Messico Pueblo Magico

Messico on the road
 
Partenza il: 09/02/2020
Ritorno il: 23/02/2020
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Svegli da quasi 48 ore, nel primo aereo era impossibile dormire causa vicino con attacchi di panico da dover gestire con tanto di mano di supporto in concomitanza delle turbolenze; secondo aereo, tratta interminabile di 12 ore ma almeno c’era il cibo e l LCD di intrattenimento.. Ho recuperato Joker che mi mancava. Ora aspettiamo il terzo. Destinazione Cancùn. Aeroporto di città del Messico peggio di un labirinto. Intanto posto due foto da smartphone delle Alpi e della capitale messicana. Stay tuned Edit. L’ultimo volo ha un simpatico ritardo di due ore. La fatality conclusiva.

Il giorno 1 ce lo siamo lasciati alle spalle, parole chiave: jet lag, cervicale, mare come una piscina, hola amigo, golf cart. Isla Mujeres è molto turistica, adatta soprattutto a chi vuole rilassarsi, non a caso è piena di europei e di gente che vuole staccare la spina per un po’ avendo come unici problemi quale tipo di pesce mangiare a cena e quale drink scegliere. Dopo aver preso da Cancùn l’Ultramar, un battello giallo e blu super futuristico con tanto di intrattenimento live di una band con musica locale nella parte superiore scoperta, siamo sbarcati sull’isola e immediatamente si viene approcciati da varie figure che ti propongono a rotazione, taxi, tequila, sigari e cianfrusaglie varie. Alla lunga un po frustrante ma ci si fa l’abitudine, avremo tempo di assaporare il vero Messico più spartano e crudo con calma. La giornata trascorre bene tra le le passeggiate sotto il sole cocente e la spiaggia, un mare cristallino e coloratissimo, mai visto prima. Playa Norte è infatti una delle migliori dei Caraibi, attrezzata e con un fondale piuttosto basso, ideale anche per le famiglie. Ma lo spirito di avventura ci chiama e dopo un solo giorno lasciamo l’isola , direzione Valladolid. Stay tuned

Le parole chiave del secondo giorno sono: colori, cenotes, nuvole, tacos e CocaCola. Dopo aver dormito quasi 10 ore per recuperare qualche neurone perso durante il viaggio siamo in piedi e siamo ancora a Isla Mujeres, il dubbio è se affittare o meno il caddy, come piace chiamarlo a me, per girare tutta l’isola e inserirla nella lista delle cose fatte, ma alla fine per colpa della fretta e di una trattativa non andata a buon fine per ben 50 pesos, rinunciamo. Il traghetto ci aspetta per riportarci a Cancùn, fortunatamente questa volta c’è meno fila e sapientemente optiamo per rimanere sottocoperta, il sole dell’andata ci aveva bruciato, ma eravamo troppo spavaldi per accorgercene sul momento. Una volta scesi prendiamo un taxi che ci porta alla stazione ADO dei bus, da qui partono tantissimi mezzi per i luoghi più disparati, la nostra meta è Valladolid, a circa 160km di distanza, il tragitto di quasi 3 ore scorre liscio e ci immedesimiamo talmente tanto da guardare un film per intero in messicano, L’incredibile Burt Wonderstone con il buon Steve Buscemi. Ah, il pullman era un prima classe, abbiamo scoperto che alla metà del costo c’era Oriente, un altro sevizio di seconda classe, ma non siamo pentiti, aria condizionata, sedili comodissimi e qualità ci hanno accompagnato per tutto il tempo. Giunti a Valladolid, iniziamo a camminare verso l’hotel, una volta arrivati rimaniamo meravigliati dall’atmosfera, una pace difficile da descrivere, tanto verde e una stupenda piscina tutta per noi. Freddina ma invitante. Doccia veloce e si scende in strada, direzione Convento di San Bernardino e Cattedrale di San Gervasio un bel luogo di aggregazione per viaggiatori. Valladolid si trova nel cuore dello Yucatán infatti si può utilizzare come punto di appoggio per visitare le altre attrazioni del territorio. L’ho trovata una città davvero piacevole da esplorare, tranquilla, poco tusistica, coloratissima, si respira davvero l’aria di un centro coloniale. Nei pressi del centro si trova l’enorme cenote, Zacì, l’ingresso è a pagamento ma niente di preoccupante, i più temerari facevano il bagno, noi ci siamo tenuti per il giorno dopo in previsione della visita a Ik-Kil. Per chi non lo sapesse i cenote sono grotte naturali di acqua dolce formate in seguito al crollo del tetto calcareo ma come ogni cosa legata al mondo Maya, anche i cenotes sono intrecciati alla religione e al mistero. Questi erano infatti considerati le porte d’ingresso terrene per il mondo sotterraneo. Insomma una bomba! La giornata prosegue con l’esplorazione della città in particolare ci siamo soffermati sulla Calzada de los Frailes una via dalle case color pastello che dalla piazza principale arriva al convento. Cenetta in centro in un locale tipico e poi ritorno in hotel per il meritato riposo. Ah la Coca Cola cosa c’entra? È pieno di camion tipici marchiati con il famosoo logo e anche di scritte in tantissimi muri. Insomma, sti messicani hanno sete. In foto: Cenote Zacì

Il jetlag è ormai un lontano ricordo, inizia ad emergere l’energia ⛮ e l’adrenalina, il fisico si sta adattando (poco) al clima tropicale molto umido e spossante, la stagione più calda inizia a marzo e si toccano punte di 40 gradi. Per forza che i messicani vanno piano… Questa mattina proveremo l’esperienza del Colectivo, uno dei mezzi di trasporto più utilizzati dai messicani. Chiunque lungo il tragitto può fermare il colectivo con un cenno e salire. Idem per scendere. Non ci sono fermate e orari fissi Sono furgoncini non all’ultimo grido ma la loro versatilità fa passare tutto in secondo piano. La nostra tappa è Chichén Itzá uno dei più famosi complessi archeologici Maya, il sole cocente rende tutto particolarmente faticoso data l’ampiezza del sito ma con calma siamo quasi riusciti ad esplorarlo tutto. Anche questo è molto turistico ma in fondo quale luogo storico non lo è? Essendo amanti della natura e non contenti di aver visto un solo cenote, dopo esser tornati in hotel prenotiamo un taxi, molto comodo per gli spostamenti brevi e dopo una breve corsa siamo ai cenotes Xkeken e Samula. Dal foro del soffitto un fascio di luce illumina l’acqua verde smeraldo che riflette la luce sulle stallattiti a canne d’organo che pendono dal soffitto e radici dei pioppi che scendono a bere. Davvero suggestivo. La sensazione è strana, il posto è quasi desolato, pieno di banchette con messicani che vendono vario artigianato, non è chiaro se è originale o fatto in serie, ma sono tantissimi a fronte di una decina scarsi di visitatori. Terminata la visita ci dirigiamo all’uscita dove ci aspetta un taxi, questa volta blu e più messicano degli altri! Torniamo a Valladolid per la cena, decidendo come sempre il ristorante sul momento, infatti ne gli hotel ne il resto è stato minimamente pianificato in precedenza. Avventura pura!



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