Shams Alam: il vento caldo del deserto

Torniamo, a fine agosto 2008, io, mia moglie e mio figlio, sulle coste del Mar Rosso per la terza volta: dopo essere stati a Hurghada e Sharm, scendiamo a sud, a quello che fino a poco tempo fa era l’ultimo ...

  • di picus
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  • Viaggiatori: in coppia
 

Torniamo, a fine agosto 2008, io, mia moglie e mio figlio, sulle coste del Mar Rosso per la terza volta: dopo essere stati a Hurghada e Sharm, scendiamo a sud, a quello che fino a poco tempo fa era l’ultimo resort prima del confine con il Sudan, a Shams Alam, con l’operatore Albatour.

Arriviamo all’aeroporto di Marsa Alam portandoci dietro il ritardo della partenza dovuto, come sottolineato in maniera seccata dal comandante, ai disservizi di Aeroporti di Roma, e subito la memoria che conservavamo dell’Egitto viene ravvivata dal vento caldo del deserto, che sembra accoglierti in un morbido e accogliente abraccio.

L’assistenza di Albatour appare efficiente: Elisa ci consegna le etichette da applicare sui bagagli perché, all’arrivo al resort, possano essere portate in camera mentre noi andremo liberamente a pranzo, e ci indirizza al nostro pullman, pronto a percorrere i circa 100 km che ci separano da Shams Alam, probabilmente uno dei tratti di costa più belli e di più facile accesso di tutto il Mar Rosso turistico, appena prima dell’inizio della riserva naturale di Wadi Gemal.

Appena arriviamo, constatiamo che il luogo è esattamente come ci era stato piacevolmente presentato: il resort è una presenza discreta in uno scenario emozionante, il deserto roccioso alle spalle, la riserva naturale a sud, il mare percorso dalle geometrie della barriera corallina; si estende con una fila di bungalow a due piani color sabbia lungo la parte centrale della piccola insenatura, fiancheggiato a nord dal centro per il windsurf e a sud dal centro per le immersioni. Lungo la strada per l’aeroporto solo la presenza sporadica dei vari resort, interrotta dal centro indigeno di Marsa Alam, che costituisce una improvvisa e diretta inserzione di vita egiziana all’interno del settore vacanziero. A sud la creazione della riserva naturale di Wadi Gimal impedisce ulteriori costruzioni, che riprendono solo oltre i suoi limiti meridionali, dove è già attivo un recente resort a Lahadi, che ha tolto a Shams Alam il primato dell’insediamento turistico più meridionale.

La gestione del resort è senz’altro buona: molto gentile e disponibile il personale egiziano, apprezzabile e vario il mangiare, discreta l’animazione del personale Albatour, sempre presente senza essere opprimente. Ricordiamo con piacere le uscite snorkeling con Luca, la ginnastica con Marzia, le partite a pallavolo con Toc Toc, ma un attestato di simpatia va a tutti quanti, anche a quelli con cui siamo stati meno a contatto.

Per la prima escursione, decidiamo di cercare l’impatto con la realtà della vita beduina non da cartolina, scendendo fino a Shalatin, centro nato sul commercio e lo scambio al confine con il Sudan, che ospita uno dei più grandi e frequentati mercati di dromedari di tutta l’Africa. Per arrivarci si devono percorrere più di 200 km attraverso un ambiente complessivamente lontano dall’essere monotono: poche centinaia di metri dopo Shams Alam ha inizio la riserva naturale di Wadi Gimel, dove la vegetazione rada, a livello del terreno, impedisce la dispersione della sabbia operata dal vento e causa la formazione continua di dossi che, più in là, lasciano il posto a una limitatissima macchia di acace e, ancora oltre, a una distesa di sabbia, sommersa dal mare a est e interrotta a ovest, in lontananza, dai rilievi del deserto roccioso orientale. A 15 km da Shams Alam una pista di m. 200 circa conduce alla spiaggia bianca di Shams El Luli, meta di una successiva escursione di cui diremo tra poco

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