Marsa Alam, diario di un viaggiatore con permesso di viaggiare

Esiste un posto abbastanza lontano? Forse l'ho trovato. Ma non basta pagare, bisogna saperci stare dentro

  • di LindaVirga
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Esiste un luogo abbastanza lontano? L’intenzione era quella di spegnere per un po’ i pensieri di un intero anno. Allontanarsi da una Modena violentata e stravolta dal profondo della terra. Modena squarciata, lacerata fuori e dentro. Modena del Trauma. Modena del Panico. Modena della Rabbia. In ogni luogo, di senso, di significato e non, modenese c’è e rimarrà per sempre qualcosa di incrinato, andato in pezzi dopo il terremoto. La pancia si muove ancora a distanza di un anno, nonostante i tentativi di normalizzazione di una catastrofe. Paradossalmente, ad un anno esatto, alle porte di giugno, c’è freddo. Uno di quei freddi che irrigidisce i nervi e li congela, congela tutto, anche i pensieri, forse inconsapevolmente bloccati, fermi ancora ad un anno fa e a tutto ciò che ne è conseguito. I lutti. Consapevoli e inconsapevoli, elaborati e non.

L’intenzione era dunque quella di lasciarsi riscaldare dal sole egiziano, forse non equatoriale, ma sufficientemente lontano e caldo da concedermi l'illusione che tutti quei pensieri che non aiutano, lì, in quello spazio caldo, potessero in qualche modo evaporare. Vivere per una settimana come in un acquario dalle dimensioni perfette e protette per il tempo di sette giorni: bellissimo, coloratissimo e caldo acquario, senza orologi, implacabili, in bella vista a scandire i tempi; senza orologi, neppure uno in tutto l’acquario, dai quale essere risucchiati e incollati alle dimensioni precostituite e rigide della giornata.

Lasciamo l’aeroporto e ci ritroviamo immediatamente a costeggiare una superficie ruvida di sabbia e rocce.

Arenaria, Granito rosso, sabbia bianca. La polvere vulcanica depositata sulla sabbia e sulle rocce regala alla vista insistenti sfumature brune che esaltano i rilievi del paesaggio. Il sole egiziano, così come desideravo, emana un calore avvolgente, penetrante, di quelli che si sentono fin dentro le ossa, scongelare i nervi, dilatare i vasi sanguigni. I miei compagni di viaggio trovano insopportabile questa temperatura, li comprendo. A me dà, invece, conforto. L’acquario è meglio di quanto immaginassi, spettacolare: bouganville fucsia, gelsomino, “Johanmia”, “Sif saf”, profumatissimo “Rehan”, palme, acqua limpida, riflessi morbidi negli sguardi della gente del villaggio. C'è poco del resto del mondo, il mio in particolare.

Sguardo da viaggiatori clandestini, eccitati ed ansiosi, affamati di dimensioni da acquario. Sguardi e atteggiamenti che prendono distanza da sé. Le cautele ragionate, all’interno di questo luogo, perdono i fili delle loro trame che si confondono e presto si dissolvono. Rimane sempre meno del resto del mondo. La possibilità che si rompa improvvisamente il vetro: una paura dai contorni vaporosi, che perde immediatamente consistenza e si allontana.

Fame di quiete soddisfatta. Cielo terso, azzurro profondissimo e imperturbabile, calore, profumi, voci lente che rimbalzano in circolo, prive di rapidità e ipnotiche, creano una sorta di alone di stabità che mi permette di rimanere in una dimensione contemplativa rispetto a quello che mi si dà nell’immediato. La possibilità è l'hic et nunc. Straordinario. Rimango nell’acquario, senza troppi sforzi, a galleggiare su una realtà costruita anche per me, morbida, densa, buona come panna montata.

Marsa Alam, che in arabo significa “il porto delle bandiere”, perché era abitudine degli abitanti, per la maggior parte pescatori e agricoltori, issare delle bandiere per consentire alle imbarcazioni di avere dei punti di riferimento per fare ritorno a casa. Non perdersi. Segnalare il porto sicuro a cui attraccare. Salvifico.

Mar Rosso

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