SABBIA, POLVERE E MIRRA (Yemen 2004/2005) di Alessandro Scarano (con postfazione di Claudia Pasti) Sana’a, 21 dicembre 2004 Di nuovo. Speriamo che quello che sto facendo per “necessità” (mancanza di un compagno di viaggio) non diventi un vizio. In Yemen ...
SABBIA, POLVERE E MIRRA (Yemen 2004/2005) di Alessandro Scarano (con postfazione di Claudia Pasti) Sana’a, 21 dicembre 2004 Di nuovo. Speriamo che quello che sto facendo per “necessità” (mancanza di un compagno di viaggio) non diventi un vizio.
In Yemen con Avventure nel Mondo (e siamo a tre viaggi consecutivi organizzati: non mi starò imborghesendo troppo?), in un gruppo di 20 (!) persone: una settimana nella parte continentale e una sull’isola di Socotra, da dove spero di tornare abbronzato come si deve.
Partiti da Roma con il volo Yemenia delle 14,30, siamo arrivati a Sana’a alle 21,45 ora locale.
La prima sorpresa è stata quella del clima: ci attendevamo che facesse molto più freddo, mentre all’arrivo c’erano ben 17°C.
Il corrispondente locale di ANM ha preso i passaporti di tutto il gruppo e ha provveduto (per 50 euro a testa) ai visti e a farci passare senza subire praticamente alcun controllo da parte delle Autorità locali, dopodiché ci ha caricato su di un pulmino e ci ha portato in albergo.
In ogni caso, il visto si può fare all’apposito sportello dell’aeroporto, prima di passare la dogana.
Alloggiamo all’Hotel Gumdam (Al Meethaq St., gumdam_palace@hotmail.Com, www.Ghamdan.Jeeran.Com), nella parte nuova di Sana’a, di recente costruzione, tanto da non essere citato sulla Lonely Planet (che però risale al 2000, ultima edizione disponibile al momento della partenza).
Sono nella stanza 124, al quarto piano senza ascensore, con Luca di roma e Giancarlo di Cremona: la stanza appare pulita ed il bagno decente, anche se le lenzuola sono di puro finto acrilico e temo che stanotte sentirò molto caldo.
Ho cambiato 50 euro dal direttore dell’albergo, ricevendo 11.500 ryal (1 euro=230 ryal), e poi sono andato, con quelli del gruppo che hanno deciso di cenare nonostante l’ora tarda, in un ristorante che non saprei mai ritrovare (vi siamo stati accompagnati in pulmino da una delle guide dell’albergo), e dove abbiamo mangiato un kebab di carne macinata con cipolle (buono, ma pesantino), patate fritte e purea di ceci per la bellezza di 458 ryal per uno (ovvero 1 euro e mezzo).
Sana’a, 22 dicembre Notte quasi insonne per il gran caldo, come previsto.
Dopo la colazione (di mio gusto, solo pane e marmellata, oltre al tè) siamo partiti con il pulmino (bollino “turista” stampato in fronte) per Wadi Dharh, una valle a 15 km da Sana’a.
La Planet la definisce “molto bella”, ma in realtà si distingue dall’arido e brullo territorio circostante solo per innumerevoli piantagioni di qat e per qualche fico d’india.
La cosa più notevole da visitare è la famosa casa sulla roccia, ovvero la Dar al-Hajar.
Questa è una costruzione che, come dice il nome, è eretta su di uno spuntone roccioso: bella ed interessante, anche se non proprio antica (risale agli anni ’30).
Da lì siamo poi andati a vedere un villaggio semi abbandonato, Bayt Baws, ove sono rimaste ad abitare solo quattro famiglie.
Fatte le visite e le foto di rito, siamo tornati per una breve sosta in albergo, per poi ripartire alla volta del centro storico di Sana’a.
Giunti alla porta principale, la Bab al-Yaman, ho lasciato il gruppo per addentrarmi e perdermi, come amo fare, nei vicoli cittadini.
Ho gironzolato a lungo, osservando il rito della masticazione del qat che inizia subito dopo pranzo e prosegue fino a tardo pomeriggio.
Anche nelle poche botteghe aperte il negoziante sta sdraiato, da solo o con amici, a masticare foglie e riporle nella guancia, che a fine pomeriggio assume in alcuni casi le dimensioni di una palla da tennis