Tibet: quel che rimane del tetto del mondo

Sono stato con mia moglie in Tibet nell’agosto ‘07 per una settimana, visitando Lhasa, Shigatze e Gyantze e tornando poi in Cina con il treno Lhasa-Beijing, il treno “più alto del mondo” perché supera due passi oltre i 5.000 metri. ...

  • di episteme
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

Sono stato con mia moglie in Tibet nell’agosto ‘07 per una settimana, visitando Lhasa, Shigatze e Gyantze e tornando poi in Cina con il treno Lhasa-Beijing, il treno “più alto del mondo” perché supera due passi oltre i 5.000 metri. Non scrivo di luoghi da visitare perché è inutile ripetere quello che si può trovate in qualsiasi guida turistica. Queste sono invece alcune impressioni personali.

Altitudine. Dai 3.670 metri di Lhasa in su l’altezza si fa sentire soprattutto negli sforzi intensi e brevi, come salire le scale ripidissime di un tempio. Il primo giorno conviene acclimatarsi, camminare tranquilli e bere acqua. Solo i cinesi girano con le bombolette con ossigeno che sembrano thermos per il caffè.

Sole: fortissimo. Imparato dai tibetani a coprirmi sempre il capo.

Traffico: Le regole sono ignorate dai guidatori locali. Non ci sono strisce per terra, precedenza a destra, semafori che contano. Le auto fanno quello che vogliono. Acqua. A differenza della Cina l’acqua del rubinetto “dovrebbe” essere potabile, ma meglio non fidarsi.

Cibo. Con tre euro si mangia e si beve tanto e di ottima qualità (cucina tibetana o nepalese o cinese). Perché quindi comprare pacchetti turistici inclusivi dei pasti che l’agenzia turistica farà pagare almeno 20 €? Meglio andare direttamente al ristorante. Anche se il posto è povero di arredo il cibo è sempre buono, ovunque.

Guida. Non è facile trovarne una che parla un inglese comprensibile. Un colpo di fortuna trovarne una che sia proattiva. Hotel. Sono stato solo nei 4 stelle, cioè nei migliori, ad un prezzo per camera doppia inferiore a € 70. Gli hotel, cinesi, sono ottimi, compreso il cibo. Pessimo il personale: antipatico, con atteggiamento scostante, al di là del solito sorriso “alla cinese” (cioè falso). Non pensate di trovare qualcuno che spiaccica una parola d’inglese alla reception. Se avete dei problemi ve li dovete risolvere da soli.

Tour Operator. Perchè pagare almeno il 30% in più ad un tour operator italiano quando ci si può rivolgere direttamente, via Internet, ad uno tibetano o cinese? Il viaggio aereo si può prenotare e pagare dall’Italia sempre via internet, risparmiando almeno il 10% di provvigioni all’agenzia viaggi.

Viaggio di gruppo. Quelli italiani si distinguevano per il chiasso che facevano. Chi li conosce se ne sta ben lontano.

Strade. Quelle verso le principali città del Tibet (che sono molto poche) sono in ottimo stato. Molti i posti di blocco della polizia, anche per controllare la velocità. Non ci è mai stato chiesto di esibire i passaporti, è bastata un’occhiata alle nostre facce da occidentali (uguale dollari) per farci passare. Traffico pesante, soprattutto camion, attorno a Lhasa.

Temperatura. Anche oltre i 4000 m durante il giorno fa molto caldo. Alla sera mai messo il maglione.

Estate. E’ il periodo delle piogge (violente). E quando piove i fiumi straripano allagando la strada e creando problemi alla circolazione.

Insetti e zanzare. Neanche l’ombra.

Tibetani. Non c’è possibilità di dialogo perché non c’è nessuno che parla inglese. E anche se si trovasse qualcuno difficilmente vi direbbe cosa ne pensa degli “amici” cinesi perché è pieno di spie. Parlar male dei “liberatori” significa botte prima e galera poi. Acquisti. Ci sono alcune fabbriche artigianali di ottimi tappeti di lana (meglio di yak) con prezzi molto favorevoli, trattando. Sono bellissimi i tangka, disegni coloratissimi su pelle o carta di riso, di mandala o scene religiose. Se comprate un oggetto di vero antiquariato ricordate che è stato rubato dai cinesi ad un tempio tibetano, massacrando i monaci. Ma per amicizia. Treno Lhasa-Beijing. Superare i 5000 metri di altitudine è un’esperienza da fare con questo treno, “gioiello della tecnologia cinese”. Il “soft seat”, nonostante il nome, è una cuccetta a quattro comodi letti. Il problema è che nella prenotazione l’agenzia favorisce sempre i cinesi così un gruppo o una coppia può essere divisa tra vari scompartimenti. Il treno è nuovo ma dopo un’ora di viaggio i servizi igienici sono già da apnea. Il personale non parla assolutamente inglese, non vi è di aiuto e vi ignora. Nel ristorante fumano tutti, il cibo, a guardarlo, sembra decente. Vendono anche pacchetti confezionati di riso con verdure e un po’ di carne, un po’ meno invitanti. Quindi è meglio portarsi da mangiare per i giorni trascorsi a bordo, tre fino a Beijing. Il tempo scorre velocemente perchè il paesaggio è uno spettacolo, anche una volta passati in Cina, e la notte si dorme bene sui lettini grandi. Sperando che non ci sia qualche cinese che scatarra rumorosamente per tutta la notte. Il che è la norma

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