Mongolia... i cammelli che ballano col deserto

Nel nostro quinto viaggio abbiamo scoperto la Mongolia sotto il suo manto di neve e di ghiaccio recandoci alla festa dei cammelli a Bulgan, attraversando parte del deserto del Gobi in jeep

  • di lunasiatica
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 
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L’aereo atterra silenziosamente sulla pista dopo avere sorvolato delle steppe immacolate. Sulle sue ali, tu Gengis Khan, che coccoli le nostre notti, intrattieni da diversi mesi i nostri sogni, ci accompagni nel nostro quinto viaggio sulle tue terre. Meno 25! Un freddo piccante sfonda i nostri polmoni, punge le nostre guance pietrificandoci. L’aria pura nel cielo cosi blu pare sospesa, palpabile al punto di avere voglia a prenderla fra le proprie mani, di aspirarla con grandi apnee riempiendosi i polmoni e di voler ingoiarla. Sotto la morsa mordente del freddo, Ulan Bator pare più triste nello svegliarsi a fatica. Alcune delle sue piaghe, delle sue ferite così difficili a guarire dopo tanti anni di pericolo rosso, sembrano essere state spazzate via dal vento di rinascita che soffia sul suo popolo. Ma saprà fare le scelte giuste, perché fra le sue nuove boutique di lusso e i lasciati per strada, Ulan Bator, si modernizzi troppo in fretta? Ma domani partiremmo verso la steppa, verso l’autentica e profonda Mongolia, verso i vascelli del Gobi: i cammelli della Batriana.

Sono i re in questo periodo nel loro deserto di sabbia e di pietra. Pian piano i nomadi del Gobi rimettono all’onore delle tradizioni assopite, se il mondo cambia rapidamente si è sempre fieri essere mongoli, nomadi e della propria coltura ancestrale.

Ma prima di potere ammirare, i cammelli, dovremmo attraversare parte del deserto del Gobi col freddo, la neve e il vento glaciale. Pudico il deserto ha rivestito di veli di organza bianchi le sue pianure di sabbia color oro. La nostra jeep sprofonda nel morbido mantello di neve seguendo gli abbozzi della pista. La neve giocando con la sabbia beige e rossa ha disegnato dei motivi geometrici con linee futuristiche. Bordati da catene montuose attraversiamo altopiani da diametri imponenti tanto da farli assomigliare a veri oceani di neve e di ghiaccio. Il deserto sotto la stretta dei fiocchi di neve non è uniforme né noioso ma al contrario vivente. I ciuffi d’erba, gli alberi spinosi non si lasciano ricoprire facilmente. Ogni cespuglio protegge il suo vicino. È una lotta continua per la sopravvivenza perché ogni ramoscello sa di essere garante della perennità dei cammelli. Aspettando la primavera i loro zoccoli devono trovare sotto il ghiaccio come da potersi nutrire. La polvere di neve sposa, abbozza ogni altura; nulla è appesantito, al contrario le forme del deserto sono come sottolineate, scolpite e sublimate da un tratto di matita usato abilmente dalla natura. Da vicino l’accumulo ingenioso della neve ricostituisce un planisfero a scala ridotta; è una sfida alla natura stessa! Vallate, colline, strapiombi, montagne, pianure tutto è rappresentato. Il deserto assomiglia ad una maquette di architetti dalla precisione rarissima. Il progredire in quell’universo ovattato appaga i nostri sensi, mentre i nostri fantasmi si mischiano intimamente fra realtà e sogni e di fatto nutrono le nostre voglie di solitudine ma anche di incontri.

Un giovane cammello che deve partecipare alle corse si è perso durante la trasferta verso Bulgan. Uniamo i nostri mezzi, la nostra energia a quelli dei nomadi mentre la nostra jeep nella notte diventa una fragile imbarcazione in balia agli elementi. Il vapore dei nostri respiri immediatamente si trasforma in brina sui vetri all’interno come all’esterno del veicolo. Il nostro gruppo di sei persone è tutto sull’attenti alla ricerca di distinguere una qualsiasi forme nel mezzo di quel deserto bianco e blu notte illuminato dal bagliore accecante del plenilunio. Il vento gelido urlante flagella la nostra jeep. Geme la neve sollevandosi ci circonda da ogni lato e noi oscilliamo, danziamo, vacilliamo in quel universo ostile con il timore di perderci pure noi. Non ritroveremo quel cammello quella notte e neppure il giorno dopo. Magari ha avuto paura di perdere alle corse oppure aveva un appuntamento galante sotto l’astro bianco della notte? Nonostante il freddo, la neve e il gelo, i cammelli della Batriana sono tutti qui, orgogliosi, col pellame d’inverno lustrato da fare impallidire l’astro solare; pieni di sé con la testa alta l’occhio sull’attenti. È iniziata la grande sfilata in pompa magna per gli animali e per gli uomini che hanno indossato per l’occasione i loro più bei vestiti tradizionali. Capelli al vento i cammelli sfilano, galoppano, si danno da fare durante le competizioni: ci deve essere il più bravo, anzi il vincitore, ne va dell’onore di tutta la comunità della Batriana e dei nomadi

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