Viaggio “fai da te” di 27 giorni in Cina

Questo è stato un viaggio totalmente “fai da te”, della durata di 55 giorni (dal 23-06-07 al 17-08-07), che da Mosca, attraverso la Siberia, mi ha portato a Beijing, via Mongolia. (22 gg Russia; 6 gg Mongolia; 27 gg Cina, ...

  • di italia33
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  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 500 a 1000 euro
 

Questo è stato un viaggio totalmente “fai da te”, della durata di 55 giorni (dal 23-06-07 al 17-08-07), che da Mosca, attraverso la Siberia, mi ha portato a Beijing, via Mongolia. (22 gg Russia; 6 gg Mongolia; 27 gg Cina, dal 21-07).

Di fatto la Cina non era la meta primaria del mio viaggio, ma semplicemente il luogo in cui si concludeva il mio viaggio con la Transiberiana. Considerato che: avevo del tempo libero; in ogni caso dovevo pagare il viaggio di ritorno (che non avevo ancora prenotato); avevo il visto sul passaporto valido per un mese, allora ho deciso di visitare la Cina, per il periodo che mi consentiva il visto.

Ovviamente nelle mie impressioni poco entusiasmanti della Cina, contano tanto le mie belle esperienze, avute in Russia nella prima parte del viaggio, quindi anche non volendo, ci scappa sempre il paragone.

Ho affrontato da solo la parte del viaggio in Cina.

Sono arrivato in Cina, dalla Mongolia con la mitica Transiberiana, con soltanto il visto sul passaporto, e la prenotazione di un ostello a Beijing. Tutto il resto l’ho prenotato ed acquistato strada facendo, incluso il biglietto aereo per il rientro in Italia. L’itinerario che ho scelto di seguire è stato quello della Cina storica e dei templi. Mi è stato suggerito sia un collega pacifista cinese, che dalla stessa guida Lonely Planet.

Ho riscontrato in Cina un gran contrasto fra tradizione e modernità, arretratezza e sviluppo.

22/07/09 In treno da Ulaan Baator a Beijing.

Vengo svegliato dall’assordante tromba del locomotore che suona più di una volta al minuto, di sicuro con più di 100 decibel, veramente snervante, per chi come me, era vicino al locomotore. Dal treno con attenzione cerco di vedere, la grande muraglia, ma niente. Il cielo cinese è opaco e troppo inquinato, al punto che si può tranquillamente guardare il sole ad occhio nudo, e spesse volte non lo si vede neppure. In china ogni palmo di terra è coltivato, maggiormente a mais o orticelli familiari. Si vedono carrelli trainati da buoi e tanti impianti fotovoltaici sui tetti dei condomini. Incontro molti vagoni di carbone e tante industrie pesanti. Il treno per il tratto UB-Beijing è a diesel.

Notevole è il paesaggio tra i tunnel, lungo il fiume Sangan, (sembra di essere a Cavagrande di Avola). La nebbia li rende ancora più belli, non si vede a più di 300 metri.

22-08-07 Beijing Dal treno, prima di arrivare in stazione, mi stupiscono le grate delle finestre, fino all’ultimo piano degli appartamenti. Appena scesi alla stazione di Beijing, vedo i taxi con la cellula di protezione per il conducente. Queste cose mi fanno pensare a tanta criminalità, che perà nel prosieguo del viaggio non riscontro affatto. Arrivo in ostello (Leo hostel) zona hutong (90 Y bagno in camera, senza finestre e con area condizionata). Dando un’occhiata ai prezzi che ci sono in giro, mi sembra di essere nel paese dei balocchi. I cinesi usano sputare sempre ed ovunque, in giro è un concerto di “scatarrate”, con successiva emissione di sputi. Appena si fa sera, appaiono ovunque spiedini di tutto (carne, pesce, verdure, insetti, etc.) alla brace. I cinesi mangiano su tavoli di 40 cm, seduti su sedie di 20 cm. E buttano tutti i rifiuti a terra, come ad ostentare quello che hanno mangiato. Falsificano tutto il possibile: abiti, scarpe, bibite, farmaci, soldi, etc.

Dovendo reperire ogni giorno 4 miliardi di pasti, mangiare è più importante di cosa mangiare. Mangiano di tutto, qualsiasi cosa che si muove e/o abbia calorie. Sono molto curiosi e diffidenti. Apparentemente sono sorridenti, ma presto scopri che, il loro è solo un sorriso di circostanza. Sono curiosi di voler conoscere le tue cose, senza mai voler far conoscere le loro. Tutti claxonano a tutti, generando un rumore infernale, non rispettano le strisce pedonali, ne i pedoni. A Beijing c’è una perenne cappa di smog. La densità della popolazione fa si che sono costretti a lavorare con cura, ogni fazzoletto di terra disponibile. In pochissimi conoscono l’inglese. Le abitazioni degli hutong sono senza servizi igienici, ogni 50 metri ci sono bagni pubblici. Provate ad immaginare l’odore che c’è nei dintorni. Accanto a questa c’è una Beijing moderna con bei palazzi, monumenti ed architetture, ma è tutto sempre intasato dal traffico. Il mio disgusto è stato più forte della mia curiosità di provare i loro cibi. La notte rientravo sempre tardi, quando in giro c’erano solo i panettieri e i ristoratori, che preparavano i ravioli (da cuocere al vapore), per la colazione del mattino. L’aver assistito alla loro preparazione è stato il motivo per cui non li ho mai voluto assaggiare. I loro templi sono belli e ripetitivi. Non ho mai visto cinesi affacciati dalle finestre o dai balconi. Quando passavo, in molti si giravano a guardarmi, qualcuno mi salutava e sorrideva, per poi ritirarsi appena rispondevo al suo saluto. Quasi impossibile penetrare la loro sfera privata. Non ho incontrato il gusto salato, neppure nel pane

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