Kun Lun Shan: ai confini del mondo

Questa è la storia di un viaggio particolare, che ho compiuto nel 1998. E' la descrizione fedele di eventi che testimoniano di come la vita possa svolgersi, in alcuni momenti, in zone di confine, tra il noto e l'ignoto, tra ...

  • di Dario64
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Questa è la storia di un viaggio particolare, che ho compiuto nel 1998. E' la descrizione fedele di eventi che testimoniano di come la vita possa svolgersi, in alcuni momenti, in zone di confine, tra il noto e l'ignoto, tra la vita e la morte, alla periferia del mondo. Di come un destino inafferrabile possa colpire secondo logiche incomprensibili...Sì, c'è un disegno, deve esserci, lo avverto talvolta. L'ho sentito più chiaro proprio là, verso la fine del mondo.

E' stata una lezione e dovevo viverla io, sono stato scelto io, non so le ragioni, ma sento il dovere di raccontarlo. I segnali mi giungono confusi ma puntuali, e non mi sorprendono più.

Il lettore potrebbe immaginare che dopo questa esperienza io abbia chiuso con i viaggi. In realtà è successo il contrario: ho viaggiato tanto, ancora di più, ho visitato ad ora circa quaranta stati di questo mondo.

Ciò non esclude che ci siano esperienze nella vita di un uomo che, per l'intensità di ciò che si è provato e per l'eccezionalità degli eventi che sono accaduti, devono necessariamente essere rivelate e condivise e non rimanere un fatto privato. Per questo ho deciso di inviare questo contributo.

Quella che un amico ed io abbiamo vissuto in terre lontane, tra la Cina e il Tibet, è una storia incredibile e terribile nello stesso tempo e credo sia utile raccontarla e condividerla e far sapere perché e come là, dove il mondo incontra il cielo, il mio amico ha perso la sua vita e io ho certamente vissuto la mia esperienza più dura, che ha profondamente cambiato il mio modo di vedere il mondo e la vita in generale.

Tutto è nato dall’idea di esplorare una zona inesplorata, con una missione italo-cinese. Io rappresentavo in qualche modo il mondo ambientalista.

I primi giorni nella regione dello Xijnkiang in Cina passano veloci e sono molto belli. Attraversiamo rapidamente il deserto del Takla Makan, detto "il deserto del nulla o del non ritorno", ed arriviamo a Quemo, una città oasi, ultima roccaforte abitata prima di iniziare la salita verso la catena montuosa inesplorata del Kun Lun, la vera meta del nostro lungo viaggio.

Stiamo tutti bene e siamo tutti di buon umore. A Quemo forse è la prima volta che vedono tredici viaggiatori occidentali tutti insieme e improvvisano per noi una festa di benvenuto spontanea e bella. Ci divertiamo, balliamo con giovani danzatrici e c'è tutto il paese incuriosito che ci guarda. Molti sono di etnia Uiguri, non cinesi, e l'Islam è molto presente in queste terre.

L'indomani partiamo con le nostre quattro jeep e i due camion fuoristrada, uno per i viveri e l'altro per il carburante. Ci stacchiamo ben presto dalla strada sterrata per inoltrarci in una valle laterale percorrendo il letto di un fiume in secca. Il tracciato è assai accidentato e il nostro cammino è lento. Incrociamo gli unici frequentatori di questi posti: si tratta di alcuni camioncini con decine di cercatori d'oro che tornano dopo settimane di lavoro. Hanno l'aspetto provato e i volti bruciati dal sole; mi impressiona vederli trasportati così ammassati su quei fatiscenti camion, sballottati ad ogni metro come in una piccola barca durante una tempesta: sembrano gli schiavi di antica memoria.

Procediamo e raggiungiamo, dopo ripidissimi e impressionanti tornanti in salita, il passo Chok. Si apre qui una veduta eccezionale, con un primo arco di monti di fango secco, senza alberi, del colore del deserto.

Arriviamo ad una radura, dove alcuni pastori a cavallo allevano pecore, e lì sistemiamo le nostre tende per il primo campo base. Ricordo che, mentre ci apprestavamo a mangiare la nostra cena, quattro ragazzi pastori si sono seduti in fila poco lontano da noi e ci osservavano, sbalorditi di vederci e di vivere quella situazione, per loro assolutamente unica, quasi fossero atterrate delle creature aliene. Ci siamo avvicinati e ci siamo seduti come loro, ai due lati, nel tentativo di comunicare. Li abbiamo divertiti, ma non siamo riusciti a farci capire

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