Parco Nazionale Toro Toro

Visita al Parco nazionale Toro Toro, dove in epoche passate vivevano i dinosauri
Scritto da: davovad
parco nazionale toro toro
Partenza il: 19/06/2019
Ritorno il: 23/06/2019
Viaggiatori: 4
Spesa: 500 €

È finita l’epoca quando in Bolivia viaggiavo in autobús. Adesso abbiamo la macchina. Peccato però che le strade rimangano un’incognita. Approfittiamo del ponte del Corpus Christi e dell’anno nuovo aymará (solstizio d’inverno) per conoscere questo affascinante Parco nazionale.

19 giugno

Partiamo nel pomeriggio da La Paz verso Cochabamba. El Alto come sempre è un disastro, ma la nuova autostrada per Oruro è ampia, liscia e veloce. Purtroppo dopo Caracollo i lavori per la costruzione della doppia corsia verso Cochabamba ritardano il percorso, a cui si aggiunge la fila infernale al casello di Confital, dopo il passo della Cumbre, a 4.496 m. Morale, decidiamo di fermarci a Sipe Sipe, arriviamo che ormai è notte e alloggiamo nell’unico hotel/ristorante di fianco alla piazza principale.

20 giugno

I lavori per gli addobbi festivi del Corpus Christi ci svegliano alle 6. Gironzoliamo per la piazza contemplando gli archi addobbati con ahuayos, fiori, bambole e cibi vari e i disegni realizzati sul pavimento con fiori e polveri colorate. Dopo la colazione nel comedor del mercato, ripartiamo. Cerchiamo di prendere la strada sterrata che conduce a Santiváñez, pero un torrente da guadare ci consiglia di prendere la strada più lunga che costeggia Cochabamba. Piccolo errore che ci fa perdere ulteriore tempo, a causa dei preparativi per la festa a Quillacollo e della chiusura di varie strade. Pazienza, finalmente riusciamo a prendere l’autostrada verso sud, anche quella in pieno lavoro di ampliamento e con continue deviazioni. Come sempre non esistono le benché minime indicazioni, ma grazie a Google riusciamo a prendere la strada per Tarata, uno splendido selciato che in poco tempo ci conduce alla città natale di due presidenti della Bolivia: melgarejo y Barrientos. Grazie a queste origini il paese ha mantenuto gli edifici repubblicani attorno alla piazza e alle strade adiacenti, anche se nel complesso sono in pessime condizioni e meriterebbero un restauro urgente. Anche a Tarata fervono i preparativi per il Corpus Christi e molti turisti ne approfittano per mangiare le celebri salsicce o la carne fritta tipica della regione. Dopo Tarata prendiamo la strada per Toro Toro: 100 Km di selciato, deviazioni continue attorno alla nuova strada in costruzione, parecchi tratti di sterrata e 25 Km nel letto del fiume Caine. Dopo tre ore e mezza arriviamo a Toro Toro, stremati. Alloggiamo all’Hotel Villa Etelvina, precedentemente prenotato. Scelta azzeccata. Il paesino è pieno di turisti, nazionali e internazionali.

21 giugno

Dopo varie spiegazioni, raggiungiamo il palazzetto dello sport, col tetto arancione e un enorme dinosauro che spicca sulla facciata. Di fianco c’è l’ufficio del Parco Nazionale dove acquistiamo i biglietti per entrate nell’area protetta e di fianco ancora l’ufficio delle guide, obbligatorie per visitare il Parco. Ci accodiamo a un gruppo e contrattiamo un carissimo minibus che ci conduce attraverso un paesaggio irreale fatto di montagne con stratificazioni geologiche fino alla città di pietra di Itas: formazioni rocciose con figure di animali, grotte, cavità e pitture rupestri, a 3.600 metri di altitudine. La parte finale presenta scale a pioli e maniglie murate nella roccia per superare un dislivello… i bambini fanno fatica a scalare i pioli ad altezza adulto (mezzo metro), ma alla fine ce la fanno. Torniamo a Toro Toro abbastanza provati. Nel pomeriggio andiamo al cimitero delle tartarughe, dove nel tereno affiorano i gusci pietrificati di tartarughe e anche di un coccodrillo. Interessante, ma piuttosto abbandonato.

22 giugno

Contrattiamo una guida solo per noi 4 e andiamo al Vergel. Si comincia costeggiando un fiume asciutto (è la stagione secca) dale letto pietrificato, con ponti e anfiteatri naturali, fino al mirador del Cañón de Toro Toro, dove vive la rara paraba dalla fronte rossa, un bellissimo pappagallo in via di estinzione. Ne vediamo due che svolazzano allegramente tra le pareti verticali. Poi il sentiero scende verso il fiume per mezzo di scalinate di pietra costruite dalla comunità locale. Dopo una breve camminata sul letto pietroso del fiume si giunge alla cascata del Vergel, strapiena di gente. In teoria si può fare il bagno, ma l’acqua è gelata e il sole non è ancora allo zenit. Al ritorno ci fermiamo all’ingresso del paese, dove sulle rocce sono impresse varie impronte di dinosauro. Nel pomeriggio proviamo a passare dall’ufficio dei guardaparco, ma ci dicono che ormai è tardi per visitare la Grotta di Umajalanta. Ci anciamo comunque. Il viaggio è più lungo del previsto, si costeggiano rocce con orme di dinosauro e finalmente arriviamo. All’inizio ci dicono che è tardi, ma alla fine una guida decide di portarci. Affittiamo i caschi e scendiamo. Il sentiero è orribile e coi bambini piccoli ci sembra subito una pessima idea. La sensazione rimane, ma cerchiamo di contemplare le stalattiti e la claustrofobia di passare attraverso fessure minime, fino a uno stagno dove nuotano i pesci ciechi. Fuori ormai è notte, torniamo all’auto con la luce del cellulare e arriviamo all’hotel.

23 giugno

Rifacciamo il viaggio di ritorno a La Paz, 10 ore per percorrere 500 Km.



    Commenti

    Lascia un commento

    Leggi anche