Centroamerica Quattrostagioni

Que Viva Mexico! Immagina il Messico. Immagina una terra desertica con cactus e sombrero, la fiesta, i machi e speedy gonzales che urla: “andale, andale!”, immagina…ma non è così, almeno non lo è del tutto, o proprio per niente. Il ...

  • di Cle viaggia
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: fino a 6
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Que Viva Mexico! Immagina il Messico. Immagina una terra desertica con cactus e sombrero, la fiesta, i machi e speedy gonzales che urla: “andale, andale!”, immagina...Ma non è così, almeno non lo è del tutto, o proprio per niente. Il Messico è una terra viva di indios artigiani, che intessono colori, che mercanteggiano con il turista, ma sono schivi e ci tengono alla loro libertà. Il Messico sono i bambini dagli occhi un po’ a mandorla che dormono nelle stoffe a tracolla delle madri, sono le donne con vesti colorate che camminano lente per le strade con matasse di tessuti sulla testa in equilibrio. Il Messico è ancestrale e macabro, condito di pragmatismo politico e voglia di libertà. Il Messico è terra evocativa di tante rivoluzioni che le sono passate addosso. Il Messico è “buena suerte”, è quel tempo che c’è stato e non c’è più. di Clelia Fiano Il primo impatto con il Messico e la sua gente: un gruppo di bambine nel Palazzo delle Belle Arti di Città del Messico che si avvicinano e con un inglese colorito e messicaneggiante mi fanno un’intervista, con tanto di registratore: “Where ar iu cam from? Du iu laik Meico?” I bambini del Messico sono come tutti i bambini del sud, hanno negli occhi quella luce viva, che nei nostri ha rubato la Play Station e la Tv. Forse sono solo pregiudizi, ma i bambini quaggiù hanno di meno, ma a volte sembrano avere di più. Passeggiamo per il centro, passiamo la Casa de los Azulejos, beviamo una birra nel famoso Bar La Opera, dove Pancho Villa sparò un colpo entrando a cavallo... Viaggiare per il Messico è anche un po’ come viaggiare nella sua storia, percorrerne le tappe, sentirne la forza dei suoi personaggi più importanti che ne hanno cambiato le sorti: Avenida Juarez, Metrò Hidalgo, Pancho Villa...

Ma percorrere le strade del Messico, viverne le sue città è anche avere continui rimandi a personaggi che in un modo o nell’altro rappresentano “la mexicanidad”. Lo spirito di rivincita di un popolo, figlio misto di una storia passata di civiltà gloriosa e a tratti sanguinaria, nata da un matrimonio forzata con un popolo d’Europa. La Spagna gli è entrata nelle vene, dove, seppur continua a vivere lo spiriti indios, questo si è sublimato con la latinità. Anime indie sono nei riti e nelle cerimonie che ci accolgono nello zocalo (la piazza) di Città del Messico, danzatori aztechi a ritmo di tamburo animano la piazza e accompagnano col frenetico tam tam i riti di purificazione che alcuni curandero officiano ai viandanti.

Mi accodo e pazientemente attendo con emozione la purificazione dell’indios, che con incenso e erbe medicamentali traccia un cerchio attorno alla mia aurea. Indios è il venditore da cui acquistiamo statuette che ritraggono i suoi dei, che si definisce “zapateco non mafioso”, artigiano di quegli oggetti non originali (perché il Messico è anche questo, commercio illegale di reperti delle civiltà mesoamericane). Lungo le strade e nelle piazze manifesti di Marx e di altri leader degli ideali comunisti, come i manifesti del Che per le strade di Oaxaca a rivendicare i diritti dei trabajadores, o il cartellone appeso all’entrata del sito del Monte Alban che inneggia contro la privatizzazione.

Un misto di spirito rivoluzionario e romantico socialismo che aleggia in ogni dove. Spirito di una rivolta compiuta più volte, e nemici sempre diversi, ora gli invasori, ora una dittatura militare, ora ancora una democrazia a metà. Eppure le rivoluzioni sembrano avere tutte la stessa malaugurata sorte; con la loro parabola ascensionale, alla fine involgono sempre su se stesse. Sembra che per la stessa natura umana siano sempre destinate, dopo il punto più alto di scontro e rivincita, alla ricaduta al punto di partenza. Cambiano i leader, cambiano gli oppressori, ma ci sta sempre chi sta peggio. Eppure il Messico resiste, ogni giorno un’esplosione di colori e di musica che animano un sano patriottismo la cui bandiera troneggia nello zocalo, enorme e solenne al grido del “Que viva Mexico!”. Il Messico sembra essere pervaso da un diffuso senso di “solidaridad”, che è lo stesso principio su cui basiamo le nostre democrazie, anche se a volte ce lo dimentichiamo. Questa solidarietà, come quella luce negli occhi dei bambini, fanno del Messico una terra non diversa da tante altre terre del sud del mondo, eppure così unica e autentica.

“Andale, Andale Compagneros! Centroamerica Quattrostagione” Quattro amici a zonzo per un mese nel cuore dell’America Latina: il gusto caldo e inteso della cioccolata di Oaxaca, il colore acceso delle stoffe del Guatemala, il caldo torrido di Puerto Escondido, le fredde notti di San Cristobal, il triste destino di tanti villaggi indios, la monotonia dei paesaggi di periferia, le facce rugose delle vecchie donne maya, e le isole caraibiche del Belize con i segni dei tanti uragani che le sono passati addosso. E per ogni paesaggio un clima, ogni luogo uno stato d’animo, perché ogni viaggio in fondo è intenso e vario come tutte le stagioni della vita

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