d’acqua permeavano l’aria di un terribile odore di decomposizione.

Ci siamo resi conto che il giorno dopo avremmo potuto avere problemi con il biglietto dell’aereo, visto che era un altro volo Jet Airways e c’era ancora solo il nome di Lula sopra. Allora abbiamo deciso di andare ad un internet point a stampare un’altra copia dal sito ufficiale della Jet Airways come avevano fatto all’aeroporto di Port Blair.

Siamo entrati in uno sulla strada e questa volta il ragazzo ci ha prima chiesto il passaporto, ma quando ha scoperto che non ce l’avevamo, si è accontentato del numero che abbiamo recitato più o meno a memoria; in meno che non si dica avevamo stampato il biglietto, il tutto al prezzo di 18 Rs!

Lungo la strada del ritorno, siamo arrivati alla curva vicino al nostro albergo che era già buio. Qui aveva aperto un affollatissimo banchetto e non abbiamo mancato di fare un bell’aperitivo con delle Samosa e delle Bhaja.

Il sole è tramontato velocemente e ci siamo trovati nuovamente a girovagare per le strade buie del quartiere: un supermercato, una gioielleria, un fioraio dove ho comprato una ghirlanda di gelsomini da mettere nei capelli di Lula come le indiane, un’altra gioielleria e così via.

Si stava avvicinando l’ora di cena e la nostra attenzione è stata catturata da una lunga serie di friggitorie al margine della strada che però da vicino non ci convincevano. Quando ci siamo girati per tornare indietro abbiamo notato uno strano palazzo con tante luci e palloncini, così ci siamo avvicinati: sembrava una festa. Ci si è avvicinato un signore anziano e baffuto che in un perfetto inglese chi ha chiesto chi fossimo e perché fossimo li davanti. Così ci siamo presentati e scusandoci per l’intromissione gli abbiamo detto che eravamo solo curiosi. Lui ha sorriso e ci ha spiegato che era il matrimonio di sua nipote che si sposava con un ufficiale dell’esercito e che noi eravamo i benvenuti ad entrare. Ci siamo guardati, sudati, sporchi e con gli zaini reduci da già due settimane di viaggio, sembravamo due veri zingari a confronto con gli indiani e soprattutto le indiane, vestite con saree meravigliosi, vistosi gioielli d’oro e ghirlande di gelsomini nei capelli. Beh, almeno Lula aveva in testa la ghirlanda di gelsomini, come le indiane, così siamo entrati. Ci hanno fatto accomodare tra le prime file e il signore ci ha offerto due bicchieri di tamarindo, poi mi si è seduto a fianco e mi ha spiegato che questo era in realtà il pre-matrimonio, una sorta di cerimonia dove gli sposi si presentavano ai parenti ed amici, facendo fotografie con tutti e si sarebbe mangiato. C’era un gruppo di ragazzini che suonavano e ballavano su un palco. Io invece scattavo foto a raffica. Poco più tardi lo zio è tornato a trovarci e a parlare con noi, poi ha accompagnato un altro parente, che sembrava lo zio-sadu, o lo zio pazzo, di famiglia. Il tempo è trascorso in maniera piacevole, ma poi abbiamo visto un fuggi-fuggi generale e abbiamo capito che nella sala al piano superiore avevano iniziato a servire la cena. Non osavamo tanto ma poco più tardi è stato lo zio della sposa a portarci al piano superiore dov’era il banchetto.

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