MAYA viaggio più ATZECAto

Il giorno 23 Agosto 2006, io e la mia compagna Paola, cominciavamo con piccoli problemi di conferma pre- notazione biglietti elettronici all’aeroporto di Fiumici- no in Roma, il nostro viaggio in terra messicana. Il volo aereo durava circa undici ore ...

  • di La Redazione
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  • Viaggiatori: in coppia
 

Il giorno 23 Agosto 2006, io e la mia compagna Paola, cominciavamo con piccoli problemi di conferma pre- notazione biglietti elettronici all’aeroporto di Fiumici- no in Roma, il nostro viaggio in terra messicana.

Il volo aereo durava circa undici ore e mezzo da Madrid a Ciudad de Mexico, a cui vanno aggiunte altre due ore e mezzo, da Roma a Madrid (scalo tecnico), per un totale di volo complessivo di circa 14 ore.

Arrivavamo a C.D.Mexico alle sette di mattina, del 24 Agosto e con un taxi della Sitio 300 (con tariffe fisse a secondo delle destinazioni), ci catapultavamo a Campos Eliseos nel quartiere Polanco, per ritirare l’auto (una Ford Fiesta di segmento economico), preventivamente prenotata e pagata dall’Italia, con la formula Todo Incluido. Congedavamo il tassista (172 $, pesos messicani) e ci muovevamo per divincolarci dalle viscere enormi del traffico della capitale.

Il programma di massima prevedeva: due gg. A Oaxaca, due gg. Di mare a Puerto Angel sul Pacifico, due gg. A San Cristobal de Las Casas cuore del Chiapas, tre gg. A Palenque compresa gita a Yaxchilàn e gli ultimi tre gg. A Città del Messico, dopo aver consegnato l’auto, che come già potevamo appurare nella capitale è più d’ingombro che altro.

Avevo già studiato il percorso generale e il programma di viaggio da circa due mesi e tramite l’ausilio di una carta telefonica internazionale, dopo aver individuato grazie alla GeoGuida del TCI, che in ciò è molto attendibile, i possibili alloggi per le varie tappe, avevo già prenotato nei presunti giorni di permanenza, eccetto Città del Messico, dove vista la grandezza della città, presumevo di trovare facilmente disponibilità! Naturalmente questo è un metodo non vincolante, si ci riserva la facoltà di verificare almeno dall’esterno, l’attendibilità del consiglio della guida; comunque debbo ammettere che i consigli su hotel, posade e ristoranti, sono risultati quasi sempre validi.

Torniamo a noi, dopo una estenuante ricerca dell’autopista del Sud-Est, tra i vincoli di traffico e la lunghezza della circonvallazione della città, riuscivamo ad imboccare l’autostrada in direzione Oaxaca alle dieci del mattino. La strada, confermava le “impressioni di cartina”, con lunghi tratti dritti un po’ a saliscendi, stile strade extraurbane americane, per intenderci. Primo assaggio dei pedaggi autostradali molto salati, in riferimento alla qualità della strada (dei lunghi tratti autostradali sono addirittura ad unica carreggiata!), comunque riuscivo a tenere una buona media e in cinque ore, compreso dovute soste rifocillatici e di rifornimento, dopo quasi 500 km, eravamo ad Oaxaca (pronuncia Ua-ha-ca).

L’impatto con la cittadina zapoteco-mixteca, di stampo coloniale nelle sue costruzioni, non era però dei migliori, perché trovavamo molti tratti stradali del centro, interrotti da ostacoli interposti per evidenti azioni di manifestazione e protesta, auto distrutte da incendi, copertoni arsi per gli incroci e giovani per le strade, impegnati a far deviare il tuo percorso, insomma per ragioni a noi ancora sconosciute, l’impatto iniziale con Oaxaca, non era dei più incoraggianti... Ciò non toglie, che dopo qualche gimkana di troppo, riuscivamo ad addentrarci per l’Hotel Cuilapan, pensione eletta dalla guida, e difatti l’aspetto esterno ed il patio con il posto auto, che si intravedeva dalla strada, erano abbastanza invitanti, quindi scendevamo dall’auto, ci presentavamo, contrattavamo un po’ il prezzo (300 $ a notte, circa € 22) e ci sistemavamo subito

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