Go Mongo

Sono stato ad agosto in Mongolia per 12 giorni. Queste sono le mie impressioni di viaggio. In fondo il viaggio giorno per giorno. Ger Camp. Tranne che a Ulaanbaatar e a Murun abbiamo sempre dormito in questi campi. Sono composti ...

  • di episteme
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Sono stato ad agosto in Mongolia per 12 giorni. Queste sono le mie impressioni di viaggio. In fondo il viaggio giorno per giorno.

Ger Camp. Tranne che a Ulaanbaatar e a Murun abbiamo sempre dormito in questi campi. Sono composti di una ventina di tende circolari del tipo usato dai nomadi e di una piccola struttura di legno o mattoni adibita a zona docce (con acqua calda, quando c’è) e wc. I servizi igienici sono molto spartani, spesso i lavandini sono in comune con quelli delle donne. L’elettricità manca tranne alla sera, se il generatore va in moto. Quindi ci si può scordare di farsi una birra fresca durante il giorno. Le tende sono larghe, i letti duri ma comodi, c’è sempre anche una stufa a legna se fa freddo. La visita di un “topo mucca” non deve spaventare. Sono carini (non come le nostre pantegane), simpatici e poi tengono lontani i serpenti, come assicurano i mongoli.

Cucina. E’ di tipo mongola-cinese ma la colazione per i turisti è all’occidentale. Abbiamo anche trovato alcune volte i corn-flakes. Tenendo presente che la cucina mongola si base sulla carne, tre volte al giorno, si può ben immaginare quali siano i piatti principali. A pranzo e a cena c’era sempre una zuppa con carne, il piatto principale fatto di carne di manzo o montone o capra o yak, riso e verdure ed il dessert, di solito una barretta di cioccolato kit kat. La qualità del cibo anche in pieno deserto è sempre stata buona.

Insetti. Nelle tende ci sono degli insetti duri e neri che, durante la notte, ti possono cadere in testa. Ma niente paura, non sono pericolosi. Non siamo mai stati infastiditi dalle zanzare o dalle mosche. Basta non mettersi in mezzo ad una mandria di yak o di capre.

Guida/Tour Operator. La guida va bene quando tutto funziona bene. Nel momento di crisi o si defila o non si prende alcuna responsabilità. Quando fa comodo è del tutto inflessibile altrimenti modifica i dettagli del programma a piacimento. Molte volte bisogna cavar fuori le notizie facendo domande su domande.

Hot springs. Se pianificate un viaggio considerate le hot springs un optional secondario perché se non sono chiuse offrono un bel niente, a parte l’acqua bollente. Di positivo c’è il “massaggio mongolo”, cioè la possibilità di farsi fare per pochi dollari un massaggio ben fatto. E dopo una giornata di “frullatore” in jeep non c’è nulla di meglio.

Goat pot. E’ una specie di grande pentola a chiusura ermetica. Dentro ci mettono, a strati, pezzi di capra e pietre bollenti. Il pentolone viene poi messo sul fuoco per un paio d’ore. La carne di capra cotta lentamente in questo modo diventa molto morbida ma poco saporita.

Piste. Fanno parte del fascino della Mongolia. Sono diversissime: da quelle molto lente e sassose lungo i fiumi in secca a quelle veloci (da oltre 100km/h) nella steppa liscia e piatta. Si perdono all’infinito nelle valli immense. Ulaanbaatar. E’ una città “russa”, cioè particolarmente brutta. Raccoglie più di in milione di abitanti, è dotata di riscaldamento centralizzato alimentato da tre grandi centrali a carbone che vomitano fumo tutto il giorno e tutto l’anno. Di notte è meglio fare attenzione agli ubriachi, che sono parecchi. Acquisti. Molto bello e super conveniente tutto l’abbigliamento in cashemere, dai maglioni ai guanti. Anche i tappeti di lana sono interessanti. Si vende anche molta paccottaglia ad uso dei turisti tedeschi e coreani.

Nomadi. Fermarsi davanti ad una loro tenda significa essere circondati da un bel po’ di bambini, timidi e curiosi. All’interno la stufa è sempre accesa con sopra i pentoloni in cui la donna di casa, in jeans e maglietta, un momento prepara il cibo ed il momento dopo è seduta ad allattare l’ultimo nato. E’ bello vedere il sorriso di bimbi e madre quando per contraccambiare la loro offerta di tè salato o formaggio (duro come la roccia) o latte di puledra fermentato, l’airag, offri biro, cappellini, caramelle o cioccolato. Però anche per loro la vita sta cambiando. Vicino alla tenda ora si vede non solo l’inseparabile cavallo ma spesso anche motociclette russe, fuoristrada Uaz, pannelli solari con antenna satellitare e all’interno il televisore. Chissà se i piccoli bambini nomadi che oggi cominciano a guardare i cartoni animati giapponesi, le soap coreane, le serie tv cinesi ed i film americani da grandi vorranno ancora vivere nelle loro ger nel deserto o andranno ad ingrossare il numero dei disoccupati ubriachi che popolano la capitale? Che cosa può essere il progresso per un nomade? La moto, la jeep, la tv? Gobi. Significa deserto. E’ bello volarci sopra e vedere le sue catene montuose e le ampie valli. Ancora meglio percorrerlo con un potente 4WD ed un autista in gamba. Ogni pochi km cambia, dal verde alla roccia, da vallate strette a spazi in cui si capisce cosa significa perdersi nell’infinito. Anche se per tutto un giorno incontri solo due auto non è mai un deserto morto. Gazzelle, cowmice (topi mucca), scoiattoli di terra, gru, aquile, avvoltoi, cavalli, asini e capre selvatiche e poi greggi di yak, capre, cavalli domestici punteggiano le distese. E qua o là spunta una bianca tenda di nomadi. Mal di schiena e cervicale. Andare in auto nel deserto non è il toccasana per chi soffre di questi mali. Per tenere fermo il capo l’ideale è portarsi il collare medico o arrotolare un maglione e legarlo stretto attorno al collo. Chi soffre di cervicale metta pure in conto un bel po’ di mal di testa. A parte i dolori viaggiare in jeep per tutto il giorno su piste di ogni tipo è comunque molto stancante Russi. Durante la loro permanenza hanno distrutto quasi tutti i templi buddhisti e imposto per forza l’ateismo. Di buono hanno costruito case, fabbriche (che ora cadono a pezzi), elettrificato città e hanno reso la scuola obbligatoria e gratuita. Strade. Letteralmente non esistono. Quelle poche che partono da Ulaanbaatar sono asfaltate nei primi km, poi continuano sterrate ed infine diventano semplici piste. Gli autisti evitano le strade sterrate perchè sono piene di buche e preferiscono correre sulle piste

  • 1198 Visualizzazioni
  • Stampa
  • Invia ad un amico

Parole chiave
Commenti
  1. Nessun utente ha ancora commentato. Se sei un utente registrato puoi usare questo form per dire la tua!

Per scrivere su Turisti Per Caso devi prima registrarti!


Entra con il tuo account social