Milano, la porta d’Europa

Questo è un post decisamente di getto, senza tante indicazioni o belle frasi fatte piene di effetti, nessuna lista delle 10 cose + 1 da fare assolutamente a Milano. Niente di niente, se non le sensazioni che questa città mi ha lasciato
 
Partenza il: 21/04/2018
Ritorno il: 22/04/2018
Viaggiatori: 3
Spesa: 500 €

A Milano siamo arrivate alle ore 11:00; alle ore 15 ho esclamato: “Bimbe, questa città è spettacolare, io voglio vivere qui!”; l’ho trovata come una fucina d’idee, stimolante all’ennesima potenza.

Totalmente in linea con lo stereotipo che vuole Milano come la patria del grigiume, del freddo e del sole come ospite fisso della Sciarelli a chi l’ha visto, sono partita senza troppe – nessuna – convinzioni, se non quella di godermi una, a detta di tutti, strepitosa mostra su Frida Khalo.

Milano non è Italia, o almeno non di quell’Italia di cui io in primis faccio parte, quella legata alle tradizioni alla storia alla cultura… basti pensare che noi a Firenze ancora ci reggiamo sulle gesta della famiglia dei Medici. Io sono abituata a passeggiare tra le pagine di un libro di storia, a trovare normale passare di fronte alla Loggia dei Lanzi senza quasi degnarla di uno sguardo da tanto sono abituata a vederla, da tanto il mio occhio è assuefatto dalla bellezza.

No, in Milano ho visto una città in rampa di lancio, proiettata verso il futuro, la prima porta d’Europa.

Il fatto di essere andata in contemporanea con il Salone del mobile mi avrà certamente fatto vedere una città un po’ diversa da quella che normalmente è, senza dubbio sarà stata una settimana di particolare fermento, ma io vi giuro che non sapevo da che parte guardare per cercare di perdere meno cose possibili.

Da Piazza Gae Aulenti, percorrendo a piedi viale Garibaldi e poi giù giù fino al Duomo, è stato tutto un susseguirsi di negozi le cui vetrine erano monumenti al design; mostre fotografiche e pittoriche d’artista; esposizioni temporanee; installazioni varie; boutique vintage e/o moderne; ristoranti gourmet e non; biciclettai; negozi di accessori fighi ai quali tu resistere non puoi; piazze; bar all’aperto, al chiuso, con chiostro interno e non; banchini che ti fanno sentire un emerito pirletto (sono nel mood milanese) perché da una calza smagliata, un pezzo di camera d’aria e 3 tappini ti tirano fuori la borsa del secolo, roba che se lo sapesse McGyver sai che complessi gli verrebbero.

E poi negozi di ballerine (le scarpe) di tutte le forme possibili ed immaginabili, scarpe tecniche che boh ai miei tempi le superga del mercato a 10 mila lire erano la perfezione a contatto con il suolo; il negozio della Tonki; il barbiere Hipster; lo spazio con fotografie ed oggetti di Cape Town; palazzi con i fiori che si spenzolano dai balconi, al fianco ad altri belli puliti e razionali; Chiese in mattoni che sembrano stridere con lo spazio intorno, ma che secondo me danno l’idea di quanto questa città sia in movimento e vada pure veloce.

E poi mentre sei concentrato a decidere cosa vuoi vedere ecco che proprio vicino al Duomo ti appare un pulmino volkswagen tutto colorato con un gruppo di ragazzi che suonano al suo interno, insomma una specie di music van itinerante. E le palme in Piazza del Duomo, che a me sono piaciute proprio per il loro contrastarsi – quasi scontrarsi – con il nostro habitat; e l’aperitivo sedute accanto a Roberto Bolle, come se fosse una persona qualsiasi; e la vita che di sera passa attraverso i Navigli, luogo di ritrovo, aggregazione, scambio ed arricchimento.

I Navigli, me lo avevano detto tutti che erano una città nella città, ma io non ci avevo creduto…ed invece è proprio così, un po’ come le casine rosse basse di Carrie Bradshaw a New York. Una sfilza colorata di case relativamente basse e ben curate che “fanno da scorta” al canale, nelle cui corti interne nascondono gelosamente angolini che definirli deliziosi è niente. Io mi sono trovata un po’ imbambolata non sapendo bene cosa fotografare se il glicine, i panni tesi, i colori pastello, i lampioncini o le tele esposte nei negozi d’arte.

Ma soprattutto io sono rimasta sbalordita da Piazza Gae Aulenti e da tutto il complesso futuristico che le sta intorno. Come dicevo prima, non appena ho messo piede qui ho avuto la netta sensazione di trovarmi di fronte alla porta dellEuropa; il quartiere che tende all’altezza, che si innalza rispetto al resto della città, ed al pari delle altre metropoli si sviluppa in verticale. Ma qui lo fa meglio, perché in questa “city” in verticale ci hanno messo addirittura un bosco. Una complesso faraonico con al centro una grande piazza, pensata come punto di ritrovo ed aggregazione; un luogo dove starsene in pace all’ombra della modernità, cullati dal rumore della fontana che sta al centro di tutto. Poco a fianco ecco quelli che sono stati definiti come i grattacieli più belli al mondo: quelli del Bosco Verticale. E’ irreale. In un mondo in cui i palazzi differiscono solo nella forma ma non nella sostanza, in cui le facciate fanno a gara a chi ha lo specchio più grande, qui a Milano hanno re-inventato un elemento talmente tanto “basilare” da apparire come rivoluzionario: la natura.

E ripeto, sì, vorrei tanto avere una conoscenza della città tale da permettermi di dare dritte sui posti instagrammabili o sul locale dove servono il miglior aperitivo della città. Purtroppo però lo ignoravo e continuo a farlo, però un consiglio mi sento di poterlo dare lo stesso: non fatevi ingannare dalla nomea di Milano, dal suo biglietto da visita di città fredda e grigia, vissuta solo da personaggi in giacca e cravatta che lavorano 29 ore al giorno… perchè a volerla osservare bene, Milano è viva e va vissuta all’ennesima potenza.



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