999 gradini che portano fino alla Porta del Paradiso: è la scalinata più bella e fotografato al mondo

Le Montagne Tianzi appartengono alla riserva naturale Tianmen Mountain of Zhangjiajie e coprono un’area di 67 km quadrati. La popolarità definitiva a questa area gliel’ha data nel 2009 il film Avatar di James Cameron, che tra i pinnacoli di Zhangjiajie ha disegnato il pianeta Pandora. Oggi lo Zhangjiajie Forest National Park (Zhāngjiājiè Guójiā Sēnlín Gōngyuán) attira fino a 100 mila visitatori al giorno lungo sentieri arroccati alla montagna Tianzi (figlio del cielo), con ben 180 piazzole di osservazione dove si possono ammirare i panorami stupendi dei picchi aguzzi di roccia che sembrano scaturire dal nulla, talmente alti che anche sporgendosi verso il basso non si riesce a vedere da dove sorgono. La visione dei picchi di Zhangjiajie è particolarmente suggestiva dopo la pioggia, quando le nuvole circondano le vette dei pinnacoli e i pini aggrappati alla roccia sembrano sospesi nel vuoto. Come sempre i cinesi hanno dato nomi di fantasia ai punti più suggestivi: “il picco del pennello imperiale”, “il guerriero che addestra i cavalli”, “il pilastro di pietra che sostiene il paradiso”, “il picco del vaso di giada”, “le cinque ladies che visitano il generalissimo” e chiaramente l’immancabile “picco dell’amore”. Una zona particolarmente bella è detta “villaggio Huangshi”, ma non cercate case o stradine: l’hanno chiamato così solo perché nell’immaginario cinese l’insieme di questo gruppo di guglie somiglia a un villaggio. Nel parco infatti non ci sono più case, dopo che i residenti Miao sono stati sfrattati (dietro lauto pagamento) per destinare l’area ad esclusivo scopo turistico.
La montagna Tianmen Shan
Una moderna cabinovia, partendo dal centro città di Zhangjiajie, raggiunge la vetta della montagna Tianmen Shan, chiamata con la tradizionale fantasia cinese “la porta del paradiso”. Un nome che, come vedremo, le viene dato a giusta ragione. Dopo un’ora e mezza di coda e due controlli del passaporto, circondati da una folla di cinesi caotici e rumorosi, si può accedere alla cable car più lunga del mondo: 7.5 km in 35 minuti. Il panorama visto dalla funivia è mozzafiato: partenza dai 170 metri del centro città, poi si sorvolano i tetti delle case di alcuni quartieri abitati e persino la stazione del treno, quindi si spicca il balzo verso la vetta della montagna, a 1518 m s.l.m. Sotto, picchi montuosi dalla fitta vegetazione, la tortuosa Strada delle “99 curve”, la nebbia che circonda le vette. Sulla destra è già visibile una nuova cabinovia, più capiente e veloce di questa, di prossima apertura: conoscendo la velocità con cui i cinesi costruiscono opere dovunque, non faccio fatica a crederci. Arrivati in cima la vista è spettacolare e spazia dalla pazzesca strada che risale la montagna, fino alla città dove si vede benissimo lo stadio di calcio.
Sulla cima del Tianmen Shan c’è un tempio buddista del XVI secolo e un arco di roccia naturale che secondo i cinesi, sarebbe l’ingresso per il Paradiso. Si tratta di un luogo intriso di spiritualità, come confermano gli altari buddisti su entrambi i lati e i nastri rossi anti-malocchio. Ma i brividi veri non sono qui e stanno per arrivare: i sentieri attorno alla montagna sono intervallati da camminamenti su vetro che si affacciano su impressionanti dirupi a strapiombo. Chi non vuole correre questo brivido deve stare attento, perché una volta entrati nel sentiero che scende verso il basso, quello che porta al passaggio di vetro, non si può più tornare indietro. Chi non ama il rischio deve scegliere il sentiero superiore. Sulla piattaforma di vetro attaccata alla montagna, larga solo 1 metro e mezzo, accanto a quelli che fanno le foto c’è gente presa dal panico che si aggrappa alla roccia e non si volta indietro, e ci sono persino quelli che piangono di paura ma vengono sospinti avanti dalla folla che sopraggiunge.
Comunque sia, questo spettacolare percorso unico al mondo finisce proprio davanti a una enorme finestra naturale nella montagna, alta 131 metri e profonda 70, forse generata dal crollo di una caverna, che sarebbe la vera e propria Porta del Cielo. È la Tianmen dong, la “montagna col buco” che si vede da ogni angolo della città, ma da vicino è impressionante. È particolarmente suggestiva all’alba, quando i raggi del sole passano attraverso la cavità tra le rocce, come si vede in una foto allegata al diario. La base del “buco” si può raggiungere anche con una scalinata di 999 gradini (la numerologia accompagna spesso la vita del popolo cinese), che in effetti alcuni cinesi salgono a piedi fermandosi ogni tanto nelle piazzole di sosta. In alternativa, a tutela di ginocchia e giunture, un articolato sistema di scale mobili scavato all’interno della montagna collega la Porta del Cielo con i parcheggi in basso, o la stessa Porta con i sentieri della montagna in alto.
999 gradini sono troppi per le mie ginocchia. Scendiamo con l’interminabile scala mobile fino al parcheggio dei bus per il ritorno. Pensavo che i brividi fossero finiti, ma mi sbagliavo. Il piccolo bus si scaraventa a velocità da rally su un budello di 99 tornanti e 400 curve, sfiorando ogni volta il muretto alto mezzo metro che delimita il ciglio stradale, scarsa protezione su strapiombi vertiginosi. Davvero sei nelle mani dell’autista e dei freni. Non oso pensare cosa succede se gli scappa una mano dal volante. Quando il bus si ferma, hai la sensazione di essere un sopravvissuto.