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La ruta del vino de altura

E’ parecchio cambiata. Questa era la sensazione che provavo percorrendo la Avenida Paz Zamora, subito dopo l’uscita dall’aeroporto Oriel Lea Plaza. Passando davanti al piccolo terminal terrestre degli autobus mi resi conto che i miei ricordi di Tarija erano alquanto ...

  • di davovad
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Fino a 500 euro
 

E’ parecchio cambiata. Questa era la sensazione che provavo percorrendo la Avenida Paz Zamora, subito dopo l’uscita dall’aeroporto Oriel Lea Plaza. Passando davanti al piccolo terminal terrestre degli autobus mi resi conto che i miei ricordi di Tarija erano alquanto sfumati. Il terminal terrestre era stato il mio primo contatto con questa città, undici anni fa, quando avevo percorso da solo il Sudamerica per 4 mesi. Allora non sapevo che Tarija sarebbe diventata parte della mia vita.

Dopo tanto tempo tornavo nella città di mia moglie. Dicembre è l’estate australe, e nonstante fosse già notte il caldo si faceva sentire. Niente a che vedere con l’estate piovosa di La Paz.

Il departamento di Tarija si trova nel sud della Bolivia, ad un’altitudine compresa tra i 3.416 metri di Tajzara, nell’estemo ovest del dipartimento, ai 380 metri della pianura chaqueña, con una temperatura media di 13 ºC nella puna, 20 ºC nelle valli e 30 ºC nel Chaco. Politicamente è divisa in 6 province: Cercado (Tarija); Méndez (San Lorenzo); Aniceto Arce (Bermejo); Gran Chaco (Villamontes); Áviles (Yunchara); O’Connor (Entre Ríos).

Tarija, la capitale del dipartimento, è stata fondada il 4 luglio 1574 dal capitano Luis de Fuentes y Vargas, in una valle situata a 1.854 metri sulle rive del Río Guadalquivir. Il suo paesaggio arido e l’omonimia col famoso fiume andaluso l’hanno resa nota come la Andalucía boliviana. I suoi abitanti, chiamati chapacos, discendono in parte da antiche famiglie europee emigrate qui secoli addietro, ed hanno più contatti e relazioni con l’Argentina che col resto del paese. Non è raro imbattersi nelle stradine del centro storico con personaggi vestiti come gauchos argentini, provenienti dalle province orientali.

Tutto ciò contribuisce al reclamo per l’autonomia da La Paz. Tarija rappresenta la punta meridionale della mezzaluna, costituita dai dipartimenti di Pando, Beni e Santa Cruz. La mezza luna ha cominciato una campagna per independizzarsi dalla zona altiplanica, totalmente differente per storia, geografia, usi e costumi. Ed ovviamente per composizione etnica. La mezza luna fonda tutta la sua politica sul rifiuto della cultura indigena e sul sistema capitalistico dell’economia, che il MAS di Evo Morales sta osteggiando a favore di un socialismo di Stato simile al sistema venezuelano.

Le alte temperature del giorno portavano a cercare rifugio sotto le palme da dattero delle Piazze Sucre e Luis de Fuente y Vargas. Gruppi di giovani sfaccendati per via delle vacanze natalizie affollavano i bar all’aperto, si radunavano attorno alle gigantesche jeep status simbol dei ceti alti ad ascoltare musica a tutto volume o giravano duecento volte attorno alla piazza su auto scappottate. Sembrava di trovarsi in Svezia più che in sudamerica. Chiome bionde ed occhi chiari si vedevano un po’ ovunque, e l’accento era ben diverso a quello di La Paz. Sui muri di adobes delle vecchie case del centro numerosi slogan alimentavano la protesta contro il governo di Evo Morales, el indio. Nel Parco Bolívar, dietro alla statua del Libertador si elevano 5 aste di bandiera, una per ognuno dei cinque paesi bolivariani. La base di quella del Venezuela era stata distrutta. Altro evidente segno del rifiuto a Morales ed ai suoi alleati, come Chávez.

Nel centro storico, nelle innumerevoli viuzze a scacchiera tipiche dell’architettura ispainca, si aprono numerose bodegas di vino e singani, un distillato di uva simile alla grappa ma meno forte, perché elaborato con uva bianca moscatel de Alejandría. Le case più famose sono Aranjuéz, Campos de Solana, Casa Real, Kohlberg, La Concepción e Magnus

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