Marocco, sapore di menta

Fai da te in Marocco tra le grandi città, il deserto e le montagne.

  • di Irenitatiffany
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Diario di viaggio in Marocco Luglio 2009

Di Irene Marcarelli

Mercoledì 22 luglio 2009

E’ arrivato il momento, finalmente! Parto, parto di nuovo e stavolta in dolcissima compagnia. Un sogno che si realizza, un viaggio con premesse del tutto diverse e tanta gioia perché posso condividere le emozioni con chi amo. In macchina io e Ivan arriviamo fino a Roma, dove nel pomeriggio abbiamo il volo per Madrid. Arriviamo alle 20.30 e dopo una mezzoretta di metro siamo al nostro hotel, a due passi dalla Gran Via. Cenetta veloce a menù fisso e subito all’Art Bar a La Latina dove incontriamo Simona e Alessandro. Il localino è intimo e danno uno spettacolo di flamenco: si tratta di una coppia di ballerini brasiliani, strepitosi! Il livello è davvero alto, ci mettono un’energia incredibile e la trasmettono al punto che non riesci a star fermo sulla sedia. A mezzanotte però andiamo via, l’indomani ci si deve alzare presto.

Giovedì 23 luglio 2009

Lasciamo Madrid sotto la pioggia e torniamo all’aeroporto di Barajas, dove impieghiamo più di mezzora per raggiungere il nostro gate. Assurdo, dovrebbero mettere delle navette oltre che i tapis roulants. Il volo Easy Jet è comodo e in due ore ci porta a Marrakech: è ufficiale, siamo in Marocco! Prendiamo un bus pubblico e in dieci minuti arriviamo in hotel, prenotato da Olga che conosce un po’ di gente qui a Marrakech ed è stata così carina da aiutarci. L’hotel de Foucauld è vicino alla Moschea, la Koutoubia, spartano ma con tutte le comodità, anche l’aria condizionata. Fa molto caldo, i 45° si sentono tutti, è caldo secco e non si suda ma accipicchia se picchia! Iniziamo il nostro giro dalla piazza più famosa di tutto il Marocco, ovvero Djemaa el Fna, un riassunto vivente di tutta la storia e la cultura marocchina. Si tratta della piazza del mercato della medina di Marrakech, dove gli uomini e le donne della città trascorrono praticamente la loro vita! Ci incamminiamo verso il centro della piazza e subito siamo avvicinati da due tipi, uno che mette un serpente intorno al collo di Ivan e un altro che mi poggia una scimmietta sul braccio mentre urlo di no! Iniziamo bene, io l’ho sempre detto che amo sperimentare e scoprire ma quando mi impongono una cosa senza chiedermi il permesso divento una belva! Quella scimmia avrà avuto decine di zecche per non parlare dell’alito poi! Scaccio via il marocchino e aspetto che Ivan si liberi del serpente per addentrarci nel primo Suq del nostro viaggio. Si tratta praticamente di un mercato coperto con dozzine di botteghe che vendono qualunque cosa, dall’artigianato locale in cuoio, alla seta, ai tappeti, dalle arance ai datteri, dalle chincaglierie agli argenti, dai polli alle dentiere usate. E’ un vortice di colori e di odori in cui si è continuamente richiamati dalle voci dei venditori che cercano in ogni modo di attirarti e farti acquistare la loro merce offerta a prezzi altissimi! L’imperativo è contrattare, fino alla morte, per loro è un gioco, se non ci stai si offendono e si sentono non rispettati perché loro alla fine abbassano il prezzo ma solo dopo averti fatto vedere tutto ciò che c’è nel negozio e averti messo tra le mani una gran quantità di merce che tu dovresti comprare. Come inizio è un po’ scioccante, per cui scuotiamo il capo e andiamo alla ricerca di acqua perché la sete è infinita e l’aria sempre più secca e arida! Capitiamo davanti ad un Hammam pubblicizzato con volantini da un tizio all’ingresso stesso del centro benessere e ci facciamo volentieri convincere a fare il nostro primo trattamento: mi fanno spogliare, mi offrono il tè alla menta, il primo che assaggio e che subito apprezzo e poi sauna, fanghi, scrub, e massaggio con l’olio di Argan che per me ha un odore insopportabile! Ci tengono sotto quasi due ore per 35 euro a testa e quando ci ritroviamo dopo la strigliata io e Ivan siamo più rilassati per riprendere il giro sotto il sole infuocato. Arriviamo al Palais Badii, residenza della dinastia saadiana, e poi finiamo nel quartiere ebraico, il Mellah, guidati da un ragazzino dall’ovvio nome di Mohammed. Ad ogni angolo troviamo qualcuno che vuole improvvisarsi guida per guadagnarsi qualche banconota (alle monetine storcono gli occhi!)

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