Perù responsabile, tra natura estrema e leggenda

Di turismo responsabile avevo sentito già parlare diverse volte. L’idea di visitare un paese senza quel filtro appannato del “viaggio-all-inclusive-nei-migliori-alberghi” mi attraeva un sacco. Il Perù era una meta affascinante, natura estrema e misticismo. Sul sito di turisti per caso ...

  • di Alecindy
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Di turismo responsabile avevo sentito già parlare diverse volte. L’idea di visitare un paese senza quel filtro appannato del “viaggio-all-inclusive-nei-migliori-alberghi” mi attraeva un sacco. Il Perù era una meta affascinante, natura estrema e misticismo. Sul sito di turisti per caso ho incontrato Gabriele. Appassionato ed esperto conoscitore di questo paese, ha iniziato a collaborare con alcune comunità locali e ha fondato l’associazione Perùresponsabile con cui propone viaggi a contatto con la realtà e le tradizioni locali. Ci scambiamo alcune e-mail e agli inizi di agosto sono sul volo Madrid-Lima, assieme ad altri viaggiatori “responsabili” provenienti un po’ da tutt’Italia. Una volta in Perù ci saremmo divisi in due gruppi di una decina di persone ciascuno: i trekker, che avrebbero percorso il famoso Inca Trail fino a Macchu Picchu e gli altri, tra cui io, che avrebbero viaggiato in pulmino. In totale, 21 giorni.

LIMA, IL PRIMO SGUARDO

Atterriamo a Lima, aeroporto Jorge Chàvez verso le 6 di sera. Il clima è fresco ed è già buio. Durante il viaggio in pullman abbiamo modo di assaggiare con lo sguardo questa città: un agglomerato infinito di strade, palazzi, luci, gente, che, oltre il finestrino del bus in corsa, si sovrappongono come nel montaggio accelerato di un film. Mi sembra di attraversare non una, ma tante città diverse. I grattacieli di vetro dei quartieri moderni; i palazzi vecchi e colorati della città coloniale; e poi le baraccopoli dove si vedono passeggiare vecchi e donne dai volti andini che sembrano appena usciti da un film in costume. Intanto Gabriele ci racconta che circa la metà degli 8 milioni di abitanti vive in miseria, senza acqua potabile, fognature o elettricità, accampati in bidonville (pueblos jovenes) ai margini della città: sono soprattutto immigrati provenienti dalle Ande. È proprio in uno di questi quartieri, una delle zone più povere di Lima, al suo estremo sud, che si trova il CEPROF, la casa hogar che ci ospita per la prima notte. Il CEPROF accoglie bambine con situazioni familiari difficili e cerca di costruire per loro un ambiente sereno in cui crescere; ospitando i turisti ricava alcune entrate per finanziare progetti educativi. Le ragazze ci hanno preparato la cena di benvenuto: sopa de quinoa (zuppa preparata con un cereale locale) y pollo. Stanchi, ci accomodiamo nelle nostre camerate.

A SPASSO NELLA METROPOLI DELLA "GARUA"

La mattina ci sveglia avvolti in una grigia coltre di nebbia mista a smog, con un’umidità che ci bagna pure le ossa. Ci dicono che questa è Lima, è così quasi tutto l’anno, il sole si vede ben poco ed è colpa dell’oceano che butta sulla costa la garua (umidità); l’inquinamento, poi, fa il resto.

Il nostro tour inizia da Miraflores, il centro degli affari e della vita notturna di Lima, affollato di negozi, caffè e alberghi lussuosi. Si trova nella zona sud, adagiato sull’alta scogliera della Costa Verde. E’ un posto piacevole dove passeggiare e godersi una splendida vista sull’oceano. Il cuore del quartiere è il Parque 7 de Junio, affollato di bancarelle d’artigianato e di artisti che espongono le loro tele. In fondo alla strada principale, affacciata sull’oceano, sorge Larco Mar, una piccola cittadella dello shopping che ha poco di peruviano e molto di global market. Per acquisti più tradizionali facciamo tappa ai Negozi di Artesania, lungo Avenida Petit Thuars, dove ci infiliamo in un labirinto di coloratissime bancarelle. A Miraflores merita una visita la Huaca Pucllana, un’enorme costruzione preincaica in argilla. Le visite sono guidate (abbiamo pagato 7 soles, poco meno di 2 Euro) e durano un’oretta. Risalendo la lunga Avenida Arequipa ci dirigiamo verso Lima centro, il cuore antico della città. Per raggiungerlo attraversiamo il quartiere di San Isidro una periferia elegante con case di aspetto semplice in stile quasi preincaico. Raggiungiamo Plaza Major dove si affacciano il Palacio del Gobierno e la Cattedrale. Il primo fu per molto tempo residenza di Francisco Pizzarro, mentre nella Cattedrale riposano i suoi resti; la guida ci racconta che i limeñi venerano il condottiero spagnolo come fondatore della città, a differenza di tutto il resto del paese dove è considerato un sanguinario conquistatore. Spostandosi lungo Jiron Anchas si incontra la Iglesia di San Francisco, da non perdere, una delle più antiche e belle della città. Siamo quasi alla fine del tour; l’ultima tappa è il Gran Hotel Bolivar, in pieno centro storico, per assaggiare un buon bicchiere di Pisco Sur,il cocktail nazionale a base di pisco (liquore tipico), zucchero, limone e albume d’uovo. Siamo esausti: Lima è una città impegnativa…per gli occhi, perché c’è davvero tanto di cui riempirli, e per il corpo, che, alla fine della giornata, è impregnato di freddo e umidità.

A SUD, LUNGO LA COSTA DELL’OCEANO PACIFICO

Di buon mattino siamo sul nostro “pulmino responsabile”. Ci aspettano 300 km di Carretera Panamericana, direzione sud, tutta costa fino a Paracas. Questo periodo dell’anno, sebbene sia inverno, è il migliore per visitare il Perù: la stagione è secca e anche se sulle coste c’è spesso la garua, il clima sulle Ande è mite e soleggiato. La prima tappa è Pachacamac, città sacra di origine preincaica a circa 30 km da Lima. Pachacamac è il più importante degli antichi siti della valle del Rimac e merita una visita: prima dell’arrivo dei conquistadores fu utilizzato come centro cerimoniale anche dagli Incas che qui costruirono il Tempio del Sole. Dalla collina di arenaria su cui sorge si gode di una vista stupenda che spazia al di là della strada e raggiunge l’oceano. Riprendiamo il viaggio. Il paesaggio è incredibile: alla nostra destra le spiagge incontaminate e l’oceano verde-blu; alla nostra sinistra, il deserto con le sue dune giallo-arancioni. Stiamo pian piano uscendo dalla coltre nebbiosa di Lima e un timido sole fa capolino tra le nuvole, accendendo i colori del paesaggio. Dopo circa 3 ore siamo a Pisco, dove visitiamo una famiglia che, grazie all’aiuto di Perùresponsabile.it, ha ricostruito la propria casa distrutta dal terremoto nel 2007.

PARACAS E LE ISOLE BALLESTAS

Paracas, a poca distanza da Pisco, è nota per la famosa Riserva Nazionale che comprende una porzione di deserto e di oceano tra le più ricche del Perù dal punto di vista naturalistico. Le strade che partono dal suo punto di accesso sono per lo più piste nella sabbia, che il nostro “pulmino responsabile” solca con destrezza fino ad una piccola baia attrezzata con un molo e alcuni modesti ristoranti. Gabriele ha prenotato al “Tia Fela” un pranzetto a base di pescado, mariscos (pesce e frutti di mare) e chevice, specialità di pesce fresco marinato con succo di limone. Satolli, ci godiamo una splendida passeggiata sulla spiaggia - un po’ ventosa - in compagnia dei gabbiani. Il resto del pomeriggio lo passiamo in relax e la sera una birra in compagnia sul lungomare di Paracas.

La mattina dopo raggiungiamo l’embarcadero per l’escursione alle Isole Ballestas. Questo arcipelago di isolotti e faraglioni a 15 kilometri dalla costa è un’attrazione da non perdere, ricchissimo di fauna marina e di uccelli di tutti i tipi! La guida ci illustra le varie specie, tentiamo di fotografarle sfidando il rollio della barca. Ci sono pellicani, cormorani nero, guanay e dalle zampe rosa, gabbiani, gallinazos de cabeza roja (una specie di avvoltoio), piccoli pinguini di humboldt che saltellano qua e là sulle rocce e leoni marini che si stiracchiano placidi al nostro passaggio. Sulla via del ritorno incontriamo anche un branco di delfini che gioca a nascondino con la nostra barca. Solo una precauzione: indossate un cappellino per proteggervi dagli sgraditi liquami che piovono dal cielo…non per nulla sono anche chiamate le “isole del guano”!

I MISTERI DELLE LINEE DI NASCA

Nel pomeriggio riprendiamo il nostro viaggio: destinazione Nasca. Di per sé questa località non ha grandi attrattive ad eccezione dei famosi tracciati che solcano la piana desertica attorno alla città, disegnando enormi figure geometriche e di animali. Ancora oggi l’origine e il significato restano avvolti nel mistero e generano affascinanti teorie sulla civiltà che popolò queste zone tra il 300 e l’800 dc.

Una cosa divertente da fare, sulla strada tra Ica e Nasca, è il surf sulle dune del deserto a Huacachina: preparatevi a 10 minuti di adrenalina pura, su macchinine che sfrecciano velocissime sulla sabbia scavalcando dune alte come montagne! A Nasca abbiamo la fortuna di essere ospiti per due notti del Museo Antonini un centro italiano di ricerca archeologica precolombiana. Ci sistemiamo nelle camere affacciate sul bellissimo parco archeologico e visitiamo i reperti qui conservati. Alcuni di noi scelgono di fare il volo aereo sopra le Linee; altri, come me, si guardano bene dal montare su uno di quei velivoli piccoli e traballanti! Restiamo al Museo, in attesa dei nostri compagni, delle loro facce bianche e sconvolte e dei loro affascinanti racconti.

Lasciamo Nasca il giorno seguente. Siamo di nuovo sulla Panamericana, ancora chilometri (600!) di lunghissima, spettacolare costa. Penso che queste spiagge sono bellissime, assolutamente deserte e selvagge. Penso che una natura così incontaminata è rara dalla nostra parte di mondo, dove il turismo di massa ha attrezzato ormai ogni centimetro disponibile. Vediamo il sole scendere e piano piano farsi buio, la nostra corsa continua, sul pulmino responsabile, tra canzoni intonate in gruppo e racconti di viaggio.

VERSO LE ANDE, AREQUIPA

Arriviamo ad Arequipa di sera. Siamo a 2400 metri sopra il livello del mare, sospesi al margine delle Ande. L’aria notturna è fresca e pulita, la città accogliente e animata. Ci sistemiamo all’Hotel Posada Ugarte, un alberghetto delizioso, vicino al centro.

Alla luce del giorno Arequipa si svela in tutta la sua bellezza: è dipinta su uno straordinario sfondo di picchi vulcanici innevati e luccicanti dal sole, sotto un cielo azzurrissimo. E’ una città raffinata, pulita, elegante, dove si respira un’aria più intellettuale rispetto a Lima. Attorno a Plaza de Armas si raccolgono alcune delle più belle chiese e dimore d’epoca coloniale, dalla Cattedrale, alla Iglesia della Compagnia, all’Iglesia di Santo Domingo. Una delle attrazioni da visitare è il Monastero di Santa Catalina, dove predomina lo stile mudéjar che gli spagnoli ereditarono dai mori, uno splendido gioco di contrasti tra la pietra bianca e l’arancio e il blu brillante di soffitti e pareti. Poco lontano si trova il Museo Santuarios Andinos che custodisce la storia della mummia Jaunita. All’epoca degli Incas, questa giovane principessa fu condotta sul vulcano Ampato, oltre 6.000 metri di altezza, per raggiungere il Dio Sole Inti e compiere il suo destino di gloria. In nome del popolo fu sacrificata e il suo corpo si conservò rannicchiato tra i ghiacci per oltre 500 anni. Lasciamo Arequipa il giorno dopo un po’ a malincuore, come quando si lascia una bella compagnia. Ma ci aspettano le Ande, gli apu (spiriti) sacri agli Incas. Lassù si conservano le origini di una civiltà che, ogni giorno di questo viaggio, ci sembra sempre più straordinaria.

CIVAY, IL CANION DEL COLCA

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