Benvenuti in paradiso

Praslin e La Digue: i colori, sono quelli che danno forma alle emozioni
Scritto da: costanza-russo
benvenuti in paradiso
Partenza il: 05/10/2018
Ritorno il: 16/10/2018
Viaggiatori: 2
Spesa: 2000 €

Partiamo dal presupposto che di posti al mondo ne abbiamo visti tanti, alcuni di un’estrema e indimenticabile bellezza, altri di grande ricchezza culturale e folkloristica, certi selvaggi e austeri, altri caotici e inquinati, ma se dovessi attribuire un aggettivo alle Seychelles, sicuramente quello più appropriato sarebbe “Paradisiache”. Mai mi sarei aspettata una natura così esplosiva e lussureggiante dove piante di ogni genere fanno da corollario a spiagge bianchissime, rocce plasmate dal vento, mare dalle diverse sfumature di azzurro, a volte dalle onde altissime altre dalle basse maree infinite.

Viaggiamo comodamente su un volo della Turkish Airline che, con un biglietto A/R con scalo a Istanbul ed l’ottimo prezzo di 950€ per due, ci conduce puntualmente all’aeroporto di Mahe, isola principale delle Seychelles. Da lì prendiamo direttamente un volo interno, acquistato in anticipo su Air Seychelles (260€ A/R per due) con direzione Praslin. L’aereo è un bimotore che accoglie solo 10 persone, quindi consiglio di prendere il biglietto con un certo anticipo, per non dover attendere inutilmente all’aeroporto il primo volo che non sia fully booked.

Avendo solo 10 giorni, decidiamo di concentrare il nostro viaggio essenzialmente sulle isole più belle: Praslin e La Digue.

PRASLIN

Il volo dura una ventina di minuti, l’aereo è nuovo e il pilota esperto; l’atterraggio nemmeno si avverte. Prendiamo immediatamente un taxi che in tre minuti ci conduce alla nostra Guest House: Ocean Jewel (Air Bnb), a Grand Anse. La casa è grande e accogliente, dalle gigantesche vetrate e una terrazza sulla quale si potrebbe giocare a nascondino. Non è prevista la colazione ma il piccolo supermarket a una cinquantina di metri di distanza è ben provvisto, anche se decisamente caro. La guest house è composta da 4 unità, due che danno sul mare e due sull’interno; ha la sua bella spiaggia privata che in questi giorni non sfrutteremo minimamente, in quanto il tempo di permanenza è poco e l’isola non è così piccola come ci immaginavamo.

Noleggiamo una Kia per 2 giorni (60€ al giorno con Kasko e il giorno successivo iniziamo il tour inforcando una strada strettissima e tortuosa verso sud. La guida è all’inglese, quindi a sinistra, e bisogna prenderci un po’ la mano. In ogni caso, la velocità consentita è 40 all’ora. L’isola è collinare, in alcuni punti con salite ripidissime e discese quasi verticali; sembra di essere in un parco divertimenti, sulle montagne russe; alla fine della salita ti viene da chiederti se al di là c’è qualcosa perché per alcuni istanti vedi solo cielo. Percorriamo tutto il perimetro meridionale ed orientale dell’isola, fermandoci al Jetty per prendere i biglietti per La Digue. È domenica e la spiaggia principale della Côte d’Or è affollata dai locali. Proseguiamo verso nord e arriviamo alla spiaggia più decantata dell’isola: Anse Lazio. All’entrata ci accoglie una famigliola di tartarughe giganti, confinate in un recinto. Allungategli qualche foglia e accarezzatele come fareste con un gatto; amano le coccole!

La baia di Anse Lazio si apre su una spiaggia bianchissima, l’acqua è turchese e calma, ideale per una bella nuotata. Le tipiche rocce granitiche con allo sfondo le palme, sembrano quasi finte. Ricordate di portare con voi delle scarpette da scoglio; sono essenziali su queste isole perché il fondo è corallino e tagliente. Ho visto molti turisti zoppicanti o con bende e tagli.

Siamo agli inizi di ottobre, la stagione precedente a quella delle piogge, che in teoria inizierebbe a dicembre; quella senza vento e dai rari acquazzoni. Il vento forte è assente ma questo fa sì che se una bassa pressione si posiziona sulle isole, difficilmente se ne va in tempi rapidi. Noi ci ritroviamo con la nuvoletta dispettosa spesso sulle nostre teste, ma quando le nuvole si aprono in squarci di cielo azzurrissimo, tutto attorno a noi si trasforma magicamente, come se una foto in bianco e nero si tramutasse in un’immagine contenente tutti i colori dell’arcobaleno. Il verde smeraldo della vegetazione, il rosso corallo degli uccellini, l’acquamarina del mare con la bassa marea, il bianco accecante della sabbia, il giallo dei cocchi, il rosa delle nuvole al tramonto.

Il secondo giorno il tempo è ancora capriccioso. Ne approfittiamo per andare alla Vallèe de Mai patrimonio dell’Umanitá dell’Unesco e fare un percorso in mezzo alla natura. Sembra di essere protagonisti del “Libro della giungla” e di veder spuntare Mowgli da un momento all’altro. Diversi tipi di palme e alberi si intrecciano nel rispetto dell’eco sistema, il vento muove le fronde confondendosi con il cinguettio dei Dark Parrots e dei Blue Pigeon e deboli raggi di sole si fanno breccia tra la fitta boscaglia. Qui è dove si trova la più vasta concentrazione di palme del coco de mer. Circa 6.000 quelle censite, aventi più di 20 anni, ma sicuramente almeno altre 1.000 quelle più giovani. Il Coco de Mer è una palma endemica e ha un sesso che si distingue dal frutto; uno richiama in maniera impressionante il bacino femminile, l’altro produce frutti lunghi e cilindrici che ricordano il sesso maschile. La fecondazione avviene tramite il vento o i gechi che si sostituiscono in maniera egregia alle api. Una guida è indispensabile se si è grandi ignoranti, come noi, in fatto di botanica. Noi all’entrata abbiamo trovato Vincenzo, una guida italiana molto valida che ci ha intrattenuto con racconti fantastici per ben due ore; se non volete rischiare di trovarlo già ingaggiato, contattatelo qui: [email protected] Finito il tour, la giornata sembra riaprirsi. Ne approfittiamo per visitare Petit Anse, nella Anse La Blague, che si nasconde al di là di un piccolo promontorio. La strada è tutta un saliscendi e curve. Oltrepassiamo case e resort abbandonati e alla fine di una rapidissima discesa, che mette a dura prova i freni della nostra vettura, arriviamo ad una piccola piazzola, con due macchine parcheggiate. La spiaggia è spettacolare, con mangrovie che regalano ombra, acqua trasparente e calma e i soliti roccioni a delimitarla.

Abbandoniamo questo isolato mondo paradisiaco per spostarci sul versante nord, la Côte d’Or. Questa lunga spiaggia è la più turistica dell’isola, con resort, ristoranti, bar, diving. Tutto molto mimetizzato con la natura e rispettoso della paesaggistica, ma i beach Boys (mai trovati in tutto il viaggio) sono fastidiosi e pressanti. Si avvicina l’ora del tramonto e ci allunghiamo oltre l’aeroporto dove la strada finisce nel bellissimo resort e golf club Constance Lemuria, oltre il quale dicono si estenda la bellissima spiaggia di Anse Georgette. Per entrare occorre richiedere la prenotazione alla guest house. Il numero di persone esterne che possono accedervi è limitato e rimandiamo la visita al nostro rientro da La Digue. Sulla mappa individuiamo un sentiero nel bosco che porterebbe a Anse Georgette, o almeno a vederla dall’alto. Sono le 17.45, parcheggiamo la macchina in una piazzola deserta e come per magia un ragazzo spunta dal nulla e ci chiede se vogliamo essere condotti all’apice della collina dove la vista del sole che si abissa nel mare è spettacolare. Quindici minuti di arrampicata ed eccoci lì, ad ammirare il tramonto, nel silenzio più totale, avvinghiati ad una roccia per essere più alti della fitta vegetazione. Il rito quotidiano è stato compiuto.

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