Un viaggio di nozze da raccontare

Partiamo da Roma Fiumicino molto emozionati.. Stiamo per intraprendere un viaggio di nozze incredibile.. Sappiamo tutto dei viaggi di nozze dei nostri amici: sole, spiagge bianche, barriere coralline, ma a noi due, che pensiamo che oziare in spiaggia è una ...

  • di fraedario
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    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Partiamo da Roma Fiumicino molto emozionati.. Stiamo per intraprendere un viaggio di nozze incredibile.. Sappiamo tutto dei viaggi di nozze dei nostri amici: sole, spiagge bianche, barriere coralline, ma a noi due, che pensiamo che oziare in spiaggia è una gran noia, ci aspettano due settimane “movimentate”.

Le nostre speranze sono di incontrare la gentilezza degli indigeni, i colori delle Ande, i sapori dell’Ecuador e soprattutto la natura delle Galàpagos con uccelli marini coloratissimi, pinguini, balene, squali e testuggini giganti.

Arriviamo all'aeroporto Marisal Sucre di Quito, ( il maresciallo Sucre, braccio destro dell’eroe sudamericano Bolivar, è una leggenda, tanto che la moneta ecuadoriana, prima dell’entrata in vigore del dollaro, aveva il suo nome). Durante il trasferimento in hotel conosciamo la nostra guida parlante italiano, una persona mite e sorridente che parla benissimo italiano e che ha accompagnato tutti gli italiani “che contano” nel tour dell’Ecuador, ma che non è mai riuscito a venire in Italia. Iniziamo a renderci conto della povertà dell’Ecuador, dei suoi odori aspri e della mancanza di ossigeno, legata all’altitudine (Quito è a 2800 metri s.L.M.). Arriviamo nel nostro albergo lussuoso e ci accolgono con un piatto di frutta dolcissima, una bottiglia di champagne e molta cordialità.

Il giorno seguente, senza aver digerito neanche il fuso orario partiamo verso sud, attraverso la Panamericana che dal nord America arriva fino alla Terra del Fuoco, per la valle dei vulcani in direzione della regione del Cotopaxi, dominata dal vulcano Cotopaxi sempre innevato, la cui cima raggiunge i 5897 metri. Quando arriviamo le nuvole hanno ormai coperto la cima innevata del vulcano così decidiamo di cambiare itinerario e di raggiungere il Lago del Quilotoa Uno spettacolo della natura ci accoglie con i suoi colori... Iniziamo a conoscere la popolazione indigena, le donne sono molto sorridenti ma, anche se ancora molto giovani, sono segnate già dalle maternità e dai lavori faticosi che devono svolgere (è una società maschilista in cui gli uomini spesso sono vittime dell’alcool) ed i bambini ci stupiscono con i loro giochi che somigliano molto a quelli dei nostri nonni...

Scendiamo fino alle rive del lago vulcanico attraverso un sentiero di roccia molto ripido per poi risalire in sella ad un cavallo (la sella è davvero rudimentale)... E goderci di nuovo il panorama.

Ne approfitto subito per comprare un cappello e dei guanti di Alpaca perché a quasi 4000 metri il freddo si fa sentire.

Dopo pranzo proseguiamo per la nostra strada dei vulcani (la Panamericana) e ci dirigiamo verso Riobamba, soprannominata "Sultana delle Ande" per la sua posizione privilegiata ai piedi del Chimborazo, la più grande montagna dell'Ecuador (6310 metri). Riposiamo in un caratteristico e molto curato agriturismo ai piedi del vulcano per ripartire la mattina seguente di buon ora per la stazione di Alausi, per imbarcarci a bordo del "Treno delle Ande" in direzione della stazione di Sibambe, dove ancora l'arrivo del treno continua ad essere un avvenimento. Il viaggio è una vera e propria avventura...Mezza giornata a bordo di vagoni un po’ primitivi e di un tetto molto affollato da noi turisti perché è il posto migliore per osservare i paesaggi spettacolari che si attraversano. Qui il treno, a causa della forte pendenza della montagna, è costretto ad effettuare numerose inversioni di marcia e mio marito ed io abbiamo sempre un po’ di tensione durante le manovre a causa dei ripidi burroni al lato di questa rudimentale ferrovia... ma la guida ci ha detto che non è mai accaduto nulla lungo il percorso e cerchiamo di fidarci..

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