Montagne alte 2000 metri e villaggi di pescatori: un paese di contraddizioni e bellezze selvagge

Un viaggio che non ti aspetti tra montagne desertiche e terrazzamenti verdi , deserti di sabbia rossa e deserti di sabbia bianchissima che arrivano al mare, wadi, baie incantevoli e tanti tanti profumi
Scritto da: giuliag72
montagne alte 2000 metri e villaggi di pescatori: un paese di contraddizioni e bellezze selvagge

L’Oman è uno dei paesi più belli che io abbia mai visitato. Sono sempre entusiasta di visitare paesi nuovi, ma questo mi è rimasto davvero nel cuore! Non ho mai visto una tale varietà di paesaggi e fatto così tante esperienze diverse tra loro in un solo viaggio. Siamo passati dal fare trekking nelle montagne dell’Hajer oltre 2000 metri, a visitare fortezze, città, villaggi di pescatori, paesaggi brulli, ma anche paesaggi molto verdi con terrazzamenti, il deserto di dune rosse del Wahiba Sands, le dune di zucchero di Al Khaluf, deserti di nulla per chilometri e chilometri e poi verdissimi wadi che forse sono l’elemento che più contraddistingue questo paese, spiagge sabbiose che sembravano le Maldive, piuttosto che baie brulle che ricordano un po’ le incoronate, mare pescosissimo ricco di pesci e tantissime tartarughe marine, l’emozione di vedere una tartaruga deporre le uova! Abbiamo soggiornato in caratteristiche case omanite, piuttosto che in campi tendati, ecolodge e hotel moderni. Insomma un viaggio completo a 360°.

Sicuramente non si viene in Oman per visitare le città, ma piuttosto per il patrimonio naturalistico, anche se Muscat offre delle chicche imperdibili di architettura islamica moderna. Ci hanno stupito la rete stradale perfetta, le infrastrutture in generale, la capacità di domare in qualche modo una natura di per sé ostile, i profumi dell’Oman che pervadono ogni luogo e ogni persona; ma soprattutto siamo rimasti stupefatti della gentilezza degli omaniti sempre sorridenti e cordiali. D’altra parte l’ospitalità omanita è risaputa nel mondo e non posso che confermarlo.

Diario di viaggio in Oman

Giorno 1: Nizwa

Dopo il ritiro dell’auto in aeroporto ci dirigiamo verso la nostra prima tappa, Nizwa. Decidiamo di non fare lo Snake Canyon a causa della strada lunga e tortuosa. In realtà abbiamo incontrato molti turisti che lo hanno fatto comodamente, chiaramente impegnativo, ma si può fare. Tornando indietro farei come prima tappa Rustaq, Snake Canyon, Wadi bani Awf per raggiungere il jabel Shams. Secondo tappa Nizwa (salterei il mercato del venerdi), terza tappa Jebel Akdar. Viaggiando si impara! Arriviamo a Nizwa alle ore 14,30, ci riposiamo un po’ in hotel e dedichiamo il pomeriggio alla visita della città, che per la verità ci delude un po’, soprattutto il souq.

Il Souq di Nizwa è tutto sommato più piccolo di quanto mi aspettassi e dispersivo, poco vivace, tutti vendono le stesse identiche cose e soprattutto è davvero troppo turistico per i nostri gusti! L’abbiamo visitato sia il giovedì sera che il venerdì mattina nella speranza che si animasse. Abbiamo organizzato il viaggio in modo da essere presenti il venerdì mattina al mercato del bestiame, col senno di poi non lo farei. Con le luci del tramonto visitiamo il Forte di Nizwa, davvero maestoso! (5 OMR) Lo visitiamo al tramonto e scattiamo delle foto spettacolari. La vista dai bastioni sul palmeto e sulla pianura sottostante è bellissima. Il forte è abbastanza articolato ed è bello perdersi tra i vari vicoletti e scale. Sul retro si apre un giardino e vediamo i caratteristici Falaj (canali di irrigazione patrimonio dell’Unesco), saranno i primi di una lunga serie.

La sera passeggiamo sulle meravigliose Mura della città, molto ben conservate ed illuminate, da non perdere. Consiglio di cominciare il giro dall’Anat Cafè. La sera ceniamo al Kattarah Restaurant con terrazza panoramica, carino ma cena non indimenticabile. La nostra camera al Bait Nizwa è in posizione perfetta vicino al souq e al forte. Arredato in modo meraviglioso anche se con i soliti difetti nelle finiture dei bagni omaniti. Nonostante le pecche mi sento di consigliarlo per l’arredo e la posizione. Spettacolare terrazza panoramica.

Pernottamento al Bait Nizwa (129 euro, non servono la colazione)

Giorno 2: Mercato del bestiame, Jabreen Castle, Forte Bahla, Al Hamra, Bait Al Safah, Misfah Al Abriyyin, Al Khitaym Village (104 km)

Ci svegliamo presto alle 6 per visitare il mercato. Il Mercato del Bestiame all’alba ha un suo fascino, comincia pian pano ad animarsi di caprette. Il mercato continua ad essere utilizzato come un tempo dai locali, anche se la presenza di turisti è davvero massiccia. Credo sia molto più autentico e caratteristico il mercato del bestiame e dei cammelli di Sinaw che noi abbiamo visitato ma non nel giorno della settimana giusto. Terminata la visita andiamo a fare colazione in un hotel vicino al nostro con il quale la sera precedente ci siamo accordati. Non è stato semplice convincerli perché non è consuetudine, soprattutto in periodo di Ramadan.

Ore 8 finiamo la colazione e partiamo per Jabreen, seguendo la strada verso sud. Jabreen Castle, che in realtà si presenta più come un forte che un castello. Perdersi nelle tantissime sale è stato davvero bello ed interessante e una volta arrivati in cima si ha la veduta a 360 gradi sulla vallata. La visita richiede 1-2 ore (7 OMR con audioguida in italiano) Dopo pochi km sulla rotta per Al Hamra arriviamo al Forte Bahla che visitiamo solo esternamente. Eravamo anche un po’ stanchi di visitare fortezze, dopo Jeabreen e Nizwa. Poi la giornata è lunga e abbiamo una scaletta piuttosto piena di cose da vedere e quindi con rammarico dobbiamo rinunciare.

Giunti ad Al Hamra visitiamo subito Bait al Sifah, l’unica casa ristrutturata in tutto il villaggio fantasma della vecchia Al Hamra. L’esperienza è stata interessante con dimostrazione di come si cucina il caratteristico pane, la molitura del frumento e la preparazione del caffè. La casa è perfettamente ristrutturata e al piano superiore è possibile viverla pienamente in una delle tante sale bevendo caffè accompagnato da datteri, comodamente seduti tra tappeti e cuscini.

Da li ci siamo inoltrati a piedi nel vecchio villaggio, Al Hamra old town, villaggio con caratteristiche case in stile yemenita ed una bella oasi con palme e canali. Sembra proprio di aggirarsi in un villaggio fantasma. I muri sono fatti di un impasto di terra e fieno. Pur essendo molto scenografico e fotogenico, il villaggio sembra essere reduce da un catastrofico terremoto e dobbiamo stare attenti ai detriti.

Abbandoniamo Al Hamra e saliamo per circa 5 km la strada che porta al caratteristico villaggio di Misfat El Abryeen.

Si passa il primo villaggio di Misfah che è la parte nuova, tenendo la sinistra e proseguendo si raggiunge la parte vecchia. Qui perdersi nei vicoli è d’obbligo. Consiglio di arrivare presto per trovare parcheggio sulla strada e godere in tranquillità la visita e di seguire il sentiero passeggiando tra i palmeti e i falaj fino ad un’antica torre di guardia e poi tornare indietro. Noi ci abbiamo passato due orette perché ci è piacito moltissimo. Invece che seguire pari pari il sentiero abbiamo camminato sopra il falaj che più o meno fa la stessa strada ma molto più bella, con qualche interruzione. Qui bisogna un po’ arrangiarsi anche passando attraverso giardini privati. Si alternano palmenti e terrazzamenti con una vegetazione lussureggiante e acqua che scorre ovunque.

Prossima tappa sono le montagne dell’Hajar. Precisiamo che ci sono due lati della montagna, il Jebel Shams (montagna del sole perché è il primo posto in Oman in cui si vede nascere il sole) e la montagna verde Jebel Akdhar. Oggi cominciamo la salita al Jebel Shams, il giorno successivo andremo all’Akdhar.

La strada con tornati è molto panoramica, gli ultimi 10 km diventano sterrati ma non complicati da percorrere. Sempre nell’ultimo tratto i paesaggi di fanno mozzafiato con veduta sul Gran Canyon d’Arabia, siamo sull’orlo di un precipizio ma con le protezioni.

Raggiungiamo il piccolo villaggio di Al Khitaym che si trova a 1.900 metri di altitudine dove abbiamo prenotato al Sama Al Khurtaym Hotel. Da qui godiamo di uno splendido tramonto e di una ancora più splendida alba al nostro risveglio. Il piccolo hotel ha 5 stanze solamente ma in perfetta posizione. Dalla camera un paesaggio mozzafiato. Consiglio però di individuare le due strutture ricettive attaccatissime, circa 50 mt che mi sembravano più curate e senza la stradina davanti (es. al kuthaim guest house).

Pernottamento al Sama Al Khurtaym Hotel (185,00 Euro, compreso colazione e cena)

Giorno 3:  Sentiero W6  – Tanuf (1,30 h) – Nizwa –  Birkat al Mouz –  Jebel Akhdar – 3 villaggi (W8) (130 km)

Ci svegliamo e cominciamo il nostro trekking. Proprio sotto l’hotel parte il famoso sentiero W6 Balcony Walk, che corre a mezza costa verso un paese abbandonato. Una nota, i sentieri sono sempre contraddistinti dalla bandierina tricolore. Quelli con la parte rossa rivolta in alto segnalano che il percorso è pericoloso. All’inizio del percorso un grazioso cafè (Coffee shop Jabal Shams) che io chiamerei più propriamente un bivacco tra i monti. Se non si ha voglia o tempo di fare il W6 consiglio di arrivare almeno fino a li e godetevi la magnifica vista. Seguendo il sentiero W6 si arriva dopo 2 ore circa al villaggio abbandonato di As Sab, ma noi purtroppo non ci siamo arrivati. Poco prima del villaggio siamo tornati indietro a causa del sentiero troppo esposto. In realtà il sentiero è agevole ma la bandierina segnalava difficoltà ed infatti l’altezza mi ha dato fastidio e non sono più riuscita a proseguire, ma penso sia un problema mio perché vedevo quasi tutti proseguire.

Verso tarda mattinata riprendiamo la strada a ritrovo verso Nizwa. Lungo la strada decidiamo di fare una piccola deviazione per visitare le rovine di Tanuf. In realtà non lo rifarei perché le rovine di Al Hamra e di Birkat al Mouz offrono molto di più da vedere. Proseguiamo per Birkat el Mouz e visitiamo per prima cosa il sistema di irrigazione Falaj Al Khatmain, che si trova nei pressi della fortezza bait Ar Ridaydah, moltp bella dal di fuori ma che non visitiamo. è un ottimo luogo dove visitare i famosi falj, antico sistema di irrigazione tradizionale patrimonio mondiale UNESCO.

Fatichiamo un po’ a trovare le rovine, bisogna proseguire dopo la rotonda del famoso falaj e si raggiungono i due villaggi vecchi. Noi abbiamo visitato quello di sx guardando la montagna. Saliamo in cima alla collina sulla casa più alta dove c’è anche una torre e da li vediamo un paesaggio meraviglioso sul palmeto ed il villaggio. Birkat al Mouz è molto verde e circondato di palmeti e bananeti con la montagna sullo sfondo.

Proseguiamo verso il Jebel Akdhar, la montagna verde, chiamata così perché appunto più verde a differenza dell’altra che è totalmente brulla. Famosa per le piantagioni di rose damascene, anche se purtroppo fioriranno solo un mese dopo in aprile. La strada per il Jebel Akdhar è completamente asfaltata ed in buonissime condizioni nonostante le pendenze. Dopo pochi km c’è il check point con il parcheggio dove lasciare le auto berline. Infatti solo i 4×4 possono proseguire oltre. Devo dire che una volta arrivati in cima la nostra delusione è stata tanta, sia per il panorama lungo la strada, ma soprattutto per le tante strutture ricettive che hanno deturpato il paesaggio. Ma come spesso succede in Oman non ci si deve fermare ad una prima apparenza.

Arriviamo sulle 15 al nostro hotel nel villaggio di Al-aqur. Il tempo di mettere giù le valigie e partiamo per la passeggiata dei tre villaggi Village Trail W8  (partenza da Al aqur , poi Al Ayn ed infine A’ Sheragan).

La passeggiata andata e ritorno dura 2 ore con scalinate davvero molto faticose ma dopo la prima discesa verso il secondo villaggio troviamo una via attraverso i falaj molto più affascinante oltre che meno impegnativa come dislivello. Il condotto dell’acqua infatti attraversa agilmente tutti tre i villaggi e passa in terrazzamenti molto belli, giardini privati che altrimenti non si vedrebbero restando sul sentiero turistico principale.

Dai villaggi la vista è spettacolare, terrazzamenti ovunque coltivati a melograni, banani, papaie, rose, immersi nel verde ed intervallati da grosse vasche di contenimento dell’acqua che fungono da serbatoi per l’irrigazione. Il sole cala e comincia a fare freddo, velocemente rientriamo al nostro villaggio, appena in tempo prima della chiusura delle 17,30 della Distilleria delle rose Sharaf House – vicinissima all’hotel. La casa ospita il Bait al Sharaf Museum, dove acquistiamo dell’acqua di rose (entrata 2 OMR). Si tratta dell’abitazione di famiglia di un giovane ragazzo convertita in museo. Interessante per vedere come si viveva fino a pochi anni fa sulle montagne e come si distillava l’acqua di rose.

Non riusciamo invece a visitare l’antico Villaggio d Al Sugra – Saiq che distava 25 min di macchina da Hanging Terraces). Dobbiamo correre in direzione deserto.

Hanging Terraces si disloca in tre case omanite vicine tra loro ma con accessi separati, finemente ristrutturate e arredate rispettando i canoni tradizionali, davvero una bella esperienza. La struttura dispone di molte terrazze sul tetto con bracere per riscaldarsi la sera ed un cafè terrazzato con possibilità di fare aperitivo incluso nel prezzo. Consiglio vivamente questo albergo diffuso sia per la bellezza della struttura che per il panorama e la deliziosa cena a buffet.

Pernottamento ad Hanging Terraces (181,00 euro, compreso colazione e cena)

Giorno 4:  Jebel Akhdar, Wadi Bani Khalid, Waiba Desert

Purtroppo la colazione inclusa nella camera si rivela essere a causa del Ramadan una triste box da consumare in camera. Decidiamo di farci scalare dal conto il prezzo della colazione e di arrangiarci con i soliti te e biscottini omaniti di cui abbiamo sempre una scorta in macchina. Partiamo presto 7,30 per Wadi bani Khalid, abbiamo davanti 3,5 ore di macchina più un’altra ora per arrivare al deserto.

Consiglio vivamente di non fermarvi Wadi Bani Khalid perché troppo turistico e ce ne sono di meglio. Il primo sistema di piscine è pieno di cantieri con relativo rumore di martelli pneumatici, praticamente lo stanno cementificando sia con edifici tutt’intorno che con orrende scalinate di cemento. Piacevoli le piscine successive ma solamente se fatte alle 8 della mattina, già alle 10-11 la situazione è invivibile e la poesia del posto che di per sé sarebbe magica se ne va. Molti turisti incontrati mi hanno consigliato il vicino Wadi Hawer in alternativa al Wadi bani Khalid, anche se più impegnativo e da fare con guida.

Riprendiamo il viaggio per le Wahiba Sends, il deserto rosso, circa 50 minuti di auto fino a Bidiyah. Il nostro appuntamento è alle ore 15 alla Shell per avere info sulla rotta da seguire e sgonfiare le ruote. Abbiamo deciso di raggiungere il campo tendato in autonomia e nel caso di Safari Glamping è stato davvero semplice,  le istruzioni ricevute con tanto di mappa sono molto precise. Non nascondo la mia iniziale preoccupazione dato che dovevamo inoltrarci nel deserto per 35 km senza navigatore. Consiglio di scaricare la mappa off line in modo da vedere comunque la geolocalizzazione all’interno della mappa. Questo indica per lo meno se si sta andando nella giusta direzione e da maggiore tranquillità.

Safari Glamping, il nostro campo tendato è stata la migliore tra le scelte. Innanzitutto è abbastanza interno al deserto. Avevo letto che da alcuni campi si vedevano in lontananza le luci del villaggio di Bidyah e noi non volevamo assolutamente inquinamento luminoso o acustico da campi vicini. E così è stato. Il campo è formato solamente di 5 tende, quel giorno occupate solo tre con possibilità di scegliere il cottage più comodo, ma noi abbiamo optato per la tenda beduina e non ce ne siamo pentiti nonostante la scomodità di non avere annesso il bagno. Con nostra grande delusione non riusciamo però a fare la cammellata programmata, a causa del giovane cammello innervosito dal pianto di un bambino, tentiamo tre volte di salire ma nulla, il cammello disarciona e quindi decidiamo di proseguire a piedi seguendo il cammello. Fa un po’ ridere ma è andata cosi! Il tramonto sulle dune con vista dalla duna più alta è  a dir poco mozzafiato, silenzio assoluto, il nulla più totale, insomma un’atmosfera magica.

Al rientro doccia e poi grigliata in condivisione con gli altri ospiti della struttura, in tutto 10 persone. Cielo stellato da godere sulla terrazza rialzata della tenda principale. Il campo è gestito in maniera impeccabile da giovani del Bangladesh, BBQ eccezionale, anche la colazione varia e buonissima. Pernottamento al campo tendato Safari Glamping (155 euro compresa colazione e cena).

Giorno 5: Al Khaluf, Sinaw

Riprendiamo la nostra rotta sul deserto a ritroso in direzione al Al Khaluf, ma ormai siamo esperti. Sgonfiamo le ruote alla Shell e proseguiamo. Decidiamo di fare la strada interna piuttosto che la costiera per fare un giro ad anello.

Passiamo per Sinaw, famosa per il beduin Market. Non è il giorno giusto ma comunque visitiamo il souq e facciamo qualche acquisto. Il souq risulta molto ma molto più autentico di quello di Nizwa. Visitiamo anche  il fish market e il caricamento sulle bilance di enormi tonni, bellissimo! Dicono che l’asta dei cammelli sia assolutamente da vedere. Con il senno di poi salterei il mercato di Nizwa e cercherei di arrivare nella giornata di mercato giusta a Sinaw. La strada è lunga, oggi ci facciamo 4,5 ore di macchina per raggiungere al Khaluf. Una strada lunga e noiosa, solo deserto nel nulla, km e km di nulla. Proseguiamo oltre l’indicazione stradale per al khaluf in direzione Dqum come da indicazioni molto precise dell’Hotel. Dalla deviazione sulla strada principale ci aspettano altri 40 minuti di strada sterrata nel deserto, ma agevole.

Raggiungiamo Sugar Dunes Beach Resort, l’unica struttura ricettiva in questa zona. Ero un po’ scettica viste le recensioni negative ma l’ospitalità, la gentilezza e soprattutto la posizione tra il mare e le dune di zucchero ti fanno mettere in secondo piano tutti gli aspetti negativi. Appena arrivati ci siamo fatti fare un cambio di camera optando per il lato dune.

Al Khaluf è l’area di dune di sabbia bianca chiamate anche Sugar Dunes.

Dall’hotel a piedi si sale sulle dune più alte ed il paesaggio al tramonto è a dir poco indescrivibile, ancor più magico delle dune rosse del Wahiba Sands! Le dune sono davvero bianche e arrivano direttamente all’Oceano Indiano. L’hotel dispone di un molo per ammirare il mare e le dune in lontananza, davvero bello il mare con la bassa marea ma non meraviglioso come nelle altre parti dell’Oman. Diciamo che qui si viene per le dune, non per il mare.

Indicazioni per arrivare: arrivando da Nord (strada 32) non svoltare al bivio di di Al Khaluf ma proseguire dritto per circa 47 km, e svoltare a sinistra all’indicazione di Duqm salt. Poi per raggiungerlo è necessario fare circa 20 km di strada sterrata in buone condizioni, ricordarsi di girare a sinistra quando si trovano delle costruzioni sulla destra (Duqm Salt Factory). Poi si segue la strada e l’indicazione dell’hotel.

L’altra strada più corta prevede una pista sulla spiaggia.

Pernottamento al Sugar Dunes Resort (105 OMR, compresa colazione e cena)

Giorno 6: 

Per raggiungere il villaggio di Al khaluf e ritornare verso nord decidiamo di non tornare per la strada “facile”, facendo il giro, ma di percorrere il tratto costiero.

Bisogna sgonfiare le ruote e percorrere 8 km sulla spiaggia, poi si riprende uno sterrato tra le dune fino al villaggio per altri 10 km. Questa per me è stata l’esperienza più bella di tutto il viaggio!

Raggiungiamo il villaggio di pescatori di Al Khaluf dove rigonfiamo le ruote e facciamo benzina. Il villaggio è zeppo di barche e gabbiani, portate il cappello perché si è davvero a rischio!

Non lontano dal villaggio visitiamo la grotta di Humrat, l’accesso è da una piccola fessura nella roccia, si abbassa la testa e attraversandola si sbuca in un’altra baietta. Questa escursione è una vera chicca inaspettata.

La nostra prossima tappa è Bar Al Hikmam con soggiorno nel campo tendato Ocean Camp, fronte mare.

Questa volta decidiamo di avvalerci di un transfer in quanto la zona sabbiosa risulta a tratti paludosa e ad alto rischio insabbiamento.

Concordiamo con Mahir di utilizzare la nostra macchina ma scortati dalla sua. L’appuntamento nel villaggio di Mahoot (a 50 minuti dal camp) slitta però di un paio d’ore, guarda caso proprio perché Mahir deve soccorrere l’auto insabbiata di un suo ospite. Potete immaginare la nostra contentezza nel farci scortare anche a fronte del pagamento di 40 OMR, che non è proprio poco.

Arriviamo al camp dopo quasi un’ora di sterrato in cui la pista spesso si intravede appena. Se si vuole raggiungere la costa in autonomia è necessario fare molta attenzione perché una volta sbagliata strada è poi difficile fare inversione. Uscire dalla pista è altamente rischioso in quanto il terreno è superficialmente compatto ma poi le ruote sprofondano nel fango sottostante, inoltre il telefono non prende.

Arrivati al campo in ritardo chiediamo subito a Mahir di portarci alla laguna che è poi lo scopo di questa tappa. Le spiagge della laguna di Bar al Hikman sono soprannominate le “Maldive dell’Oman”. Effettivamente il paesaggio ricorda un po’ le Maldive in quanto la lingua di terra è circondata dal mare azzurrissimo da una parte e dalla laguna altrettanto bella dall’altra. C’è anche un gigantesco scheletro di balena! Bella anche per bird watching e Kitesurf.

Abbiamo cercato invano una struttura in questa location ma erano davvero troppo spartane. Quindi abbiamo optato per Ocean camp che dista circa 15 minuti di macchina. Decisione azzeccata sia per la qualità del campo tendato che della disponibilità di Mahir che è sempre venuto incontro ad ogni esigenza. Mahir ha prestato l’attrezzatura da pesca subacquea a Marco e poi ci ha cucinato il pesce pescato. Cena e colazione davvero ottima.

Pernottamento all’Ocean Camp Oman (125 OMR, compreso colazione, cena, transfer A/R da Mahoot ed escursione alla laguna)

Giorno 7: Ocean Camp Oman – Al Kuwaymah – Al Ashkhara –  Fisherman Point – Ras Al Jinz (292 km)

Da non fare la sosta al Pink Lake che non è affatto rosa e non vale la deviazione.

Passiamo Al Ashkharar, grazioso porticciolo di pescatori caratteristico dove abbiamo fatto sosta fotografica.

A Ras Al Khabbah abbiamo fatto una sosta pranzo con il nostro solito panino sulla sommità di faraglioni e rocce a picco sul mare.

Poco più a nord ci viene segnalato da un turista una zona carina chiamata Fisherman Point, lo troviamo su google map ed effettivamente vale la pena fermarsi per il caratteristico villaggio di pescatori e soprattutto le formazioni rocciose tanto particolari a picco sul mare.

Riprendiamo il nostro viaggio in direzione Ras al Jinz. Arriviamo al Sama ras al jinz Resort, il tempo di depositare le valigie e subito andiamo al mare. Abbiamo bisogno di riposarci dopo il lungo viaggio e decidiamo di andare nella spiaggia di Pink Beach di Ras al Hadd. La spiaggia in realtà non è così rosa ma è possibile mettersi in costume. Prendiamo un paio di ore di sole e poi torniamo verso l’hotel facendo una piccola deviazione verso la Riserva delle tartarughe per prenotare la visita alla riserva.

Ci inseriscono nel gruppo 2. Nella Ras Al Jinz Turtle Reserve funziona che il gruppo 1 (ospiti dell’hotel) nel caso di avvistamento tartarughe parte per primo e poi a seguire gli altri gruppi. Non c’è alcuna garanzia di avvistamento in questo periodo di bassa stagione. Ci si presenta all’orario stabilito e si aspetta. Si paga solo dopo che hanno avuto certezza di avvistamento. Il turno delle 5 della mattina infatti non ha avuto fortuna. Alle 21,10 chiamano il nostro gruppo, ci caricano in un pulmino (ogni gruppo di circa 20 pax) e ci portano in spiaggia. Dobbiamo aspettare ancora 1 ora seduti in spiaggia a terra prima che la seconda tartaruga avvistata cominci a deporre le uova. I gruppi vengono chiamati solo quando la tartaruga ha già scavato la buca e cominciato a deporre, altrimenti viene disturbata.

L’esperienza è stata ovviamente emozionante ma resto con l’idea che comunque abbiamo disturbato le tartarughe, infatti per tutto il tempo ho avuto una sorta di rimorso. In spiaggia si vede anche la bioluminescenza, fenomeno interessante che abbiamo visto anche ad Al Bustan.

Sama Ras al Jinz Resort è un eco lodge, forse la più bella struttura nella quale abbiamo soggiornato. Ci danno l’upgrade della camera e decidiamo di cenare li a causa dei tempi stretti, infatti alle 20,20 dobbiamo essere alla riserva. La cena nulla di indimenticabile ma piacevolmente passata chiacchierando con degli inglesi.

Pernottamento al Sama Ras al Jinz Resort (183,00 euro con colazione e cena)

Giorno 8: Ras al Jinz – Sur – Cantieri Dhow  – Wadi Tiwi (95 km)

Proseguiamo verso Sur seguendo il lungomare sino ad arrivare al faro di Al Ayjah, proprio di fronte a Sur.

Passiamo attraverso la città e facciamo una sosta nel souq per fare qualche spesa. La città di Sur è nel complesso carina ma non imperdibile. L’unica cosa degna di nota secondo me è il Cantiere navale dove in maniera artigianale vengono ancora costruiti i dhow, le tradizionali barche a vela arabe.molto interessante il museo.

Il nostro viaggio prosegue per tiwi. raggiungiamo il nostro hotel e poi iniziamo la scoperta dell’omonimo wadi. la struttura si trova proprio all’inizio del Wadi Tiwi.

Per raggiungere la parte alta dove ci sono le cascate è necessario fare 20-30 minuti di auto con 4X4. La strada è panoramica, magnifica, attraversa il più verde tra i wadi da noi visitati, a tratti esposta e sempre molto stretta, per cui se viene una macchina in senso contrario è un problema perché si è costretti a difficili retromarce. La strada inoltre diventa a tratti anche molto ripida. Ma vale assolutamente la pena farla. Noi abbiamo scelto di percorrere il tragitto fino all’ultimo villaggio di Miban in auto ma so che ci sono dei trekking meravigliosi che seguono altri percorsi e che mi sarebbe piaciuto fare con qualche attrezzatura in più e qualche anno in meno!

Alla fine del percorso non fermatevi al parcheggio ma proseguite proprio fino in fondo all’ultimo parcheggio. Da li a fianco ad un cancello blu parte una scalinata in discesa che porta alle cascate più alte del wadi Tiwi.

C’è poco parcheggio, la strada è piuttosto tortuosa e anche lo spazio una volta arrivati alla cascata è piuttosto ridotto. Ecco il motivo per cui il wadi non è frequentato da grandi gruppi turistici.

Le cascate sono molto belle ed il bagno agevole. Se si vuole proseguire oltre è necessario calarsi con una catena. Io ho preferito non farlo mentre mio marito più abile di me ha proseguito per un pezzo fino ad un bananeto. La parte sottostante è ugualmente molto bella. Avendo un po’ più di tempo mi accorderei con una guida per fare il tutto più in sicurezza e proseguirei la discesa del wadi.

La cosa indispensabile sono delle scarpette da scoglio con un bel grip. Le mie purtroppo tendevano a scivolare ed in effetti sono scivolata in un punto per fortuna non pericoloso. Wadi Tiwi è estremamente scivoloso, cosa da non sottovalutare.

Ceniamo nel villaggio di tiwi che non ha in realtà molto da offrire e dobbiamo adattarci ad un ristorante omanita che si rivela una trappola per turisti e dove faremo la peggiore delle cene (Omani restaurant).

Abbiamo soggiornato Nomad inn Tiwi Albir, una depandance del più blasonato Nomad Tiwi che si trova a circa 2 km più avanti dentro il wadi. Abbiamo speso meno ed il soggiorno è stato piacevole, stanza e bagno confortevoli e bene arredate. Colazione nella norma. Ma la cosa che più ci ha stupito di questo resort è stata la gentilezza del gestore che sapendo i nostri programmi la mattina seguente di andare al wadi Shab, ci ha raggiunto con la macchina li (ha fatto 4 km) per darci una maglia dimenticata in camera. Ditemi in quale altro paese vi può trovare una tale gentilezza!

Pernottamento al Nomad inn Tiwi Albir (156,00 euro, con colazione)

Giorno 9: Wadi Shab – Fins beach – Wadi al Albryeen – Muscat

Reduci della brutta esperienza al wadi bani Kalid e conoscendo la fama del wadi Shab abbiamo deciso di svegliarsi presto e cominciare la visita alle 8. Nel parcheggio sotto il cavalcavia c’erano già diverse auto. In realtà wadi Shab è molto più impegnativo e scoraggia parecchi turisti.

Il wadi comincia con l’attraversamento della sponda opposta con una barchetta. Una volta dall’altra parte si cammina seguendo il letto del fiume ciottoloso, circondato da palmeti, vegetazione e alcuni asinelli. Il contrasto tra il verde smeraldo dell’acqua, le rosse rossicce e la vegetazione è da lasciare senza parole. Poi si prosegue tra le rocce con un sentiero non segnalato benissimo, costeggiando grandi e meravigliose pozze d’acqua che in realtà saranno ancora più belle con la luce del tragitto di ritorno. Infine si raggiunge un punto nel quale per proseguire è necessario lasciare le proprie cose sulla riva li e proseguire a nuoto.

Consiglio un piccolo salvagente/galleggiante e una borsa stagna, oltre alle scarpette da scoglio. Da qui in poi diventa impegnativo, una lunga nuotata tra le pozze d’acqua in gran parte profonda e senza appigli. Bisogna sapere nuotare bene.

Quando si arriva in fondo, la pozza sembra finire… ma si sente dall’altra parte il rumore di una cascata. Proseguendo attraverso uno strettissimo cunicolo si arriva alla cascata. I raggi del sole filtrano e rendono il passaggio non claustrofobico. Anche nell’ultima cascata ci sono ben pochi appigli.

Riprendiamo la nostra rotta in direzione Muscat, ci vorranno ancora i ora e mezza di auto.

Decidiamo di fare una sosta rigeneratrice nella Fins Beach e di saltare in blocco il famoso Bimmath Sinkhole, a quell’ora sicuramente zeppo di turisti.

Nel pomeriggio raggiungiamo l’Hotel Studio M Muscat. Si tratta di una camera dotata di un funzionale angolo cottura dove finalmente possiamo gestire meglio la colazione, lavarci la frutta ecc.

La struttura si trova a pochi km dall’aeroporto, dalla moschea del Sultano Quaboos e a 5 km dal porto per l’escursione alle isole Daymanyat la mattina seguente.

Ci riposiamo un paio d’ore e nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso la Corniche di Mutrah. Parcheggiamo nei pressi del fish market e proseguiamo la passeggiata a piedi sino al Souq. Dalle recensioni non sapevo cosa aspettarmi, in realtà ci è piaciuto molto, non è affatto piccolo e a quell’ora è pieno di gente lungo il vicolo principale che rompe il digiuno del Ramadan mangiando a terra in una lunga interminabile corsia.

Ceniamo di fronte al Fish market al ristorante Aroos Al Bahar. Ti scegli il pesce dal banco, lo pesano e lo cucinano, ambiente esterno molto informale ma abbiamo veramente mangiato bene.

Pernottamento 3 nt allo Studio M (184,00 euro senza colazione)

Giorno 9: Isole Daymaniyat

Ci svegliamo e ci dirigiamo alla nuovissima Marina di Al Muhajer. Le isole Daymanyat si trovano a circa 45 minuti di barca. Noi abbiamo scelto di fare l’escursione con Mola Mola diving center (dalle 8 alle 14, con BBQ incluso – 30 OMR pax). Questa è un’altra delle cose insieme al wadi bani Khalid che depennerei dal viaggio. Prima di tutto perché i pesci e le tartarughe che si vedono facendo snorkling sono gli stessi che si trovano in molte altre spiagge della costa omanita (non so dirvi il diving) e poi perché estremamente turistico. Nonostante ci abbiamo dato tutto l’occorrente per lo snorkling, barca nuova e l’organizzazione, si capisce di essere parte di una macchina infernale turistica con molte barche. Il bbq, che io credevo in spiaggia, ci è stato servito in barca alle ore 10,30. A quell’ora ancora tiepidino ma nulla di che, avevamo ancora la colazione da digerire a quell’ora.

Al nostro rientro scopriamo che è scoppiata la guerra con l’Iran e che tutti i voli della giornata sono stati cancellati. Noi abbiamo ancora in programma 2 notti a Muscat e poi il programma sarebbe stato di ripartire il 2 con volo Etihad e scalo ad Abu Dhabi.

Abbiamo passato parte della giornata a cercare di pianificare un rientro alternativo per Milano. Nella notte/mattina presto, vedendo i prezzi dei voli lievitare, decidiamo di acquistare un volo Oman air diretto su Milano per il giorno 5, quindi tre notti aggiuntive. Lo paghiamo 770 euro a testa ma ci sentiamo subito meglio perché sappiamo che torneremo a casa e ciò ci da la serenità di continuare la nostra vacanza per i successivi 4 giorni!

Ci appare subito chiaro che non possiamo restare 6 notti nello stesso hotel a Muscat. Abbiamo bisogno di un po’ di mare e soprattutto di allontanarci dalla zona aeroporto considerata più rischiosa.

Giorni 10-11: Muscat

Perlustriamo la zona a sud di Muscat (a circa 30 minuti di auto) oltre Mutrah e notiamo spiagge incantevoli, molte delle quali purtroppo ad accesso esclusivo di hotel di lusso. Ci imbattiamo nel villaggio di Quantab e Al Bustan dove esistono delle strutture ricettive per le nostre tasche, seppur poche e chiaramente per turisti arabi. Individuata una struttura carina proprio fronte mare la fermiamo. C’è la corsa all’alloggio oltre che al biglietto aereo e anche qui siamo stati abbastanza tempestivi nella decisione.

Ora ci possiamo dedicare alla visita di Muscat. Ci rendiamo subito conto che la città è molto dispersiva anche se con infrastrutture stradali che permettono veloci collegamenti, ma noi per fortuna abbiamo l’auto che abbiamo provveduto ad estendere fino alla fine del soggiorno.

In realtà la capitale dell’Oman è costituita da 3/4 grandi quartieri, come piccole città: zona aeroporto e moschea del sultano, Mutrah e Al-Qurm e Old muscat. La parte più bella e caratteristica e sicuramente Mutrah. Dovessi tornare cercherei un hotel in questa zona.

  • Moschea sultano Quaboos. La moschea è senza ombra di dubbio una meta imperdibile per chiunque arrivi a Muscat. Si rimane senza parole guardandola dall’esterno con i pavimenti lucidati a specchio e le aiuole perfette. L’architettura araba moderna lascia senza fiato ma quando si entra dentro lo stupore si fa ancora più grande. Mi vengono in mente altre moschee famose nel mondo come la moschea blu a Istambul ma questa le supera tutte, nonostante la sua recente costruzione o forse proprio per questo. Che al giorno d’oggi gli omaniti siano riusciti a creare una tale bellezza ci sembra impossibile. Non mi soffermo oltre su quanto siano belli tutti i particolari quali il tappeto, i lampadari e il  miḥrāb azzurro perché sono info che trovate ovunque. Qui a Muscat ci si rende ben conto di quanto denaro muova il petrolio. Poi però resto basita dalla piccola e spoglia sala delle preghiere delle donne in confronto alla grande sala maschile e davvero fatico a comprendere questo paese. Qui a Muscat le donne si vedono, qualcuna guida la macchina ma in generale nel resto del paese non si vedono proprio.
  • Mohammed Al Ameen Mosque. L’abbiamo visitata al tramonto, è abbastanza vicina alla moschea del sultano Qaboos. Illuminata di blu e oro brilla nelle notti di Muscat e sembra davvero uscita da una fiaba orientale. A quell’ora è chiusa ma vediamo entrare tutti per le preghiere della sera.
  • Royal Opera House Muscat (RHOM) Purtroppo non l’abbiamo visitata internamente perché era già chiusa. Ma vederla con le luci del tramonto offre un’atmosfera unica, forse ancor più bella della moschea del Sulatano Quaboos. Abbiamo cenato in uno dei 3 ristoranti qui presenti ed è stata un’esperienza unica (Al Angham Oman). Si tratta di un ristorante di lusso frequentato da Omaniti agiati, tavole rotande con donne a bambini che di solito non si vedono, tutti molto eleganti e curati. Ambiente sciccoso, bicchieri in cristallo di Boemia, piatti bone China e posate Christofle d’argento! Ma per noi tutto sommato economico ad un prezzo di 50 euro pax. Il tradizionale menu Iftar che rompe il Ramadan omanita molto buono, si inizia con datteri e succo di melograno e si prosegue con una decina di portate.
  • Mutrah Souq. Ci siamo andati due volte, la prima al tramonto appena prima che si animasse. I viali interni si animano di corsie a terra dove turisti e local rompono il digiuno mangiando insieme. Molto caratteristico ma noi non ci eravamo attrezzati con qualcosa da asporto. È un souq ordinato e a differenza di altri (marrakesh o Istambul) è silenzioso. Molto ma molto più bello di quello di Nizwa. Se dovete fare spese va bene qui.
  • Masjid Al Rasool Al A’dham, inconfondibile con la cupola e il minareto di ceramiche blu, tra il fish Market ed il Souq. Veduta carina dal fish market.
  • Fish Market, ospitato in un nuovo e tecnologico edificio a forma di vela. Il mercato è pulito ed il pesce non manca, pesci enormi di tutti io tipi. Noi siamo appassionati di mercati e quindi non potevamo perdercelo. Nella stessa struttura anche il mercato della frutta e verdura, datteri, spezie ecc.
  • Qurum Beach Walk. Questa zona ci stupisce, non ce la immaginavamo tanto bella. Abbiamo visto un tramonto eccezionale in spiaggia tra palme e il lungomare molto vissuto dagli omaniti che sono soliti fare pic nic serale durante il Ramadan. Nella zona vi sono numerosi caffè, ristoranti e localini sul mare dove bere qualcosa.
  • Old Muscat, la città vecchia. Dal nome mi aspettavo una città antica e caratteristica invece è tutt’altro. Indubbiamente è una zona bella, curatissima, la più curata di tutta Muscat, aiole tagliate a filo perfetto, fiori e porte di accesso monumentali, ma tutto piuttosto nuovo. Sede della residenza del sultano, forse per questo motivo un quartiere di rappresentanza.
  • Al Alam Palace: La residenza del sultano da fuori è molto bella, eleganti colonnati bianchi e giardini curati. Noi abbiamo appena scattato una foto dall’esterno, non sembrandoci sicura la location data la situazione in medio Oriente. Lungo la strada che porta dalla Corniche di Mutrah verso Old Muscat si aprono meravigliosi punti panoramici verso la città vecchia e una bellissima porta di accesso al quartiere.

Giorni 12-15: spiagge dell’Oman

Le ultime giornate oltre a visitare Muscat le passiamo in gran parte al mare, soggiornando nel villaggio di Al Bustan. Qui abbiamo la possibilità di partecipare alla vita del paese, alle feste e tradizioni locali, il torneo di calcetto sulla spiaggia. Il villaggio è abitato da una manciata di turisti per lo più inglesi che hanno acquistato casa qui e da locali, che sonop stato estremamente gentili ed accoglienti.

Di seguito alcune baie che ci sono rimasti nel cuore:

  • Jumeirah Muscat Bay e Al Bandar: incantevoli baie ma private e quindi non accessibili ai comuni mortali.
  • Yiti Beach
  • The love swing: lunga insenatuta con barche di pescatori molto caratteristico e con un’istallazione curatissima sul mare, pergola di legno, conchiglie e materiali naturali, un veliero in miniatura delizioso e altalene e panchine che danno sulla baia, cuori ovunque fatti di legno e conchiglie. Location molto romantica, foto top!
  • Hill wiew point: da questo punto panoramico si gode di una veduta stratosferica sulle numerose baie sottostanti, tutte con spiagge meravigliose ed incantevoli accessibili con delle passeggiate di circa 10-20 minuti. Ma ne vale assolutamente la pena, basta sceglierne una. Volendo andare ogni giorno in una baietta diversa c’è l’imbarazzo della scelta e siamo dolo a 30-40 minuti da Muscat.
  • Sifah: decidiamo di proseguire alla scoperta delle spiagge più a sud come la spiaggia di Sifah, che però non è all’altezza della sua fama, soprattutto se paragonata alla costa poco più a nord. Poi dipende dai gusti, Sifah è una spiaggia lunga e sabbiosa, sicuramente molto più adatta a famiglie e facile da raggiungere.

Soggiorno in appartamento al Santorini Inn per 3 notti (120 euro)

Informazioni e consigli utili per visitare l’Oman

Pulizia

Gli omaniti hanno un culto vero e proprio per la cura di sé stessi, sempre puliti e profumatissimi come nessun altro popolo mi è capitato di vedere. Gli uomini indossano tutti il caratteristico copricapo ricamato e la veste candida. Sulle donne purtroppo non posso dire lo stesso perché non le ho quasi mai viste.

Non si vedono rifiuti per strada ma purtroppo se ne vedono tanti nelle spiagge. La gente del posto non va al mare e quindi non tengono le spiagge pulite da tutto ciò che ogni giorno arriva da mare.

Costi

Onestamente pensavo che l’Oman fosse un paese più economico. In realtà eccetto la benzina e ristoranti il costo della vita è alto. Tendono a privilegiare lo sviluppo di un turismo di lusso, quindi non è stato per noi semplicissimo trovare camere sotto le 200 euro. Anche i supermercati sono piuttosto cari.

Shopping

In Oman tre sono le cose da acquistare: franchincenso, profumi e datteri. Acquistare nei souq da soddisfazione se si contratta un po’ ma gli acquisti migliori per datteri e profumi li abbiamo fatti nei supermercati. In particolare consiglio la catena Lulu davvero fornita di tutto.

Cibo

Questa è la vera nota dolente dell’Oman. Se si esclude la cucina indiana non si mangia granché bene in Oman. La cucina omanita è in realtà piuttosto povera di spezie. Ottimo invece il caffè beduino con cardamomo, zafferano e acqua di rose. Acquistare nei supermercati di Muscat (catena Lulu in particolare) è un’esperienza da fare.

In Oman non si bevono alcolici, unica birra che abbiamo bevuto al Sugar Dunes Resort ci è costata tanto quanto l’aragosta.

L’Oman tra tolleranza e tradizioni molto conservatrici

Seppure l’Oman sia noto per la sua tolleranza (l’Ibadismo è la terza via dell’islam, la più tollerante) è anche estremamente tradizionalista e conservatore. Eccetto che a Muscat praticamente non abbiamo visto donne e quelle poche nei supermercati indossavano il Burqa nero, raramente scoprono il viso. Non lavorano e stanno a casa. L’unica volta che le abbiamo viste è stato ad una festa di metà Ramadan nel villaggio di pescatori di Al Bustan dove soggiornavamo. Erano coloratissime e agghindate a festa, felicissime di partecipare alla festa e di parlare con noi. Tutto mi sembravano meno che scontente della loro condizione! Per la verità non abbiamo visto nemmeno bambini in giro, ma dove stanno, tutti a casa?

L’Oman in definitiva è un sultanato molto ricco e moderno, ma con contrasti molto forti.

Ramadan

Avevo letto molto su questo argomento decidendo alla fine di partire lo stesso. In realtà l’Oman è un paese molto più tradizionalista di altri paesi Arabi. Ci era capitato di viaggiare in Malesia in Ramadan e non avevamo avuto il benché minimo problema come turisti, anzi c’era meno turismo locale e quindi meno confusione. Con il senno di poi non sceglierei mai più questo periodo e vi spiego il perché. In Oman per legge è vietato mangiare e bere dall’alba al tramonto e questo vale purtroppo anche per i turisti. Ci hanno richiamato perché facevamo colazione sul balconcino di casa e ci siamo dovuti attrezzare con un separé. Tutti i ristoranti sono chiusi, nessuna eccezione. Solo in alcuni alberghi ci hanno dato la la colazione. A noi hanno proposto una breakfast box da consumare in camera, ma non è la stessa cosa, oppure colazioni ridotte/di basso profilo.

Probabilmente in giro ci sono meno turisti locali a causa del Ramadan ma ciò non compensa minimamente il disagio di doversi arrangiare con panini e/o dovere mangiare di nascosto.

Wadi

Sono caratteristici corsi d’acqua che scorrono in canyon rocciosi verdissimi. Ciò che a mio parere contraddistingue l’Oman da altri paesi aridi. La gestione dell’acqua ancora non mi è ben chiara qui in Oman. Ma una cosa è certa, l’acqua non manca. Km e km di montagne e deserto brullo ma intervallati da lussureggianti oasi. Non tutti i wadi hanno acqua tutto l’anno, la cosa va verificata. Noi abbiamo visitato il Wadi Bani Khalid, Il wadi Shab, il wadi Tiwi. Depennerei il primo per le ragioni spiegate sopra. In generale da evitare quelli tropo turistici con accesso facile al parcheggio. Il nostro preferito è stato il wadi Tiwi! Chiaramente a causa della strada e della conformazione non può essere oggetto di viaggi di gruppo. Ma questo vale un po’ in tutto il mondo, con parcheggio ed accesso facile la gente arriva a flotte. Avrei fatto volentieri il Wadi Hawer.

Mare

Il mare dell’Oman offre tipologie di spiagge un po’ di tutti i tipi, dalla spiaggia sabbiosa all’insenatura rocciosa e tanto altro. È un mare pescosissimo, tant’è che mio marito si è sbizzarrito nella pesca in apnea, ricchissimo di pesci colorati ed in molti punti banchi di coralli, ma non coloratissimi come in altri posti. Io personalmente ho visto tantissimi pesci colorati, anche di grossa taglia, mante, una murena coloratissima tra gli scogli, pesce palla e tantissime tartarughe. L’acqua non è trasparente come quella della Sardegna perché è ricchissima di plancton, in un paio di spiagge abbiamo assistito al fenomeno della bioluminescenza. Le tartarughe marine sono di facile avvistamento un po’ ovunque.

La costa a sud di Muscat offre bellissime baie. Bella è anche la remota zona di Bar al Hikman. Le spiagge di ras al Hadd sono più aperte al turismo, ci si può mettere in costume ma anche qui non sono attrezzate. Attenzione all’abbigliamento perché in Oman davvero non è possibile mettersi il costume, eccetto in zone con strutture ricettive per occidentali. Noi lo abbiamo fatto in baie isolate, non dove c’erano paesi di pescatori per capirci.

Strutture ricettive

Per la cifra da noi spesa non aspettatevi super finiture e pulizia, soprattutto per quanto riguarda i bagni. Nella cultura omanita sostanzialmente le abitazioni sono quasi prive di arredo. Vedere una posa di piastrelle corrette, giuste pendenze per l’acqua e finiture secondo standard occidentali diventa difficile, bisogna adattarsi.

SIM

Omantel. 10 OMR 18 GB, pacchetto Turist discover per 14 giorni. Ha preso bene ovunque.

Auto e strade

Noleggio con Europcar 890 euro per 15 gg, Mizsubishi Montero Sport. Per il nostro tour assolutamente necessario avere un 4X4. Il costo del carburante è irrisorio, 50 cent/lt. Le strade sono galattiche, perfette. Le arterie principali a doppia corsia. Anche girare per Muscat una volta capito il sistema di scorrimento del traffico è facile. Muscat è attraversata da 2 grosse arterie (la 1 e la N1). In generale l’accesso dalle grosse arterie ai negozi/ristoranti ai lati si ha sempre dalle due strade che corrono parallelamente. Le uscite dalla strada a scorrimento veloce sulle secondarie può inizialmente creare qualche problema perché se si sbaglia, una volta imboccate, non danno possibilità di uscita o anche di una semplice inversione se non dopo molti chilometri! Però una volta capito risulta un sistema molto pratico che evita i semafori e code. Muscat si attraversa facilmente tutta il circa 30 minuti. Anche le strade di montagna sono molto buone, non ho mai visto una buca se non nei tragitti off road! Non esistono pedaggi e ci sono tanti autovelox. Gli omaniti sono estremamente rispettosi delle regole, guidano in maniera ordinata e sono silenziosi.

Costi totali

  • Volo Etihad (950 euro)
  • Hotel 14 notti, con 5 cene incluse (1660 euro)
  • Auto 15 gg (890 euro)
  • Escursione in barca isole Daymanyat (135 euro)
  • Escursione in barca pesca apnea (80 euro)
  • Assicurazione sanitaria (230 Euro)
  • Totale per 2 persone compreso tutto, eccetto il volo extra di ritorno (5000 Euro)
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