Yemen, arabia felix?

La domanda, apparentemente retorica, ha proprio oggi maggior senso; nel Villaggio Globale, la vita sociale nei paesi arabi è in gran parte sconosciuta o, peggio, vista attraverso i pregiudizi del pensiero unico occidentale. Ma la civiltà araba ha ancora qualcosa ...

  • di Claudio Jack
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
 

La domanda, apparentemente retorica, ha proprio oggi maggior senso; nel Villaggio Globale, la vita sociale nei paesi arabi è in gran parte sconosciuta o, peggio, vista attraverso i pregiudizi del pensiero unico occidentale. Ma la civiltà araba ha ancora qualcosa da dire al mondo o è veramente necessario imporre nei paesi islamici la nostra democrazia anche a martellate, per avere un’umanità più felice? Io credo che la conoscenza e la comprensione delle reciproche differenze potranno meglio favorire in futuro una convivenza realmente pacifica fra i popoli. Da molto tempo io e Paola pensavamo di visitare la meravigliosa terra della mitica Regina di Saba, ma diversi motivi, tra i quali la nostra scarsa propensione a programmare i viaggi e la scelta di altre mete, spesso dettate dall’entusiasmo del momento o favorite dalla lettura di un libro, finora ci avevano dirottato altrove.

Sconsigliati da tutti, soprattutto per la supposta pericolosità del paese o per la scelta del periodo estivo giudicato inadatto a visitare la penisola arabica, abbiamo ugualmente deciso quest’anno di viaggiare attraverso lo Yemen, naturalmente alla nostra maniera, cioè organizzati autonomamente, senza servirci di agenzie di viaggio o di tours prenotati anticipatamente.

Acquistati i biglietti aerei direttamente alla Yemenia (la compagnia di bandiera yemenita) e avuto il visto dal Consolato di Roma, il 12 giugno siamo quindi partiti con Tommy, nostro figlio di 11 anni, avendo in tasca, oltre all’indispensabile guida Lonely Planet, solo una mail di conferma per la prima notte all’hotel Arabia Felix, nella parte antica di Sana’a.

Il viaggio non è iniziato sotto buoni auspici, a cominciare dai biglietti del treno per Roma disponibili solo in prima classe, alla sveglia che non ha funzionato costringendoci ad una preparazione trafelata ostacolandoci l’un l’altro e ad un fastidioso “colpo della strega” che mi ha colpito proprio nel caricare gli zaini ... Comunque siamo riusciti a prendere regolarmente l’aereo per Sana’a e durante il volo ci siamo resi conto che probabilmente eravamo gli unici viaggiatori per turismo, infatti i pochi occidentali presenti avevano l’aria di essere lì per un viaggio di lavoro oppure diretti in Eritrea o chissà dove ... Abbiamo anche avuto il primo impatto visivo con le donne yemenite, che da qui in avanti vedremo solo completamente velate e vestite di nero. Prima bufala sfatata: “arrivati all’aeroporto i poliziotti vi diranno che il visto non va bene e vorranno dei soldi per lasciarvi passare”. Arrivati in aeroporto dove le pratiche di ingresso sono state invece piuttosto sbrigative, senza alcun problema siamo usciti dal terminal, dove stranamente non siamo stati assaliti dalla solita folla di tassisti ansiosi di portarci nei loro hotel preferiti. Ci siamo avvicinati noi ad un tassista che si è dovuto avvalere di un ragazzino che parlava inglese per capire dove volevamo andare. Conosceva l’Arabia Felix e ci ha accompagnato per 10 dollari (un po’ troppo, scopriremo poi, forse abbiamo pagato anche l’interprete ...).

Nonostante fossero le dieci di sera, l’aria era ancora calda e c’era un sacco di gente in strada che camminava o sostava davanti ai tanti chioschi e localini dove si vendeva da mangiare. Naturalmente erano solo uomini, le donne evidentemente finivano la loro giornata al tramonto.

Il nostro hotel era situato ai margini delle mura della città vecchia, di fronte al wadi che nella stagione secca è una delle arterie principali di Sana’a trasformandosi invece in un canale tumultuoso nella stagione delle piogge

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