Ai piedi del Monte Bianco

Era il 7 agosto del 1786 quando il medico Michel Gabriel Paccard e il cercatore di cristalli Jacques Balmat, due cittadini di Chamonix, raggiunsero, alle 18:23, la cima del Monte Bianco. I due vi rimasero per circa mezz’ora, il tempo ...

  • di Daniela Palano
    pubblicato il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Era il 7 agosto del 1786 quando il medico Michel Gabriel Paccard e il cercatore di cristalli Jacques Balmat, due cittadini di Chamonix, raggiunsero, alle 18:23, la cima del Monte Bianco. I due vi rimasero per circa mezz’ora, il tempo necessario a Paccard per compiere le sue osservazioni scientifiche. I tentativi di conquista della montagna, che con i suoi 4807 metri sul livello del mare costituisce la cima più alta d’Europa, si erano susseguiti già negli anni precedenti, ma con scarsi risultati. Gli abitanti delle valli guardavano con indifferenza questi monti spaventosi, tanto da soprannominare il Monte Bianco, allora conosciuto come Mont Mallet, “taupinière blanche”, letteralmente “bianco monticello di terra prodotto dagli scavi della talpa”. Ma il 1786 rappresenta la svolta; nel giugno di quello stesso anno, infatti, Balmat nel tentativo di aprirsi una via alla vetta si perde nella nebbia e pernotta in un bivacco in quota, rientrando a Chamonix il mattino successivo tra lo stupore di tutti, in quanto non si credeva possibile sopravvivere a quelle altezze. L’avventura gli procurò, tuttavia, segni d’assideramento che l’obbligarono a rivolgersi al medico del paese, Paccard appunto. Fu il loro primo incontro (anche se le versioni sui fatti accaduti sono talvolta un po’ differenti). Il Monte Bianco ricorreva anche tra i sogni di un giovane botanico ginevrino, Horace Bénédict de Saussure, che da tempo ammirava la vetta innevata dalla terrazza della sua casa. Egli era un buon camminatore, ma non altrettanto un buon alpinista a causa della sua stazza! Aveva promesso un’ottima ricompensa a chi l’avrebbe condotto sulla cima del Monte Bianco. Il suo sogno si realizzò un anno più tardi, nel 1787 e fu proprio Balmat a condurlo in vetta, insieme ad altre 18 guide. I due sono raffigurati in un bel monumento di bronzo, collocato sul Pont de Cour, a Chamonix, nel quale Balmat punta il dito verso il Monte Bianco per mostrarlo a De Saussure. A quest’ultimo è dedicato un giardino botanico, il “Giardino Alpino de Saussurea”, sul versante italiano, a Pavillon du Mont Fréty, stazione intermedia della funivia che da La Palud (Courmayeur) porta al Rifugio Torino (Colle del Gigante - 3500 metri di altezza), a 2175 metri di quota (il più alto d'Europa). Come per Paccard e Balmat, Chamonix sarà anche la nostra base di partenza, non certo per ripetere l’ardita impresa che segnò la storia dell’alpinismo, ma per andare alla scoperta delle bellezze naturalistiche e storico-architettoniche della valle.

Chamonix si raggiunge comodamente percorrendo gli 11,6 km del traforo, che la collega alla sua “gemella” Courmayeur e che attraversa il ventre del Monte Bianco (38.10 euro andata e ritorno, con scadenza alle ore 24 del settimo giorno dalla data di emissione). All’epoca di questo viaggio il traforo era chiuso per i lavori resi necessari dopo il tragico incidente del 24 marzo1999. L’itinerario deve subire, quindi, una variante che conduce a Chamonix passando dal territorio elvetico. Giunti in Valle d’Aosta, all’altezza dell’uscita “Aosta” dell’autostrada, si imbocca la valle del Gran San Bernardo che conduce all’omonimo traforo (circa 5,8 km, 35.6 euro andata e ritorno con validità un mese). Per i più avventurosi è possibile svalicare attraverso il Colle, a 2473 metri di quota, godendosi così l’ebbrezza dei numerosi tornanti e la bellezza selvaggia di questo angolo di montagna. Frequentato già ai tempi dei Celti e dei Romani, il Colle del Gran San Bernardo ha rappresentato per secoli una delle principali via di comunicazione tra il Nord e il Sud Europa. Migliaia di pellegrini e viandanti hanno sfidato le intemperie e i rigori del clima ostile, trovando rifugio nell'antico Ospizio che ancora oggi domina il paesaggio del colle. Superato il confine e voltandosi ad ammirare la mole imponente del Grand Combin (4314 metri) si giunge a Martigny, che merita almeno una sosta per il pranzo. Arroccato sulla nuda roccia il castello di La Bâtiaz, datato metà del XIII secolo, offre una vista magnifica sulla piana e sulla città (aperto al pubblico da metà luglio a metà agosto). Ai suoi piedi si trova il vecchio ponte di legno coperto di La Bâtiaz che scavalca la Dranse dal diciannovesimo secolo. Il centro è molto grazioso e si respira un’atmosfera molto tranquilla pur essendo in piena estate! Martigny offre anche interessanti itinerari archeologici (Anfiteatro romano, Mithraeum, Tempio Gallo-romano), nonché varie fondazioni culturali, che purtroppo non abbiamo avuto il tempo di scoprire

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