A Sud delle Nuvole e della neve

L'aereo atterra in una gelida mattinata invernale, offuscata dalla nebbia e dalla neve del tutto insolite a queste latitudini: dopo poco più di due anni sono di nuovo a Shanghai. Ho organizzato tutto molto in fretta, ma sono contento di ...

  • di giubren
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: da solo
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

L'aereo atterra in una gelida mattinata invernale, offuscata dalla nebbia e dalla neve del tutto insolite a queste latitudini: dopo poco più di due anni sono di nuovo a Shanghai. Ho organizzato tutto molto in fretta, ma sono contento di essere tornato e di avere l'opportunità di visitare un'altra regione della Cina: lo Yunnan. Il maltempo ha colpito duramente quest'inverno, soprattutto nelle province meridionali, dove milioni di persone sono rimaste bloccate nelle stazioni e negli aeroporti. E’, infatti, prossimo il Capodanno cinese - la maggiore festività del "Regno di Mezzo" – ed in questo periodo dell'anno la popolazione si sposta in massa per raggiungere i propri familiari, interrompendo per circa una settimana le frenetiche attività lavorative.

I tetti delle vecchie case della ex concessione francese sono tutti imbiancati, dall'alto del 21° piano dell'appartamento dove alloggio traspare un'atmosfera fredda e irreale. Per non cedere alla stanchezza ed abituarsi al nuovo fuso orario, torno a visitare lo Yu Yuan - il giardino del mandarino. Le pietre, i tetti spioventi ed i peschi-bonsai innevati fanno quasi pensare ad un’ambientazione zen giapponese.

Attorno al bazar continua la frenetica attività edilizia: sono del tutto scomparsi i vecchi quartieri popolari di case basse. A Pudong il Jin Mao (splendente grattacielo a forma di pagoda stilizzata che per un po' è stato anche il più alto del pianeta) è quasi soffocato da un nuovo ingombrante vicino che lo sovrasta e che è stato innalzato in meno di due anni. Anche sul Bund è in costruzione una nuova linea di metropolitana, sembra che ci siano progetti di riservarlo ai pedoni completamente. La città è impressionante mentre si attraversa in taxi la sua sopraelevata, con la sua selva di palazzoni e grattacieli che si estendono a perdita d'occhio e che ospita più di 14 milioni d'abitanti. Si sostiene che il terreno affondi di più di un centimetro l’anno, tale è il peso del cemento che continua ad accumularsi senza sosta.

Shanghai mantiene il suo fascino nei vicoli dei vecchi quartieri, soprattutto a Dong Tai Lu, la stradina degli antiquari/robivecchi e coinvolge con la sua aria dinamica ed ottimista che tanto manca nel nostro Paese. Sono molti gli occidentali che qui trovano sbocchi professionali insperati: la tumultuosa crescita economica è visibile ovunque, dalla maggiore cura delle strade alla gente meglio vestita. Rispetto a due anni si parla di più l’inglese ed i giovani appena possono vogliono comunicare: ammirano le nostre fattezze e sono piacevolmente stupiti dalla disponibilità che ho sempre cercato di dimostrare. Nonostante il ferreo controllo del regime, l’espressione artistica – soprattutto pittorica – è notevolmente valorizzata nei pressi del Suzhou Creek dove sono stati ristrutturati vecchi capannoni industriali di inizio ‘900 che ora fungono da centri espositivi. Ma soprattutto la Cina è diventata il terreno di conquista dell’architettura d’avanguardia.

L’incontro tra l’occidente e l’oriente è sempre stato il tratto distintivo di Shanghai.

Inizia il viaggio nel grande sud. Lo Yunnan sembra essere stato risparmiato dalla grande ondata di gelo, infatti la provincia è definita “dell’eterna primavera” per il suo clima mite durante tutto il corso dell’anno. Qui quasi la metà della popolazione non appartiene all’etnia Han ma a minoranze etniche con proprie lingue e cultura. Ai confini con la Birmania e il Laos si estende lo Xishuangbanna: è abitato prevalentemente dalla minoranza Dai – affine ai thailandesi – ed assomiglia molto di più ai vicini paesi del sud est asiatico se non fosse per il suo maggiore sviluppo economico. Jinghong, il centro principale, ha piacevoli viali rallegrati dalla vegetazione tropicale a da negozi che vendono il tè “puer”, che sembra appartenere ad una qualità molto pregiata e che gli imperatori esigevano a titolo di tributo. Sorgono in città alcuni templi buddisti di stile siamese – uno particolarmente imponente è di recentissima costruzione ed i lavori del complesso in cui è sorto sono ancora in via di completamento. Oltre all’interessante parco Manting con il suo allevamento di pavoni (uccelli ritenuti sacri per i Dai) sono affascinanti i dintorni facilmente raggiungibili con escursioni organizzate. Il Mei Mei Caffè è stato un luogo di ritrovo utilissimo a tal fine oltre che per i pasti. A 30 km a nord si trova la riserva naturale di Sancha He, dove è possibile avvistare, con un po’ di fortuna, branchi di elefanti selvaggi; in questo luogo si trova una foresta tropicale lussureggiante, forse l’ultima rimasta intatta in tutta la Cina. Verso il confine birmano si trova la città di Menghan, attraversata dal fiume Mekong. Caratteristico il vivace mercato da dove poi si raggiungono i villaggi delle minoranze con le case di legno a due piani

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