L’inafferrabile fortezza della Liguria a pochi chilometri da Genova: è il monumento che guarda il mare dall’alto

Costruito nel 1758 come posizione strategica per controllare meglio il nemico nelle valli dello stesso monte, quel mix molto specifico che è il Forte Diamante (Sant’Olcese, Genova, Liguria) sorge sulla cima del Monte Diamante a 667 metri s.l.m. – poco sopra Genova – e giudica austero la Val Polcevera e la Val Bisagno. Un antico capolavoro abbandonato, che domina il panorama sottostante facendo riecheggiare la sua importanza durante i bei tempi che furono.
Se nel corso dell’800 il Forte Diamante è stato il teatro di cruente battaglie – guadagnandosi la nomea di “inespugnabile” -, dalla fine della Prima Guerra Mondiale giace in uno stato di disuso. Oltre un secolo di abbandono che però non ha scalfito la sua bellezza e imponenza, con la struttura che al giorno d’oggi è comunque ammirabile senza dover spendere un euro.
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La storia del Forte Diamante
Deliziosi 15 tornanti. Vmenkov | Wikimedia
Il Forte Diamante è uno dei forti più caratteristici di tutta la cinta muraria difensiva della vecchia Repubblica di Genova, il Parco delle Mura, un’Area Naturale Protetta che tutela 617 ettari di colline. Anche se i numerosi forti non si sono mai limitati alla protezione ambientale, anzi, soprattutto il Forte Diamante, primo baluardo contro le incursioni da Nord. Proposto da un ingegnere francese, Jacques De Sicre, viene confermato e lavorato da De Sicre, De Cotte e il Maresciallo Flobert, grazie ad un contributo del marchese Giacomo Filippo Durazzo che offrì 50 mila lire. Un lavoro congiunto, spettacolare da vedere ed efficientissimo nella difesa, poco ma sicuro.
Nel ‘47 del Settecento si capì per bene, durante l’assedio austriaco, di dover fortificare meglio la zona. Quella che era la Repubblica di Genova doveva difendere le proprie comunicazioni e i confini, costruendo diversi forti: fece molto bene. Nell’800 il Forte Diamante diventa teatro di un grosso scontro tra truppe francesi e austriache, e qui il 2 maggio viene ferito un ventiduenne Ugo Foscolo dall’esercito di Hohenzollern, nella battaglia del Forte dei Due Fratelli.
La battaglia di Ugo Foscolo
Poco prima ripubblicò la sua Ode a Bonaparte con una dedicatoria extra dove lo invitava a sostenere l’indipendenza italiana, a seguito del coup d’état di Napoleone Bonaparte a inizio novembre dell’anno precedente. Ugo Foscolo, così, rimane ferito a un ginocchio e guarda da lontano la resa di Genova a giugno dell’800. Tempo dieci giorni e Napoleone vince a Marengo. La parte bella è che i francesi rifiutarono categoricamente la resa. L’allora capitano Ugo Foscolo combatté fianco a fianco ai francesi e il Diamante non venne conquistato.
“Signor Generale, l’onore, che è il pregio più caro per i veri soldati, proibisce imperiosamente alla brava guarnigione che io comando, di rendere il Forte di cui mi è stato affidato il comando, perché possa acconsentire alla resa per una semplice intimidazione, e mi sta troppo a cuore Signor generale, di meritare la Vostra stima per dichiararvi che la sola forma e l’impossibilità di difendermi più a lungo, potranno determinarmi a capitolare. Bertrand” (testo originale editato, Compagnia dei Librai). E così, grazie anche ai battaglioni di Soult, gli austriaci fecero una bella inversione a U.
Forte (zza): la punta di Diamante della Grande Muraglia Genovese, tra regolare e irregolare
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A 667 metri s.l.m. il Forte Diamante è una stella del sistema difensivo di Genova. Aveva un tetto spiovente e una torre semicircolare, ma nel periodo napoleonico il tetto si trasformò in una terrazza difensiva piena di caditoie. È fatto da due cinte murarie poligonali concentriche e una caserma su tre piani, con una cinta esterna irregolare e un bastione pentagonale, mentre la cinta interna è simmetrica e stellare. Per la cronaca, la cinta esterna mostra il bastione pentagonale che si affaccia su una strada a mezza costa che passa attraverso la Porta delle Chiappe (non ridete) per collegare Genova e Torrazza fino alla Pianura Padana.
Creato con pietra e ardesia locale con mura spesse e bastionate contro i cannoni, vennero usate tecniche avanzate. D’altronde il forte ha un bel po’ di elementi difensivi, tra cui un sacco di piombatoie e bastioni. Le piombatoie (o anche caditoie, comunque napoleoniche) sono le feritoie che fanno colpire i bersagli direttamente sotto. Quando la Liguria è stata annessa al Regno di Sardegna sono state aggiunte altre piombatoie. In seguito sono state realizzate la caserma e una torre semicircolare con una scala a chiocciola per velocizzare l’accesso alla terrazza di difesa.
Col tempo (e coi cambiamenti delle esigenze militari) ha perso importanza strategica e dopo l’annessione al Regno di Sardegna sono state fatte modifiche. Il forte così all’alba della Grande Guerra non è stato più riconosciuto come proprietà militare. Da quel momenti, nonostante i tentativi di preservazione, è caduto in rovina così come molti forti della Grande Muraglia Genovese.
La situazione oggi
Oggi il Forte Diamante è parzialmente in rovina, seppure la struttura sia molto ben conservata e ancora molto solida. Adesso però c’è speranza per un suo recupero grazie ai fondi del PNRR. Uno specifico progetto finanziato con 70 milioni di euro infatti mira a recuperare i forti di Genova, compreso il Diamante. L’obiettivo non è solo quello di sistemare le strutture, ma anche l’accessio viario favorendo la creazione anche di strutture ricettive.
Come arrivare al Forte Diamante
I tornanti del Forte Diamante sono quindici. Già.
Come arrivare al Forte Diamante? C’è un sentiero che parte dal Forte Sperone e passa per il Forte Puin e vicino a quello dei Due Fratelli. Volendo potete usare il Trenino di Casella da Piazza Manin, dove faranno la funivia. Se volete facilitarvi le cose potete andare in macchina al Colle di Trensasco uscendo dall’autostrada al casello di Genova Est e prestando attenzione ai segnali fino a Molassana e Piacenza, poi tenete la strada per la parte occidentale del torrente e andate in salita fino a Trensasco. In caso potreste semplicemente uscire da Bolzaneto e andare verso Sant’Olcese, poi sempre Val Bisagno e Trensasco. Genova non è solo questo, però. Se la chiamano La Superba ci saranno dei motivi ben precisi.
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