Wild wild afrika

BOTSWANA 12-28 luglio 2005 12 luglio. Volo delle 14.30 da Firenze per Francoforte. Scesi dal bus si prosegue a sinistra per la zona B, lungo i corridoi. Occorre poi trovare il gate di partenza: arrivati al controllo, oltrepassarlo; al di ...

 

BOTSWANA 12-28 luglio 2005 12 luglio. Volo delle 14.30 da Firenze per Francoforte. Scesi dal bus si prosegue a sinistra per la zona B, lungo i corridoi. Occorre poi trovare il gate di partenza: arrivati al controllo, oltrepassarlo; al di là c’è il duty free .

L’aeromobile di South African Airways è al completo. Che è nuovo lo si intuisce dalle postazioni – anche quelle in economica – dotate di schermo le cui funzioni sono svariate (tv, audio, giochini...). Anche il rancio non è male.

La notte in volo per me è sempre un incubo dato che ho la assoluta necessità di coricarmi nel vero senso della parola, e cioè sdraiarmi, per poter dormire. Ciò significa che chiudo gli occhi per un’oretta, non di più. Accanto a me, dal lato finestrino, c’è un signore assurdo che non si alzerà MAI per le oltre 12 ore di durata del viaggio. Boh! 13 luglio. Aeroporto di Johannesburg. Dall’alto si notano fumaiole sparse: devo essere sincera e dire che ho pensato a fabbrichette o luoghi di lavoro. Ho più tardi capito che si trattava, invece, delle baracche in cui vivono migliaia di sudafricani nei dintorni della città e che, nel freddo mattino invernale, altro non hanno di che scaldarsi se non accendendo il fuoco.

Scendendo all’aeroporto, si può fare il controllo passaporti anche passando dalla zona riservata ai cittadini sudafricani: ce lo consiglia un signore italiano che percorre spesso questa tratta e che si dirige senza esitazioni da quel lato. Lo seguiamo e, molto più velocemente, attraversiamo la postazione. Poi, però, l’attesa all’arrivo bagagli compensa il vantaggio precedente: è infinitamente lenta, c’è chi rischia di perdere le connessioni. J.Burg è il punto di arrivo dei voli extra africa, qui occorre necessariamente ritirare i propri bagagli anche se si ha un connected flight, il che mi lascia intuire che è meglio viaggiare col solo bagaglio a mano... Un autista ci attende: aspetta noi, un’altra coppia di milanesi e una ragazza che viaggia sola, Christina di Madrid. Facciamo rapidamente conoscenza lungo il tragitto che ci separa dall’albergo dove trascorreremo una sola notte in attesa della partenza vera e propria, l’indomani. Il traffico non è caotico, le auto si muovono a gran velocità, e sono auto italiane, tedesche, berline e fuoristrada lucide e nuove. E’ evidente la distanza fra chi sta seduto in auto e chi, al di fuori, ai lati della strada, intirizzito dal freddo, aspetta il bus o un passaggio da un pick up, vende giornali o semplicemente adocchia chi sfreccia oltre.

Un’utilitaria rossa ci sorpassa, ha un adesivo sullo sportello: well behaved women rarely maked history. La tipa che guida dev’essere interessante! L’hotel invece non è granché: piccola camera, piccolo letto, grandi avvertenze di chiudere bene qualsiasi cosa: porta, finestra, valigie. Decidiamo di fare un giro nei dintorni, cioè attorno all’isolato, tanto per renderci conto di dove siamo. A posteriori mi rendo conto che siamo stati ampiamente incoscienti e che abbiamo corso un rischio più alto di quando abbiamo incrociato la strada di leoni o elefanti. La zona (RANDBURG) è tra le più tranquille, siamo d’accordo, non è Soweto, non sono le bidonville, ma le recinzioni alte tre metri, il filo spinato elettrificato, i cani da guardia sapientemente addestrati, le guardie armate al di là dei cancelli di veri e propri fortini...Beh...Ci hanno fatto decidere di affrettare il passo e tornarcene indietro. 14 luglio. Ore 6.00, siamo sugli 8°. Incontro coi nostri compagni di viaggio (9 in tutto: ottimo), Dudley la guida, afrikans doc dai colori chiarissimi, ex giocatore di rugby (e si vede), che si presenta in pantaloncini bermuda, e la sua assistente, Beatrice, francese, intabarrata, invece, in maglione di pile e guanti. Saggia...Dimenticavo: c’è il terzo fondamentale componente del gruppo, Sally, un truck overland tutto sommato comodo e col quale cominciamo a prendere confidenza. Caricati i bagagli ci muoviamo in direzione della frontiera. Una prima sosta per la colazione e siamo al confine. L’ingresso in Botswana costa 25 euro

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