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Obrigado Portugal!

Alla scoperta di Oporto, Guimaraes, Coimbra e Lisbona all'insegna della partecipazione e dell'osservazione, mai della critica. Un paese che si è rivelato molto più bello di quanto si immagini e, soprattutto, pulitissimo!

  • di masmassy21
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Fino a 500 euro
 

4 Giugno: Riesco a fotografare tutta Oporto durante l’atterraggio, e già mi appare interessante. Ryanair ha portato una ventata di turismo in questo luogo, prima ricordato soltanto per il dolce vino da dessert. Nicola mi ha lasciato preparare più o meno tutto ed il peso della responsabilità organizzativa lo avverto tutto. Lo scalo è collegato da una metropolitana puntualissima ed immacolata e già durante il viaggio la pulizia delle strade salta inevitabilmente agli occhi di noi Italiani, abituati a ben altra manutenzione. L’hotel l’ho indovinato bene, 100 punti per me! La camera è carina e dotata di una terrazza con tavolino e sdraie, un lusso per me, avvezzo ad ostelli e casette in legno. Dove cenare? Mi viene in mente un ristorante trovato su una guida e recensito come semplice, economico e caratteristico. Passeggiando verso la nostra cena, Nicola col naso all’insù, mi fa notare la bellezza degli edifici ma si accorge subito che c’è qualcosa di strano, di insolito nell’aria. Le strade sono pressochè deserte e soltanto davanti al Sè, la Cattedrale, troviamo un nutrito gruppo di donne e ragazze che cantano muovendosi in circolo. I vicoli del centro storico, protetto dall’Unesco, sono silenziosi e bui, cadenti e disabitati, avvolti in un silenzio irreale. Scesa una scalinata, ci ritroviamo sul lungo fiume, il Douro, e procediamo davanti ad una serie di ristoranti deserti ciascuno col proprio cameriere pronto ad adescarci. Noi però, proseguiamo convinti verso la nostra meta, il Ristorante Cometa. Entriamo sicuri ed appena seduti inizia la gara a chi è più imbarazzato fra Nicola, me ed i due camerieri. Il locale è tutt’altro che semplice, il servizio eccessivo, i prezzi elevati e le porzioni ridicole. La cerimonia del vino e l’etichetta forzata non ci assomigliano affatto e pur impegnandoci non riusciamo a smettere di sentirci a disagio. Il conto, ovviamente, è salato. Pazienza. Stasera è andata così.

5 Giugno: La colazione dell’hotel “Pao de Aςucar” è abbondante e varia, accumulate le energie usciamo alla scoperta di Oporto. Il cielo è velato e grigio e la malinconia portoghese si respira quasi ovunque. Molti degli edifici, pur bellissimi, sono abbandonati. Case torri di quattro-cinque piani hanno le ampie bianche finestre prive di vetri e piccioni e gabbiani la fanno da padroni. Alcuni balconi, un tempo signorili, sfoggiano piccole jungle di piante da vaso dimenticate da anni e divenute alberi. “Che musica poteva uscire da un luogo del genere se non il Fado?” osserva Nicola. E’ come se un’improvvisa epidemia avesse messo in fuga gli abitanti, come se lo scoppio di una bomba avesse rovinato gli azulejos e sfondato le vetrate. Ce ne sono ovunque, di azulejos, al limite dello sdegno: le piccole maioliche bianche dipinte d’azzurro a mano compongono quadri onnipresenti e rivestono edifici ed attività d’ogni tipo. Giunti sul ponte Dom Luis I, ci fermiamo ad osservare i due lati del Douro. Il ponte in ferro, stile Eiffel, ha due piani che collegano le rive a quote diverse: al piano inferiore auto e pedoni, al piano superiore metrò e pedoni. La riva opposta, apprendiamo dalla guida, si chiama “Villanova de Gaia”, tecnicamente non è più Oporto. E’ qui che si concentrano le cantine vinicole ed è qui che il lungofiume è meglio curato ed attrezzato al turismo. Prenotiamo una visita per l’indomani e finalmente troviamo il locale che fa per noi: fra le cantine, nascosto alla vista, un piccolissimo ristorante ci prepara un fritto di pesce fantastico. Il pasto ci cambia l’umore e, chissà come, anche il cielo si apre. Incapaci di controllarci, cadiamo nel fascino del “Manjar da Reina”, una fetta di torta gigantesca, di noci per me, di carote per Nicola, e la gustiamo sulla verde riva di Gaia guardando Oporto che col sole sembra tutt’altro che triste. Nel pomeriggio attraversiamo il ponte do Infante, visitiamo un mercato di strada e torniamo alla Ribeira. Il tempo è decisamente migliorato e la gente lungo il fiume è tantissima. Mentre risaliamo verso il quartiere Carmo, ci imbattiamo in una bancarella di tovaglie e stoffe. Le due anziane signore sembrano adorabili e quando mi avvicino per comprare un piccolo strofinaccio sono convinto di farle felici. Altroché se le ho fatte felici! Non più di un’ora dopo, mentre passo il portafogli a Nicola per pagare qualcosa, lui si accorge subito che il foglio da dieci euro avuto in resto è solo una fotocopia a colori con una striscia di stagnola incollata sopra. Maledette vecchiacce! Altro che tenere… Nicola se la ride mentre io rimango davvero male. Mi riprendo soltanto quando, vicino alla Chiesa delle Carmelitane, scopriamo una piazzetta con un paio di invitantissimi ristoranti dove programmiamo di tornare per cena. Sulla via per l’hotel, percorriamo una strada pedonale che la mia guida neppure segnala. Anche qui, come ovunque, lucidi sanpietrini bianchi e neri disegnano greche lungo la strada, i negozi sono tantissimi e decido di comprare una felpa per la sera. Nicola sceglie due maglie di cotone, ovviamente a righe. Ci riposiamo in camera, passiamo a pantaloni e maniche lunghe e ritorniamo nella piazzetta. Che serata perfetta! Il luogo è incantevole, il cibo ottimo e la serata sa davvero di vacanza

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