Domenico P. PIRONDINI IL VENTO DEL NORD (viaggio nei paesi baltici) 2003 Quando racconto della mia abitudine di fare viaggi in bicicletta in giro per l’Europa la prima domanda che mi viene fatta è sempre la stessa:”Ma da solo?”.E la ...
Domenico P. PIRONDINI IL VENTO DEL NORD (viaggio nei paesi baltici) 2003 Quando racconto della mia abitudine di fare viaggi in bicicletta in giro per l’Europa la prima domanda che mi viene fatta è sempre la stessa:”Ma da solo?”.E la seconda:”Ma non hai paura?”.
Le due risposte si sono affinate nel tempo,ed ora ho una certa costanza nel dire: 1)-“Si,da solo,perché così riesco a trovare la giusta concentrazione per navigare dentro me stesso senza distrazioni esterne.Il mio modo di viaggiare è ormai frutto dell’improvvisazione e mi riuscirebbe difficile fare accettare a qualcun altro gli sbalzi di umore che regolano molte delle scelte che faccio.Obbedisco a stimoli primari quali la sete,la fame,i bisogni fisiologici e naturalmente anche a stati d’animo quali l’euforia,la depressione,la stanchezza sia fisica che mentale o la noia.Ci sono da aggiungere poi i fattori climatici quali il caldo,il freddo,la pioggia,il vento e infine,questione non di poco conto,non devo chiedere il permesso a nessuno per fare questo genere di cose e posso concedermi lussi che non ho nessuna intenzione di contrattare ”.
2)-“Le paure mi prendono quando preparo il viaggio,quando studio la carta geografica o analizzo l’indice di delinquenza del Paese che devo visitare.Durante il viaggio sono così completamente assorbito dalle piccole necessità quotidiane che non mi rimangono molti spazi per avere paura di chissà cosa.Vivo semplicemente il momento,e poi, francamente, fino ad ora non sono andato in posti particolarmente infami.Ho il cellulare,memorizzo i numeri d’emergenza,insomma non sono uno sprovveduto”.
Il viaggio.
Solo la parola mi emoziona quando la scrivo e poi io,il viaggiatore,con la sua bicicletta,sulle strade sconosciute in Paesi che erano solo nomi sugli atlanti per poi diventare,alla fine,parte della tua memoria.
La preparazione del viaggio,già viaggio essa stessa, tra le migliaia di informazioni che si riescono a raccogliere nei mesi precedenti alla realizzazione.Il famoso sabato del villaggio,con tutte le sue aspettative,vita vera che scorre tra la routine di tutti i giorni.
A volte paragono questa voglia di andare come ad una droga che ti prende gradualmente ma inesorabilmente fino ad arrivare a non poterne più fare a meno.E hai bisogno di dosi crescenti,non bastano i dieci giorni,ne vorresti venti e poi un mese,due,un anno per finire a fare solo quello fino al terminal dei tuoi giorni.
Senza parlare dei posti dove vorresti andare,sempre più lontani,poco conosciuti e soprattutto poco abitati,perché il viaggiatore non sogna la 5° strada di New York,ma la Carretera Austral che attraversa la Patagonia.
Il viaggiatore,perlomeno questo viaggiatore che sta scrivendo,non ha una grande passione per Cattedrali,Castelli o Musei,prova piacere negli incontri casuali con persone sconosciute, negli scorci inaspettati che la natura ti offre lasciandoti a bocca aperta e consapevole di essere in quel momento un privilegiato.
Questo viaggiatore vuole starsene per conto suo la maggior parte del tempo che ha a disposizione ed essere libero di scegliersi di volta in volta le persone con le quali parlare.E’ un curioso per indole,ma incomincia ad essere stanco delle solite banalità che più o meno sente in giro.Vuole ascoltare gente che fa delle scelte difficili,che provocano dolore e sofferenza interiore,scelte che ti fanno pagare di persona,ma soprattutto è stanco di vivere nella mediocrità quotidiana.
Un anno fa si suicidava nella mia infermeria,seduto alla mia scrivania,l’unica persona con la quale avevo la possibilità di confrontarmi sui grandi temi dell’esistenza.Si è puntato alla fronte una Smith & Wesson ed ha premuto il grilletto squarciandosi il cranio.Un giorno sì e uno no,ho nella testa lo sparo,anche se non l’ho sentito perché non c’ero.Ero da una altra parte,banale come sempre,mentre lui con il sorriso sulle labbra mandava a fan culo il mondo