Angeli cinesi

Breve premessa Quello che mi accingo a scrivere, è il racconto di un viaggio un po’ atipico; atipico non nell’itinerario, ma nelle modalità di svolgimento e nelle circostanze. Non è una sorta di diario che descrive necessariamente in maniera cronologica ...

  • di Alessio Sebastio
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Breve premessa Quello che mi accingo a scrivere, è il racconto di un viaggio un po’ atipico; atipico non nell’itinerario, ma nelle modalità di svolgimento e nelle circostanze. Non è una sorta di diario che descrive necessariamente in maniera cronologica lo svolgersi del viaggio, anche se una certa cronologia è presente, non vi sono informazioni utili su alloggi e ristoranti, ma è principalmente un racconto che da rilievo ad una serie di considerazioni su quindici giorni vissuti in Cina tra e, soprattutto, con i cinesi, alla maniera dei cinesi. Andiamo, però, per ordine.

Una dozzina di anni fa, mia moglie Maria Clara ed io, Alessio, conoscemmo una simpatica e straordinaria donna cinese, Anling, che per motivi di studio e lavoro, soggiornò per circa due anni a Roma, ove tuttora viviamo. Dopo questo primo lungo soggiorno, da parte di Anling, ve ne furono altri più brevi che si ripetettero periodicamente negli anni a venire; in ognuno di questi successivi soggiorni, mantenevamo ed incrementavamo reciprocamente i contatti, fino a creare le basi di una solida e sincera amicizia. Più di una volta Anling ci invitò a trascorrere un periodo di vacanze in Cina a casa sua ed in giro per questo sterminato paese con lei, più di una volta le promettemmo sinceramente e minacciammo di realizzare questo viaggio. Poi, si sa com’è, tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare e così, di volta in volta, il viaggio veniva rinviato ad un momento successivo, fino ad un giorno dello scorso mese di maggio, allorquando Maria Clara, mentre proggettavamo le, allora prossime, vacanze pronunciò improvvisamente e testualmente: “e se andassimo in Cina da Anling”?... Brevissimo attimo di sorpresa da parte mia, che, evidentemente accettando senza condizioni la sua idea, poi dissi di rimando: “dobbiamo incominciare a cercare i biglietti”. Rapida consultazione di Anling via mail che rispose con manifesto entusiasmo all’apprendere il nostro progetto e dandoci la sua più assoluta disponibilità per ospitarci. Il viaggio: Eccoci dunque giunti al 26 luglio 2005, il giorno della partenza; dopo un breve trasferimento da Roma a Parigi nel grande ma, a mio avviso, esageratamente scomodo ed irrazionale aeroporto Charles De Gaul, eccoci dunque sul volo AF 126 con destinazione Pechino. Viaggio abbastanza confortevole, cibo buono, per quel che quest’aggettivo può rappresentare per il cibo d’aereo, aereo decisamente ben messo e nuovo; poco dopo la metà del viaggio abbiamo sofferto un paio d’ore abbondanti di notevole turbolenza, in particolare dopo aver attraversato gli urali e quindi sulla Siberia. Per la prima volta in vita mia, ho potuto ascoltare il sibilo, o meglio, l’urlo del vento tempestoso contro la fusoliera e le ali dell’aereo; è una sensazione allo stesso tempo terrificante ed affascinante, che ti fa riflettere su cosa può essere la Siberia d’inverno se d’estate è così... Ad ogni modo, in perfetto orario, 10.30 locali del mattino del 27 luglio, tocchiamo la leggendaria terra di Cina.

Scesi dall’aereo, facciamo la fila per ottenere l’annullamento del visto; ci accodiamo, seguendo una delle ultime scritte inglesi e comunque per noi comprensibili chevedremo, nella fila per gli stranieri... stranieri? Ma qui sembrano tutti cinesi! Infatti la fila è composta quasi interamente da orientali; gli occidentali sono abbastanza pochi. Ci colpisce le narici un pungente ed appestante odore di aglio vivo, che trasuda quasi dalla pelle delle persone, ma, che nei giorni a venire, non avvertiremo più con quella intensità... meno male! Ritirati poi i bagagli, ci incamminiamo verso l’uscita ove riabbracciamo Anling che ci aspettava. Come prima ho scritto, con Anling siamo amici di vecchia data e lei ha anche vissuto qualche anno in Italia e quindi, sa bene che per noi l’abbracciare ed il baciare una persona cara dopo diverso tempo che non la si vede, è quanto di più normale e spontaneo ci sia. Lei lo sa, ma per i cinesi non è così; abbiamo avuto modo di vedere, ed Anling ce lo ha confermato, che le persone normalmente riducono al minimo i contatti fisici, anche tra membri della stessa famiglia; praticamente non si toccano l’un l’altro. Se invece le persone in questione sono estranee e non si conoscono, praticamente si ignorano; più di una volta abbiamo visto persone che tra loro non si conoscevano, entrare in un’ascensore o altro spazio angusto insieme, ed ignorarsi completamente, a livello di non dirsi neanche buon giorno o accennare minimamente un saluto; praticamente gli estranei sono come fantasmi. Naturalmente ciò non può essere esteso in generale a tutta la Cina, poiché, la sua estensione enorme e l’altrettanto grande numero di etnie ivi residenti, danno luogo a comportamenti e costumi differenti a seconda della regione o zona. Yixian: Anling, come ho detto, mostrò molto entusiasmo quando le comunicammo l’intenzione di fare un viaggio in Cina; lei stessa ci disse che il periodo che noi avevamo scelto per il viaggio le andava benissimo, ma tutto ciò non significava affatto che lei fosse in vacanza; infatti, a meno che non si sia studenti in Cina i mesi estivi non differiscono affatto dagli altri, così come il sabato e la domenica, a meno che non si sia impiegati statali, non sono assolutamente diversi dagli altri giorni, si lavora... Tutto ciò per tacere del fatto che Anling ha un lavoro di grande responsabilità, essendo docente e vice preside della facoltà di giurisprudenza e scienze politiche, presso l’università della Cina, di Pechino; oltre a ciò è docente in altre due università, quella di Xi An e quella di Kunming. Tutto ciò stava a significare che volentieri avrebbe trascorso del tempo con noi, ma anche che avrebbe dovuto lavorare, e lavorare sodo, come ci saremmo accorti nei giorni a venire. Dunque, come fare nelle ore e nei giorni in cui lei non poteva essere con noi? Bisogna considerare che in Cina se non si ha una minima cognizione della lingua cinese parlata e scritta, esattamente il nostro caso, si è praticamente isolati da tutto e da tutti; l’inglese parlato è un’assoluta rarità, solo i giovani studenti cominciano a parlarlo e non sto a dirvi con quale orrrida ed incomprensibile pronuncia; l’inglese scritto, nel senso di indicazioni viarie, commerciali ed informative in genere, è presente in minima parte, negli aeroporti e basta. Solo oggi cominciano ad adeguare la segnaletica stradale, della grande viabilità, a quella internazionale. La patente di un paese occidentale lì non vale nulla, è perfettamente inutile. Anling, da donna brillante quale è, risolve il problema affidandoci ad una specie di due angeli custodi, due studentesse universitarie, che si prendono l’incarico di guidarci, farci da interpreti e, in modo quasi imbarazzante, assecondare ogni nostro desiderio possibile e cercare di assecondare quelli impossibili. Uno di questi due angeli, risponde al nome di Yixian; Yixian è una ragazza di ventiquattro anni, ma risponde ai parametri antropometrici di un’occidentale di forse quindici anni, dai capelli lunghi e lisci, tipicamente portati dalle donne cinesi, di una magrezza da noi inconsueta; circa 1.55 cm. Di altezza per 45/47 Kg di peso. È venuta con Anling a prenderci all’aeroporto; parla un inglese discretamente comprensibile ed abbozza anche qualche frase in italiano, lingua che ha cominciato a studiare a giugno 2005, con lo scopo di venire in Italia per perfezionare i suoi studi giuridici. È simpatica Yixian, parla, parla fin dal primo momento e cerca di farlo in italiano, ma quando non ci arriva, e ciò all’inizio avveniva appena dopo qualche parola, passa all’inglese con naturalezza e spontaneità. Da subito si dimostra loquace e rivela un carattere in apparenzsa quasi latino, più aperto, più curioso, una faccia tosta, nel senso buono, non comune tra i cinesi. Dice che una volta in Italia, vuole farsi chiamare Teresa; io le dico che Teresa non è un nome di origine italiana, anche se è usato in Italia, e che il suo nome è bellissimo, (a proposito si pronuncia quasi Iscien, è impossibile riportare in italiano la reale e corretta pronuncia, accentando la prima I) e che sarebbe un peccato farsi chiamare in modo diverso. Al momento in cui scrivo, Yixian è arrivata da qualche giorno in Italia per rimanervi tre anni filati, senza mai rientrare in Cina... la determinazione e la predisposizione al sacrificio per ottenere ciò che si desidera, è quello che mi colpisce in tutto ciò; andare a vivere per un periodo così lungo in un paese completamente sconosciuto, senza mai aver viaggiato, se si eccettua il viaggio che Yixian farà con noi come si potrà leggere più avanti, neanche in Cina, la consapevolezza di lasciare per un tempo considerevole affetti, usanze, tradizioni ed abitudini, la coscienza di essere soli così lontani da casa e di poter contare solo su sé stessa, sono deterrenti ed ostacoli psicologici non facili da superare; e pure, Yixian, data forse anche la giovane età, ha parlato sempre con estrema naturalezza e con entusiasmo di questo suo progetto. Va detto che questa determinazione e predisposizione al sacrificio, o sottomissione al fato, nei confronti dei più disparati obbiettivi, è qualche cosa che in Cina, per i più svariati motivi, si incontra spesso; la testardagine è comune, la voglia di realizzare i propri sogni, per quei pochi che se li possono permettere, è straripante

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