I mille colori della Bolivia

Sconfinati deserti e altissime montagne

  • di Debora e Luca
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: 2
    Spesa: Da 2000 a 3000 euro
 

Sabato 3/domenica 4 settembre

Con un po’ di agitazione per il primo viaggio in altura partiamo per la nostra nuova avventura. Le ore di volo e attese negli aeroporti tra uno scalo e l’altro sono davvero tante perché partiamo da Milano-Linate alle sei del mattino e arriviamo a La Paz il giorno dopo, alle tredici ore italiane (31 ore) passando attraverso Londra e Miami e volando con British e American Airlines. La prima impressione su La Paz è ottima, temperatura 5°, aria secca e cielo azzurro; tutto secondo i piani, come pure la prima tachicardia nel salire le scale del carinissimo hotel Rosario (www.hotelrosario.com), vicino al centro della città. Dopo un po’ di indispensabile riposo, con la calma che in realtà non ci è consueta, affrontiamo il centro cittadino in un saliscendi di strade che mettono a dura prova cuore e quadricipiti. Presto impariamo che il passo lento è necessario e così facendo ci troviamo immersi in una folla festante riversata sulla strada principale per la prima festa del pedone. Alle due, la fame si fa sentire e dato che bisogna mangiare leggero in altitudine, optiamo per una untuosa milaneza con papas frita e arroz ma… sin salsa! Il piatto è notevolmente abbondante al ristorante Alaya e purtroppo ne restituiamo più di metà sentendoci in colpa. Per due piatti, con acqua da due litri, paghiamo la cifra di 70 Bol, mancia compresa (7 €). La prima stanchezza avanza e decidiamo di fare sosta in hotel dove Luca riposa a letto ed io m’immergo nella lettura al sole e nel silenzio della terrazza dell’hotel Rosario. Recuperate le forze e con solo un leggero mal di testa usciamo di nuovo per la passeggiata delle 17 dirigendoci verso Plaza Murillo e il Palacio Presidencial con la piazza gremita di gente, bambini e, come sempre accade nelle piazze delle città del Sud America, colombi! Si riuniscono intorno ai bambini che lanciano il mais venduto dalle signore con quelle buffe bombette e scialli colorati e, all’improvviso, si alzano tutti in volo non appena qualcuno accenna a una corsa. Da questo quadretto allegro e colorato presto ce ne dobbiamo andare perché il mal di testa, soprattutto il mio, sta salendo di grado. Non avendo voglia di uscire ancora per cena restiamo al ristorante Tambo Colonial dell’hotel, ben recensito dalla Lonely che, come al solito, non sbaglia. Alle 21:30 siamo già a letto, preoccupati per non capire se il mal di testa è legato alla stanchezza del viaggio o se il soroche ci ha colpiti. Per non rischiare, aggiungiamo mezza pastiglia di Diamox, medicinale specifico che il medico ci ha consigliato in via preventiva.

Lunedì 05

Dopo circa dieci ore di sonno la situazione è ben cambiata e, risollevati nel morale, dopo un’ottima colazione, con la nuova acquisita calma, verso le 10:30 iniziamo il ns. secondo giorno a La Paz. A noi le grandi città non piacciono particolarmente e, in condizioni normali, avremo iniziato il vero viaggio già dalla mattina ma, vista la necessità di adattamento all’altitudine dei ca. 3.650 metri, la scelta è stata azzeccata. In mezzo ad un traffico strombazzante che nulla ha a che vedere con la tranquillità della domenica del pedone, andiamo verso la Iglesia de San Francisco, chiesa fondata nel 1548, crollata sotto il peso di una forte nevicata e poi ricostruita nel 1750 in stile spagnolo. La 2° tappa culturale è dedicata al Museo di Etnografia e folklore, dove fotografiamo una bellissima galleria di maschere storiche. Dopo la pausa pranzo, con un banale hamburger al Burger King, affrontiamo la lunga ma piacevole passeggiata per il Mirador Laikakota… trovandolo chiuso! Il paesaggio della città alta arroccata sulla montagna è comunque visibile e fotografabile e il giro è valso uno splendido riposo, sdraiati nel parco, baciati dal sole. Ci immettiamo in una strada centrale per il rientro, piena zeppa di autobus con gli autisti urlanti e il clacson facile, per niente rispettosi dei disperati pedoni che tentano di attraversare la strada. Una sosta degna di nota è quella di metà pomeriggio in un bar a fianco alla chiesa di San Francisco (Cafè Banias) dove gustiamo una ensalada de frutas, preparata con molto buon gusto e sapore alla modica cifra di 12 Bol ciascuna (1,2 €). Sulla strada del rientro in Calle Sagarnaga facciamo i primi acquisti ma soprattutto curiosiamo trattenendoci per questo piacevolissimo aspetto per l’ultima mezza giornata che passeremo a La Paz . Alle 21 in punto parte il bus turistico in direzione Uyuni; constatiamo subito che non è proprio comodo come quelli usati in Perù ma i sedili sono comunque reclinabili, il riscaldamento funziona e ci offrono anche un pasto “simil aereo”. Fino all’una il viaggio tutto sommato fila liscio, dopodiché le cose cambiano perché ci spostiamo su un bus adatto alla strada sterrata che da Ururo ci porterà fino a Uyuni dove arriveremo alle 9:00 della mattina capendo così che era meglio scegliere la soluzione del treno! Rinfrancati alla vista della guida con il cartello dei ns. nomi, saliamo sulla jeep pronti per iniziare la giornata andando verso San Cristobal, minuscolo pueblo costruito intorno ad una chiesa in adobe, vecchia di 350 anni, con bellissimi affreschi al suo interno… così dice la Lonely e noi ci fidiamo dato che la troviamo chiusa! Consumiamo un dignitoso pranzo a base di pollo, patate e riso all’hotel San Cristobal e poi facciamo la passeggiata che rende bella questa giornata: una deviazione, sempre su strada sterrata, alla Valle de las Rocas, bizzarre formazioni rocciose, erose dal vento che ci fanno subito pensare ai ben più famosi Arches e Bryce Canyion negli Usa. Forse tra molti secoli e un diverso sfruttamento turistico potrebbero diventare mete fisse di nuovi circuiti vacanzieri. Noi per il momento assaporiamo questi infiniti silenzi, spezzati solo dal vento, seduti su una roccia a picco su una gola profonda, stupiti che anche la Lonely vi dedichi poche righe. Tra una sosta e l’altra per fotografare lama, vigogne e struzzi andini, arriviamo all’hotel di Villamar, un pueblo solitario in mezzo a rocce rosse. La struttura è semplice e pulita, il riscaldamento parte dopo le 19 mentre l’acqua calda è disponibile subito, così come delle caldissime termocopoerte sotto le quali ci accovacciamo alle 21 senza quasi neanche aver digerito la cena

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