Ferragosto in Alta Savoia

Anno di magra il 2006 per quanto riguarda l’argomento ferie - causa nuovo lavoro del mio compagno di vita e di avventure in viaggio - ma riusciamo lo stesso ad ovviare all’inconveniente, organizzando delle fughe oltralpe di due, tre giorni, giusto per intervallare la nostra lunga estate calda. Basta individuare, nel calendario dei turni...
 
Partenza il: 15/08/2006
Ritorno il: 16/08/2006
Viaggiatori: in coppia
Spesa: 500 €

Anno di magra il 2006 per quanto riguarda l’argomento ferie – causa nuovo lavoro del mio compagno di vita e di avventure in viaggio – ma riusciamo lo stesso ad ovviare all’inconveniente, organizzando delle fughe oltralpe di due, tre giorni, giusto per intervallare la nostra lunga estate calda.

Basta individuare, nel calendario dei turni lavorativi di Ric, un paio di spazi vuoti (giorni di riposo) ed ecco che subito ci attiviamo per organizzare una gita e, pare strano, siamo ancora più entusiasti ed emozionati di partire anche solo per un weekend, forse perché ci sembra un po’ “rubato” e quindi più prezioso e sospirato.

Con l’animo giusto quindi, la mattina del 15, sotto un magnifico cielo azzurro, partiamo di buon’ora per varcare subito il nostro vicino passo del Sempione, percorrere tutta la valle del Rodano fino a Martigny, salire in quota verso il Passo della Forclaz e raggiungere la famosa Chamonix, capitale mondiale dell’alpinismo d’estate e dello sci d’inverno. Tutt’intorno il paesaggio è caratterizzato da verdissimi alpeggi, dove si ode il tipico e allegro suono dei campanacci delle mucche al pascolo, ogni tanto un bel chalet di legno, dai ricchi balconi fioriti, o piccoli villaggi alpini con le loro tipiche chiesette, e poi ancora verdi foreste, e montagne rocciose solcate da freschissime cascate d’acqua cristallina … su tutto il massiccio del Monte Bianco regna sovrano.

L’animata e graziosa cittadina di Chamonix si adagia in una verde vallata, circondata dal più spettacolare panorama di tutto l’arco alpino francese e dominata dalla vetta del Monte Bianco, che con i suoi 4810 metri risulta la più alta cima d’Europa! Il nostro programma, una volta giunti fin quassù, sarebbe quello di visitare la famosa “Mer de glace”, un vero mare di ghiaccio, come si deduce appunto dal suo nome, raggiungibile con un piccolo trenino rosso che risale la montagna fino a 1900 metri, dalla stazioncina di Chamonix fino a Montevers, da dove pare si possa godere di una vista incredibile su tutto il ghiacciaio.

Ma la nostra intenzione sfuma in pochi istanti, quando ci rendiamo conto della massa di gente che si trova oggi a Chamonix, intuibile dal fatto che non si trova un posteggio neanche molto fuori città, ma soprattutto appena scorgiamo, fin da lontano, la ressa di turisti che occupa il piazzale della stazione da cui parte il trenino a cremagliera: un vero mare di gente, altro che mare di ghiaccio!! Ric ed io a questo punto abbandoniamo l’idea di unirci alla pazza folla in nervosa attesa e decidiamo di proseguire il viaggio per la nostra prossima destinazione, promettendoci di ritentare la scoperta della “mer de glace” nei prossimi giorni, avendo appurato che ci vogliono meno di tre ore di strada per raggiungere Chamonix da casa nostra e quindi riusciremo benissimo a fare la gita in giornata.

Scendendo da Chamonix in direzione di Annecy, rimaniamo esterrefatti dalla lunga coda di auto che continuano ad affluire verso il Monte Bianco, e non riesco a immaginare quanto si possa vedere ed apprezzare dello spettacolo dell’austera montagna, in mezzo a tutta questa gente e a tutte queste macchine! Siamo sempre più convinti che è stato meglio rimandare! Nel frattempo si è fatta ora di pranzo, a sentire il borbottio del nostro stomaco, e mentre cerchiamo un’area di sosta per fare il nostro pic-nic, vengo attirata da un cartello che indica la vicinanza delle “Gorges de la Diosaz”, un canyon molto alto e stretto scavato dal torrente Diosaz, affluente dell’Arve, che scende dal Monte Buet, alto 3099 metri.

L’entrata alle gole è a pagamento, ma apprezziamo il fatto che si possono visitare autonomamente, liberi di fermarci spesso e volentieri a contemplare lo scorrere impetuoso del torrente, dalle passerelle e dai ponti sospesi nel vuoto, in un’atmosfera surreale data dal rumore, quasi assordante, dell’acqua che scorre tumultuosa in fondo al crepaccio. L’escursione dura circa un’ora e mezza, compreso il percorso attraverso il bel sentiero nel verdissimo sottobosco, e rimaniamo soddisfatti di questo gradevole quanto inaspettato “fuori programma”.

Ci rimettiamo in marcia, destinazione Annecy, affacciata sull’omonimo lago e capoluogo dell’ALTA SAVOIA, situata a pochi km dalla Svizzera e dall’Italia e considerata la piccola “Venezia Savoiarda” per i particolari canali che la attraversano.

Troviamo facilmente il nostro Etap hotel, prenotato come di consueto all’ultimo minuto dal pc di casa, e dopo aver posato la borsa e fatto un rapido cambio d’abito, ci avviamo verso le placide sponde del Lago, per una passeggiata veramente rasserenante, assaporando appieno il clima vacanziero ed il gradevole profumo emanato delle acque del lago, che pare sia il più puro di tutte le Alpi. Ci addentriamo poi per le viuzze del centro storico, dominato dalla presenza del sovrastante Castello, dalle poderosi torri che ne coronano le mura, la cui silhouette bene si staglia nel panorama montano sullo sfondo.

L’edificio che più colpisce appena ci si addentra nella “vieille ville” è “le palais de l’isle”, che sorge su un’isoletta formata dal canale del Thiou, emissario dal lago, la cui forma triangolare somiglia alla prua di una nave ancorata sulla riva, o che sta per salpare verso le dolci acque del lago, e costituisce uno degli elementi più attraenti, e di conseguenza più fotografati, della città.

Il tipico palazzo fu adibito anche a prigione, oltre che a palazzo di giustizia ed ora ospita un museo dedicato alle vicende storiche della città e di tutta l’Alta Savoia.

E’ molto piacevole passeggiare nella “vieille ville” con le sue caratteristiche viuzze e le tipiche botteghe di artigianato, animate da un buon numero di turisti di ogni nazionalità. Scegliamo di cenare all’aperto, in un ristorantino proprio sulla riva del canale, con vista sul famoso isolotto, che man mano cala la notte, pian piano s’illumina con scenografiche luci.

Apprezziamo la buonissima cucina dell’Alta Savoia, tipica cucina di montagna, che ha una vasta collezione di piatti gustosi a base di patate, come “la tartiflette” e “le gratin mountagnard”, e il saporito formaggio per la classica “fondue”. In vena di provare queste pietanze così invitanti, ordiniamo dal menù turistico una “tartiflette” (patate a rondelle immerse nel formaggio fuso, condite con pancetta e cipolle e fatte gratinare) per me e una “lasagna” (lasagne al ragù immerse nel formaggio fuso) per Ric, veramente ottime, accompagnate come di consueto da un’insalatina e, per finire, “le fromage blanc” e il caffè.



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