Il rifugio calvi e il passo portula in primavera

Il rifugio Calvi (2020) e il passo Portula (2280) in primavera Val Brembana - Bergamo Si parte Che sarebbe stata una giornata di sole il meteo l’aveva preannunciato, ma le condizioni climatiche praticamente estive che troviamo al nostro arrivo a ...

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  • di Simo C
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

Il rifugio Calvi (2020) e il passo Portula (2280) in primavera Val Brembana - Bergamo Si parte Che sarebbe stata una giornata di sole il meteo l’aveva preannunciato, ma le condizioni climatiche praticamente estive che troviamo al nostro arrivo a Carona sono veramente inaspettate. Ci siamo svegliati la mattina presto e caricati gli zaini in macchina ci siamo avviati verso l’alta Val Brembana, dove si snoda il nostro trek. Con l’auto attraversiamo i paesi di Zogno, San Pellegrino e San Giovanni Bianco, arrivati a Branzi ci fermiamo in un negozio di alimentari, di quelli che in città non esistono più, e acquistiamo pane, formaggio (che qui è buonissimo, in particolare il tipico formaggio branzi) e del miele di montagna. Ancora qualche chilometro e siamo a Carona, un piccolo comune che sorge sulle sponde di un grazioso laghetto artificiale, procediamo per un centinaio di metri fino a quando incontriamo il cartello che indica “Rifugio Calvi”, qui parcheggiamo l’auto a bordo strada e indossati gli scarponi e sistemati gli zaini iniziamo il nostro cammino.

In cammino Per il primo tratto il sentiero è una stradina asfaltata che ci porta alla frazione di Pagliari, un piccolo borgo antico completamente recuperato, composto da una decina di case in pietra.Qui d’estate si può decidere di percorrere il sentiero “estivo” che si snoda sulla sponda sinistra del fiume Brembo, quella opposta al nostro itinerario. Una fontana ci permette di riempire le nostre borraccie di un’ottima acqua fresca, guardandosi intorno sembra di essere già fuori dal mondo e indietro nel tempo, l’unico rumore è quello del fiume. Ora la stradina è sterrata e incontriamo le prime chiazze di neve, la pendenza è notevole ma non impossibile, si cammina in un bosco molto fitto, incontriamo una grande cascata, in inverno gelata, e delle baite diroccate. La neve ora copre tutto e camminare diventa più impegnativo anche perché la temperatura sempre più elevata rende la neve bagnata e pesante. Dopo poco più di un’ora di cammino usciamo dal bosco e sbuchiamo in prossimità di un laghetto parzialmente gelato e la vista è veramente incantevole; qui incontriamo il bivio per il rifugio Longo, noi proseguiamo e il sentiero si fa sempre più ripido e la neve sempre più alta. Fino ad ora abbiamo incontrato solo una decina di escursionisti, alcuni con gli sci da alpinismo. Due ore di cammino e davanti a noi vediamo la diga del lago Fregabolgia, risaliamo un ripido pendio incontrando la casa dei custodi e finalmente siamo in cima alla diga. Il lago è completamente vuoto, è una distesa di neve, la diga non è percorribile perché la neve supera di almeno un metro l’altezza dei parapetto!!! Togliamo gli zaini e ci facciamo uno spuntino a base di pane, miele e te caldo. Dopo questa breve sosta ci incamminiamo lungo l’ultima parte di sentiero che ora costeggia il lago, bisogna fare molta attenzione in quanto si cammina a mezza costa di un versante di montagna molto ripido e ad ogni passo si affonda nella neve fin sopra al ginocchio. Il rifugio ora è li di fronte a noi, ancora un piccolo sforzo e lo raggiungiamo, ci sono all’esterno già una quindicina di persone, la maggior parte sta mangiando i panini portati da casa, qualcuno scatta foto, altri prendono il sole. La neve occupa quasi tutta la terrazza antistante il rifugio e noi ci ricaviamo un angolino asciutto per pranzare con pane,formaggio,frutta e come dolce biscotti e miele. Purtroppo la temperatura troppo elevata (circa 22gradi) non ci permette di effettuare alcuna ascensione pomeridiana: si sprofonda nella neve fino alla vita e il pericolo di valanghe è elevato. Ci mettiamo quindi a leggere un buon libro godendoci il sole sulla pelle

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