Gambia: the smiling country

2 gennaio 2009: finalmente il grande giorno è arrivato, in cui lasceremo nebbie e freddo per abbracciare il sole dell’Africa! Il viaggio verso l’aeroporto di Malpensa è allucinante, siamo completamente immersi in una nebbia fitta al punto che la si ...

  • di totta73
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 
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2 gennaio 2009: finalmente il grande giorno è arrivato, in cui lasceremo nebbie e freddo per abbracciare il sole dell’Africa! Il viaggio verso l’aeroporto di Malpensa è allucinante, siamo completamente immersi in una nebbia fitta al punto che la si potrebbe tagliare col coltello: meglio, dico io, fa solo crescere dentro di noi la voglia di scappare! Parcheggiamo al solito posto (Golden Parking), ci dirigiamo eccitati al banco dell’area gruppi e iniziamo a sbirciare tra la gente in coda per capire chi saranno i nostri compagni di viaggio. Non tutti coloro che prendono il nostro aereo però sono diretti in Gambia, la maggior parte scenderanno a Dakar perché hanno optato per una vacanza in Senegal. In coda riconosco gente che ha i documenti di viaggio targati Ventaglio o i Viaggi di Atlantide e tra me e me sghignazzo, perché io ho sicuramente pagato mooooolto meno di loro la stessa identica vacanza (grazie al mitico todomondo!).

L’aereo è abbastanza puntuale. Appena decollati Matteo si addormenta, io invece sono troppo eccitata, non chiudo occhio. Prima leggo, poi guardo un film, poi inizio a sbirciare dal finestrino il deserto rosso immenso che stiamo sorvolando, il Sahara.

Arrivati a Dakar, si aprono le porte e un caldo soffocante penetra in cabina. Noi siamo bloccati sull’aereo, non ci fanno scendere, ma chissenefrega, tra meno di 20 minuti di volo saremo finalmente a destinazione.

Quando arriviamo la sensazione del sole che mi abbaglia sul pullman che dall’aereo ci trasporta in aeroporto è bellissima, era quello che sognavo. Inforco gli occhiali da sole e mi spunta un enorme sorriso. Al controllo passaporti sono tutti gentilissimi, sorridenti e in vena di scherzare (non proprio come da noi...Annoiati e spesso scostanti). Io divento subito la beniamina dei locali perché tra i turisti italiani mi distinguo grazie al fatto che parlo bene inglese (lingua ufficiale: non andate in Gambia se non sapete l’inglese). Non vogliono crederci che sono italiana! In effetti qui di turisti italiani scopriremo che ne arrivano pochi (una ventina a settimana in alta stagione) e solo da un anno. Per il momento il dominio qui è di turisti inglesi, scandinavi e spagnoli (questi ultimi, non si capisce perché, specialmente in bassa stagione, quella delle piogge).

Il responsabile Todomondo ci accoglie all’aeroporto e ci indirizza al pulmino che ci poterà al nodtro hotel, il Kombo Beach. La cosa divertente è che il pulmino non ha bagagliaio, le valigie vengono issate sul tetto da un mandingo di notevole stazza che sembra non fare alcuna fatica. Siamo circondati da gente che vuole prendersi cura di noi e dei nostri bagagli, ma che ovviamente pretende in cambio qualche moneta.

Partiamo alla volta degli hotel. Lasciamo giù quelli dello Sheraton e del Seaview, prima; in ultimo arriviamo al nostro hotel. Ci consegnano la chiave della stanza: 134. È al primo piano del primo blocco, il migliore, con vista sulla spiaggia. Mi piace! Certo la struttura non è nuovissima e la camera non è di lusso, le piastrelle sono rotte, la tv è minuscola, i vetri sono sporchi, le salviette del bagno sono un po’ stinte dai lavaggi, l’armadio è piccolo e rovinato, ma l’impressione complessiva è di una struttura vecchia ma pulita. Capiremo poi qui che la manutenzione è un concetto che in Gambia devono ancora importare...

Abbiamo scelto un regime di mezza pensione (bevande escluse), e in effetti è stato un bene così. A pranzo abbiamo sempre mangiato in giro durante le escursioni, ovvero se stavamo in spiaggia una volta siamo andati al Sailor’s (assolutamente consigliato per il cibo, anche se la pulizia non è il massimo), altrimenti ci facevamo portare dalle Fruit ladies che popolano numerose le spiagge due bei piatti di frutta tagliata fresca e sugosissima: ananas, banana, grape fruit, deliziose, alla modica cifra di 100-200 dalasi a seconda delle giornate (massimo 6 euro insomma: un euro sono 34 dalasi). Attenzione però: ciascuno deve scegliersi la propria Fruit lady “del cuore” e comprare la frutta sempre da lei. Dovete vedere come si accapigliano se una cerca di “rubare” il cliente all’altra!!! La mia Fruit Lady del cuore si chiama Tall Maria, sta al banco 21 (eh sì, qui ciascuna ha il proprio banco numerato), ed è dolcissima! Ogni giorno insieme alla frutta mi portava un regalo: una volta del croccante, una volta una collana, una volta una crema per il corpo, insomma mi ha viziato! E l’ultimo giorno ci ha tenuto a che facessimo una foto insieme e a scambiarci l’indirizzo. Le scriverò senz’altro, perché è stata carinissima, e consentitemi di farle un po’ di pubblicità! ;-) Oltre alle Fruit ladies, sulla spiaggia (di sabbia, lunga ed ampia) ci sono anche i venditori di succhi di frutta, rigorosamente uomini, anche loro ciascuno con il proprio banco. Il mio venditore del cuore era Kevin Costner, sì, avete capito bene, si (fa) chiama(re) così! La spiaggia è bellissima, e a differenza di quella antistante diversi altri alberghi, soprattutto nella zona del Senegambia, non soffre del fenomeno della erosione, cosicchè è proprio godibile. Ci sono lettini in legno per tutti e l’hotel offre teli mare e comodi materassi per godersi il sole. L’acqua del mare è pulita, anche se le onde sollevano parecchia sabbia e la rendono torbida. Certo, non è calda come quella dell’oceano indiano, ma anch’io che sono una freddolosa sono sempre riuscita a fare tanti bagni. L’unica cosa è che bisogna stare attenti alle onde e alle correnti, che sono molto forti. Io non consiglierei ad un bambino di fare il bagno in mare, e anche un adulto farebbe bene a non allontanarsi troppo da riva

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