Oman, un viaggio lungo la via dell’incenso

Deserti, spiagge, fortezze, moschee, suk, oasi: l'Oman è un sultanato legato a profondi valori tradizionali ma con una importante propensione alla modernità
Scritto da: frasca giuseppe
oman, un viaggio lungo la via dell'incenso

Anche quest’anno, con mia moglie, ci poniamo il problema di quale Paese visitare nella stagione invernale e la nostra scelta cade sull’Oman per i seguenti motivi:

  • è un Paese aperto da poco al turismo e, quindi, ancora autentico
  • è un Paese sicuro e tollerante dal punto di vista religioso
  • ha una grande varietà di paesaggi in quanto passa dai deserti alle lunghe spiagge, dalle oasi alle leggendarie città, dalle fortezze ai mercati   profumati di spezie.

Pertanto decidiamo di partire, il 30 gennaio, con la Neos, da Milano Malpensa per Muscat. Primo problema: dove dormire il 29 gennaio considerato che partiamo da Siracusa ed il volo da Catania, per Malpensa, arriva a ridosso della partenza per Muscat. Dopo una ricerca su internet prenotiamo l’Hotel Sempione*** di Casorate dove, per € 141, usufruiamo della pensione completa per due persone ed il servizio navetta da e per l’aeroporto. L’albergo, anche se al centro del Paese è come se fosse in mezzo al nulla ma lo consiglio  in quanto è pulito, funzionale, ha un ottimo ristorante, il personale disponibile e la navetta puntuale.

Il volo di andata, per Muscat, è stato veramente buono: i sedili comodi, il Wi- Fi a bordo, il cibo nella norma, una durata di circa sei ore. Il ritorno, invece, è stato alquanto stancante per via di uno scalo, nel cuore della notte, a Salalah, con un nuovo controllo dei bagagli.

Prima di addentrarmi nei particolari del viaggio vorrei dare alcune notizie utili:

  • moneta: il Rial omanita, al cambio, vale € 2,20. All’Ufficio cambi dell’aeroporto, invece, per € 100, mi sono stati corrisposti 35,50 Rial. Quindi mi sono stati sottratti, per commissioni, circa € 22. Evitate il cambio in aeroporto. Effettuate il cambio, per   le piccole spese, agli sportelli ATM. Pagate il resto con le carte di debito, accettate quasi ovunque;
  • corrente elettrica: serve l’adattatore inglese a tre spinotti;
  • cibo: si spende 5/15 € a pasto ma niente alcolici;
  • wifi: presente in tutti gli alberghi.  WhatsApp funziona solo per i messaggi;
  • strade: guida a destra. La maggior parte delle larghe strade extraurbane sono  illuminate anche di notte.  La segnaletica è in arabo e in inglese. Eccettuati alcuni tratti in montagna e nel deserto, sono tutte asfaltate, gratuite ed in ottimo stato. Fuori dalle città il traffico è quasi inesistente.
  • hotel: prezzi leggermente inferiori a quelli italiani.
  • clima: a febbraio 20/25 gradi
  • taxi: contrattare sempre il prezzo. Piuttosto economici.
  • abbigliamento: rispettoso della cultura locale. Spalle e ginocchia coperte nei luoghi pubblici; velo, polsi e caviglie coperte nella grande Moschea.

E ora, per chi ha interesse, passo alla descrizione del viaggio.

Diario di viaggio in Oman

Giorno 1 – Sur

Visita alla grande Moschea del sultano Qabus. La moschea è relativamente moderna in quanto è stata inaugurata nel 2001 ed è realizzata in marmo bianco. Il complesso, che può contenere circa 25.000 fedeli, è costituito da una piazza quadrata con al centro una cupola di 50 metri e un minareto principale e quattro laterali. L’interno è impreziosito da un tappeto persiano, finemente lavorato, che copre tutto il pavimento e da un lampadario Swarowski pesante 8,5 tonnellate. L’impianto di raffreddamento della moschea è inserito all’interno delle colonne che sostengono il soffitto.

Ci riserviamo di visitare la città al ritorno. Pertanto proseguiamo diretti a Sur e ci fermiamo,  per una sosta, a Bimah Simklole. È, questa, una depressione con il fondo ricoperto d’acqua. Secondo la leggenda popolare sarebbe la tana del diavolo. Secondo gli studiosi potrebbe trattarsi di una buca prodottasi a seguito dell’impatto di un meteorite con la terra o, più probabilmente, per un cedimento del terreno.

Sosta fotografica alle oasi di Wadi Shab e di Wadi Tiwi, incastonate tra le montagne,  e proseguimento per la cittadina di Sur. Qui visitiamo una fabbrica di dhow, le barche tradizionali di legno. Dopo cena andiamo alla riserva di Ras Al Jnz dove, abbiamo letto, le tartarughe nidificano nel mese di settembre. Fortunatamente abbiamo trovate due tartarughe chelonia mydas, di circa Kg 150, indaffarate a scavare, con le zampe posteriori, una buca di cm. 85 dove hanno deposto, sotto i nostri occhi, circa 140 uova ciascuna che si schiuderanno dopo 55 giorni. Queste tartarughe tornano, di notte, ogni 2/4 anni, per deporre le uova sulla stessa spiaggia dove sono nate. La determinazione del sesso delle tartarughine dipende dalla temperatura del suolo: temperatura superiore a  31 gradi, femmine; temperatura inferiori a 26 gradi, maschi; temperature intermedie, maschi e femmine. La corsa verso il mare, dei giovani esemplari, è contrastata da predatori (granchi, uccelli, volpi). I pochi sopravvissuti che raggiungono il mare si fanno trasportare dalle correnti.

Giorno 2 – Wahiba

Armati di costume da bagno ci dirigiamo all’oasi di Wadi Bani Khalid con le sue due piscine limpide e fresche circondate da palme e datteri. Il cammino, a piedi, è alquanto accidentato e, in alcune parti, anche pericoloso. Sul posto ci accorgiamo che nella prima piscina è vietato fare il bagno e che, nella seconda, è difficile entrare ed uscire dall’acqua. Ci accontentiamo di fotografare il sito. Proseguiamo per il deserto di Wahiba le cui dune, alte fino a 100 metri, arrivano a 200 Km di lunghezza. A bordo di un veicolo 4X4 saliamo e scendiamo dalle dune a folle velocità. Ci addentriamo nel deserto e, dopo una lunga sosta sulle dune per divertirci a salire e scendere dalle barcane, osserviamo il tramonto del sole sorseggiando un tè preparato dai beduini che ci accompagnano. Raggiungiamo, quindi, il campo nel deserto.

Giorno 3 – Forte di Bahla

Attraverso un diverso percorso nel deserto ci dirigiamo al Forte di Bahla, Patrimonio dell’Umanità. Il forte, costruito con mattoni di fango e paglia, è visitabile solo parzialmente. Visitiamo, quindi, il vicino castello di Jabrin concepito non solo come fortezza ma anche come luogo di residenza per i sovrani. Perciò al suo interno troviamo sale di ricevimento, soffitti dipinti, decorazioni di stucco. Successivamente ci fermiamo a fotografare Birkat Al Maouz, un famoso villaggio in argilla in rovina ingentilito da un grande bananeto. La rovina del villaggio è dovuta al suo abbandono da parte dei proprietari. L’argilla respira quando l’uomo abita la casa. Si disidrata e si sbriciola se abbandonata.

Giorno 4 – Nizwa

Visita di Nizwa e del suo imponente forte dalla torre circolare con panorama sulla città e sulle montagne che lo circondano. Partiti da Nizwa, dopo circa mezz’ora ci fermiamo per visitare il villaggio di Al Hamra le cui case sono costruite con mattoni di fango e paglia. Visitiamo un museo vivente dove alcune donne, vestite con i costumi tradizionali, ci mostrano come, nel passato, venivano macinati i cereali e come veniva cotto il pane. Proseguiamo, poi, per Misfat al Abreen e il villaggio di Ghul dove ci fermiamo per una sosta fotografica. Proseguiamo, quindi, percorrendo una strada sterrata panoramica, per Jebel Shams la montagna più alta dell’Oman. Da un punto panoramico, situato a 2.000 metri, osserviamo la cima della montagna posta a 3.009 metri e il Wadi Ghul , noto come il Gran Canyon d’Arabia, con le pareti verticali che sprofondano di 1.000 metri. Questo luogo è una testimonianza del potere della natura nel corso dei millenni in quanto si è formato per l’erosione dell’acqua, durante le rare piogge e le spinte tettoniche verso l’alto del fondo del mare di milioni di anni fa.  Avventurosi e impegnativi percorsi lungo sentieri rocciosi, incuriosiscono gli amanti del geo turismo. Ma non noi. In serata arriviamo a Muscat.

Giorno 5 – Barka, Nakhal

Di prima mattina visitiamo il mercato del pesce di Barka. Un posto veramente pittoresco. All’interno ci sono numerosi pescatori che vendono la loro merce ai grossisti tramite un sensale, armato di bastone, che sembra uscito dalla lampada di Aladino. I pescatori mettono su un ripiano i pesci che intendono vendere. Il sensale dice un prezzo di vendita che abbassa dopo tre tentativi andati a vuoto. L’accordo sul prezzo è suggellato da tre colpi di bastone. Nel locale vengono venduti anche pesci al dettaglio. La pulizia è al top. Malgrado i quintali di pesce lavorati e in vendita, non si sente alcun odore sgradevole. Nel porticciolo antistante il mercato  decine di tartarughe giganti si immergono ed emergono in continuazione. Proseguiamo per il villaggio di Nakhal, circondato da bananeti ed alberi da dattero ed effettuiamo una sosta fotografica al suo forte.  Ultima visita della giornata al forte di Al Hazm. Ritornati a Muscat visitiamo il Royal Opera house. Visto da fuori, il teatro è veramente fiabesco: facciata di marmo bianco con decorazioni arabe preceduta da una vastissima piazza ricoperta da marmi scintillanti. Gli interni sono sfarzosi con lampadari, velluti e legni pregiati. I palchi laterali sono forniti di un movimento meccanico che li gira verso la scena non appena viene abbassata la piattaforma sulla quale sono sistemati gli orchestrali.

Giorno 6 – Al Jalay

Con un taxi raggiungiamo il souk Mutrah situato proprio di fronte al porto. Questo mercato, situato lungo la via dell’incenso, è uno dei più importanti del mondo arabo. È caratterizzato da tortuosi corridoi lungo i quali si vendono gioielli, spezie, incenso, tessuti, prodotti freschi. Un vero labirinto di profumi e colori. I venditori non sono insistenti ma molto disponibili. Un percorso di 5 Km lungo la corniche permette di raggiungere, a piedi, il palazzo reale ma noi preferiamo chiamare un taxi per recarci al palazzo Al Alam che è la residenza ufficiale del sultano. Il palazzo non è aperto al pubblico ma è possibile ammirare, dall’esterno,  gli ampi spazi che lo precedono pavimentati con marmo bianco, la sua semplice  facciata bianca dorata e i giardini ben curati che lo circondano. Il vicino forte Al Jalay si erge a difesa del palazzo. Ritorniamo, per il pranzo, alla corniche. In attesa del taxi che ci riporterà in albergo ammiriamo le montagne che sembrano tuffarsi nel golfo dell’Oman e i palazzi, incorniciati di azzurro, che non superano una certa altezza per non deturpare il paesaggio. Mentre aspettiamo sfila la gente del luogo con lunghe tuniche bianche o grigie (i maschi) e mantello nero con foulard legato bene sui capelli (le donne). Se si chiede loro il permesso, si lasciano fotografare con un sorriso.

Giorno 7 – Muscat

È il giorno della partenza. Non ci allontaniamo molto dall’albergo e visitiamo la moschea di Mohammed Al Ameen. Questa moschea può ospitare fino a duemila fedeli, ed è aratterizzata da due minareti e tre cupole. Ciò che la rende particolare è l’illuminazione notturna: grazie a un gioco di luce, la moschea passa dal bianco al blu e poi al colore oro. Mangiamo, di fronte alla moschea, per l’equivalente di € 10, circa un kg di pesce a testa. Il tutto preceduto da un abbondante antipasto. Un ottimo arrivederci all’Oman!

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