Alla scoperta di una Capitale da sogno, sospesa nel tempo, vestita di immane bellezza, ed ancora scintillante degli ultimi fulgori natalizi. In sintesi:un coacervo d'arte, storia e leggenda che tanto ha affascinato registi e sceneggiatori d'ogni latitudine e che ancora ...
Se è vero che ogni viaggio avviene anzitutto interiormente e comincia assai prima di preparare la valigia, come proiezione o anelito dell’anima verso una dimensione tutta da scoprire, o magari già presente in noi stessi, ma da ritrovare nella realtà quale luogo ideale che soddisfi una qualche esigenza, nota o estemporanea che sia; oppur semplicemente risponde ad un moto del cuore che porta al largo per poi avvicinarci vieppiù alle coste del nostro io più recondito; se tutto ciò è fondato, allora debbo ammettere che questo viaggio per Praga è partito davvero da molto lontano. Il desiderio di visitarla è cresciuto nel tempo, alimentato dall’eco degli innumerevoli racconti di genti che l’avevano vissuta, calpestata, respirata ed apprezzata, descrivendola come una chimera; e ciò ha ulteriormente corroborato le già robuste curiosità personali veicolate soprattutto da tv e cinema: mezzi che sempre ne divulgano e decantano l’irripetibile beltà declinandola in mille rivoli di straordinaria suggestione romantica e romanzesca insieme. E dopo oltre dieci anni il sogno si è finalmente avverato, in tempi e modi un po’ impulsivi, un po’ casuali, frutto di felici coincidenze che ne han permesso la realizzazione durante gli ultimi scampoli del dolce clima natalizio, che ancora vestiva la capitale della repubblica ceca all’indomani del capodanno 2010; nel bel mezzo di un gelido inverno.
La Karlova, la Nerudova, la Celetnà, la collina di Petřín, Vinohrady e la Torre della Televisione di Žižkov, sono solo alcuni dei magici luoghi che insieme a tanti altri formano uno straordinario agglomerato di storia e fiaba: Praga; una città magnifica quasi uscita da un libro fantastico pensato e scritto dal genio di innumerevoli menti illuminate e sopraffine; tante penne, tutte diverse, tutte meravigliosamente complici della bellezza e del fascino senza tempo di questa incantevole capitale europea, la più ben conservata del vecchio continente, conosciuta anche come la Città d’Oro. Tanta dunque era la voglia di andarci e la brama di conoscerla che, tra il serio ed il faceto, a pochi mesi dal rientro dalla Provenza feci la proposta indecente ai miei consueti compagni d’avventure, che dopo qualche logica titubanza d’ordine economico si sono nuovamente fatti travolgere dal mio medesimo pensiero vagabondo. Ed allor fu stretto il patto. Si decolla verso nuovi orizzonti approfittando del piccolo ponte dell’Epifania; ponte in realtà forzatamente costruito con qualche giorno di ferie, che non poteva esser speso meglio. Partenza il due gennaio, rientro il sei. Circa quattro giorni pieni per visitare un luogo che ne merita perlomeno il doppio, ma la promessa di un ritorno è comunque d’obbligo in un posto come quello. Stavolta ci siamo affidati ad un tour operator locale, la Present Viaggi, per l’organizzazione del volo, un charter A/R diretto da Cagliari, e per la sistemazione. La formula roulette, ci ha inoltre favorito permettendoci di spendere un po’ meno e di alloggiare in un albergo centralissimo situato proprio accanto alla Náměstí Republiky, ovvero la piazza della Repubblica, a due passi dalla Torre delle Polveri, dalla piazza della città vecchia e dalla piazza di san Venceslao. Avevamo, insomma, tutto a portata di mano, tutto ai nostri piedi, intorno a noi e già dentro di noi. L’avventura inizia subito, ossia all’aeroporto di Elmas, intasato di macchine parcheggiate. Sembrava ci fossimo dati appuntamento tutti quanti lì a quell’ora del primo pomeriggio, e proprio non si riusciva a trovare un buco dove lasciare in custodia la vettura per quei quattro giorni; tutto esaurito! Presso l’autosilo multipiano, ultima chance rimasta, ci dicono di pazientare. Dovrebbero arrivare degli aerei e dunque c’è speranza che qualche posto si liberi. Ma per quanto tempo? L’orario incombe minaccioso e di movimento se ne vede zero. Fortuna vuole che dovremmo essere i secondi eletti all’ingresso, solo un’auto infatti ci precede nella fila; ed altrettanto fato fa sì che numerosi passeggeri provenienti da ogni angolo dell’Isola e diretti in quel di Praga (praticamente mezzo aereo!) sopraggiungano là ad aspettare fiduciosi che si compia il miracolo, e che prodigiosamente si moltiplichi per almeno cinque volte, tante quante sono le macchine accodate alla sbarra. Infine, dopo quaranta minuti buoni d’attesa (e meno male che siamo arrivati con largo anticipo!) Sesamo si apre e, uno ad uno, riusciamo a collocarci tutti alla meno peggio, guidati ai nostri lidi dall’addetto di turno che finalmente assume un volto dopo averlo per parecchio tempo immaginato mentre lo si pregava a più riprese via citofono. Problema risolto; alleluja! Voliamo verso nord-est per due ore o poco più lasciando la Sardegna alla volta della Repubblica Ceca. Bella e pungente Praga ci accoglie all’uscita del terminal. Pungente di un freddo penetrante e secco che sulle prime pare addirittura innocuo. Quattro gradi sotto zero ed una ragazza sorridente e genuinamente praghese, sui trent’anni, ci danno il benvenuto, assieme alla prima, immancabile fregatura (minima però) dovuta al cambio monetario. Nonostante ci avessero avvisato di comprare la valuta locale attraverso la guida, oppure in albergo, noi ci fidiamo del botteghino del terminal (comunque buono, ma assai meno dei precedenti), senza peraltro esagerare nella quantità di denaro richiesta: esattamente centoventi euro a testa, che alla fine ci è bastata al centesimo. La corona ceca vale poco rispetto all’euro, così ci riempiono di banconote dal formato pretenzioso ma che in realtà somigliano tanto alla nostra cara e vecchia lira: migliaia di soldi e zeri che tradotti in potere d'acquisto sono poco più che miseria! Ad ogni modo, l’avventura è cominciata e la città ci viene incontro, metro dopo metro, coperta di bianco e ridente, già dalla sua annebbiata periferia la cui visuale, complice il buio, risulta offuscata ed intrigante. La nostra carovana intanto pullula e freme dando sfogo alle prime, tipiche ed irrimediabili ciarle da gita scolastica effettuata su autobus da gran turismo, che ci catturano affabilmente, insieme alla squillante voce di Eva che ci spiega come comportarci e cosa evitare durante le nostre peregrinazioni fai-da-te in centro. La città è accogliente, ci dice, ma altrettanto famosa per i suoi audaci quanto abili borseggiatori che, del tutto inattesi dal popolo dei turisti col naso all’insù, giocano spesso loro dei gran brutti tiri. Mai quindi perdere di vista, o di tatto, una borsetta, o il portafoglio, o qualsiasi cosa di valore si abbia addosso mentre si ammira, ad esempio, il famoso orologio astronomico nella piazza della città vecchia, il quale coi suoi rintocchi fa danzare ogni ora gli apostoli, mentre la morte, rappresentata da uno scheletro dal riso sardonico, suona una campanella attivando l’intero meccanismo, metafora nemmeno tanto velata di una fine che avanza inesorabile ricordandoci che ogni ora passata è un’ora in meno di vita, e i diversi personaggi che rifiutano la cosa facendo segno di no con la testa. Tutto straordinariamente evocativo e particolare, e quindi idoneo a distrarci, a tal punto da perdere di vista noi stessi e le nostre ricchezze prêt-à-porter. Prestar dunque molta attenzione. Ma Praga non è solo questo, ci rassicura la guida, e comincia a sciorinare i vari tour che l’agenzia propone alla nostra discrezione e al nostro interesse, prenotabili già dall’arrivo sì da organizzarci al meglio le poche giornate a disposizione