I villaggi berberi dell'Antiatlante, Marocco

1° giorno: ITALIA - CASABLANCA - MARRAKESH Tra un aereo e l’altro solo la grande fontana in ceramica dell’aeroporto di Casablanca ci ricorda che siamo in Marocco, ma quando si scende a Marrakesh le palme, l’aria calda, lo sfrecciare di ...

  • di Marco64
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in gruppo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

1° giorno: ITALIA - CASABLANCA - MARRAKESH Tra un aereo e l’altro solo la grande fontana in ceramica dell’aeroporto di Casablanca ci ricorda che siamo in Marocco, ma quando si scende a Marrakesh le palme, l’aria calda, lo sfrecciare di jeep ci richiama inequivocabilmente alla realtà: siamo in Africa, e questa volta non è un documentario! Youssef, il nostro accompagnatore e traduttore, si fa trovare fuori dall’aeroporto e ci indica gli automezzi. Appena in tempo per uno spuntino a base di ottimi spiedini e siamo già in strada verso la catena dell’Alto Atlante che si staglia in fondo ai palmeti. I panorami sono splendidi, l’avvicinamento e l’attraversamento della catena montuosa, con vette sopra i 4000 metri, ci regala un inizio davvero mozzafiato. Stanchezza scomparsa, euforia alle stelle! 2° giorno: TAROUDDANT La visita a questa cittadina ancora completamente cinta da mura ci apre gli occhi subito sulle due anime di questo paese: quella araba e quella berbera. A pochi metri l’uno dall’altro i rispettivi mercati convivono senza troppo mescolarsi, proprio come le culture che rappresentano. C’è il tempo per lo shopping, vista la bellezza e varietà di prodotti: quasi tutti devono comprare una borsa in più per far stare le cose! Ci accompagna la nostra mediatrice culturale Suad, che resterà con noi anche nei prossimi giorni. Il suo esempio nella difficile arte di contrattare vale più di mille spiegazioni, e ci fa risparmiare parecchio denaro. Ovviamente ognuno vuol poi cimentarsi in quest’arte, con risultati mediocri ma molto divertimento. C’è chi compra cose inutili solo per il gusto di contrattare! Segue visita alla sede di Migration & Developpement, una ONG franco-marocchina molto radicata in questa zona. La persona che ci spiega il loro lavoro e la situazione dei villaggi berberi è competente e precisa, credo si chiamasse Abderrazak, l’incontro è graditissimo da tutti.

E poi via in fuoristrada, tra oasi e kasbah fino al primo dei villaggi berberi, Tizgui. Cena presso una famiglia, in casa di veri berberi il cui nome non a caso assomiglia... a “burberi”. Un po’ come i nostri montanari, sono gentilissimi ma molto riservati. Si chiacchiera fino a tardi sotto un cielo stellato come solo il Sahara sa offrire, e forse grazie anche alla magica stellata nascono amicizie che dureranno anni, anche se ancora non possiamo saperlo.

3° giorno: TIZGUI - TAGMOUT Colazione “berbera” con miele portato con il favo intero: squisito, però mi sento come l’orso Yoghi a prenderlo con le mani dal favo. Divertente comunque, dopo aver assaggiato questo, il miele in barattoli sembrerà finto. Visitiamo uno splendido Agadir e passeggiamo in mezzo alle coltivazioni del villaggio, mentre Suad ci spiega insieme al capo villaggio gli interventi fatti per migliorare l’irrigazione e traduce in berbero ogni nostra domanda. Una torma di bambini e ragazzini ci segue ovunque e scherza con noi, alla fine improvvisiamo giochi, canzoni e girotondi con loro.

Dopo un buon tajin di pollo con relativa lezione su come si mangia con le mani, anzi la mano destra, si riparte per Tagmout su di una strada un po’ sconnessa che ci regala splendide viste sull’Atlante e sul deserto. Siamo accolti dall’Associazione del Villaggio e da una splendida sorpresa: oggi è la festa del villaggio, e questa sera potremo assistere all’hawash, la danza tradizionale berbera. Mangiamo dunque eccitati dall’imprevisto e, vestiti dagli abiti migliori che troviamo in valigia, nel senso di meno stropicciati, eccoci seduti in prima fila al posto d’onore. Le danze ed i canti iniziano sul tardi e continuano fino al cuore della note, lo spettacolo è bellissimo ed ipnotizzante. La stanchezza per le giornate lunghe ed intense però ci fa cedere ad uno ad uno, verso l’una cedo anch’io e vado a dormire ma la festa continuerà ancora per ore. Al mattino quando ci alziamo il villaggio è già in piedi da un po’, le persone nei campi a lavorare... altra fibra, i berberi! 4° giorno: AGNI’N FED Oggi finalmente abbiamo fatto l’incontro con l’albero dell’Argania, che cresce solo qui e da cui si ricava il noto olio elisir di bellezza e giovinezza. A dire il vero le donne berbere non sembrano molto giovanili, ma tenuto conto della vita che fanno e di quanto restano al sole..

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