Eritrea: la macchina del tempo.

Un viaggio a ritroso nel tempo in un paese che ha conservato e valorizzato l'architettura coloniale italiana, passando per luoghi della nostra storia patria e con una vacanza alle Dhalak
 
Partenza il: 19/12/2019
Ritorno il: 20/12/2020
Viaggiatori: 8
Spesa: 3000 €

isole rimangono cannoni e resti militari italiani. Nel 1952, una nostra spedizione scientifica subacquea condusse una lunga esplorazione dell’arcipelago. Ne faceva parte anche un giovane Folco Quilici, che ne trasse un libro ed un lungometraggio denominati “Sesto Continente”. Da non perdere, non tanto per la qualità, ma per la curiosità, il film “Africa sotto i mari”, girato da queste parti nel 1953 con una giovanissima Sofia Loren.

Tornati a Massaua, siamo andati verso sud, al sito archeologico di Adulis, antico centro di commercio sulla via che da Axum portava al Mar Rosso e che consentiva i traffici di merci e schiavi fra l’Africa orientale, l’India, la penisola arabica e l’Egitto. Dopo limitati scavi, lontani fra loro nel tempo, ora una missione universitaria italo-eritrea, attivata anche grazie ai noti fratelli Castiglioni di Varese (quelli che hanno riscoperto Berenice Pancrisia) sta studiando il sito dal 2011, con campagne di un paio di mesi all’anno. Sono state per ora riportate alla luce, insieme a qualche edificio abitativo, alcune chiese paleocristiane e bizantine. Bisogna aiutarsi molto con l’immaginazione, ma il sito è molto affascinante, posto com’è all’inizio della Dancalia eritrea. A Massaua è sepolto anche l’esploratore Barone Raimondo Franchetti, che per primo attraversò la Dancalia da est ad ovest e viceversa a cavallo fra il 1928 ed il 1929, ritrovando i resti di Giuseppe Maria Giulietti, ucciso dai Dancali nel 1881. Ci siamo successivamente dedicati alla parte sud est dell’Eritrea, passando da Decamerè, cittadina anch’essa interessantissima dal punto di vista dell’architettura coloniale, e dalla valle dei sicomori centenari, fino a Senafè, dove ci sono pitture rupestri e siti axumiti, in un fantastico scenario di massi di granito. L’ultimo giorno abbiamo percorso la strada che da Asmara va verso sud ovest, fino all’ossario di Daàro Khonat, eretto nel 1932 per ricordare la sanguinosa battaglia di Adua del 1° marzo 1896. Sotto un alto obelisco, una grande cripta custodisce i resti di 3.025 caduti italiani e di 618 Ascari, recuperati nella zona circostante, che fu teatro dei sanguinosi combattimenti. Il panorama dalla terrazza verso l’Etiopia è mozzafiato. Siamo rientrati a Milano MXP, sempre via Istanbul il 3 gennaio. Quindici giorni sono stati sufficienti per potere vedere tutto o quasi quello che avevamo programmato. Ancora oggi è stata utilissima la “Guida all’Africa Orientale Italiana” del 1938, edita dalla Consociazione Turistica Italiana. Ottima è stata l’agenzia Afronine di Milano, che ha costruito l’itinerario secondo i nostri desideri ed ha ottenuto i vari permessi per le visite, indispensabili e non sempre agevoli da avere. Formidabile la guida, il geom. Pietro, che ha studiato e si è diplomato in scuole italiane in Eritrea, lì lavorando poi per molti anni con enti pubblici ed imprese e costruendo decine di 3 dighe. È coltissimo, parla diverse lingue europee e locali e conosce persino il latino. Sa tutto del Paese e del ruolo dell’Italia nella regione.

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Villaggio cunama

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Ponte mussolini

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Massawa

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In tenda

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Framacia centrale, eritrea

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Cinema impero, eritrea

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Dal treno, eritrea

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