Luna di Ceylon: honeymoon nella terra di Simbad

30 settembre 2005 Il suo nome è un allegro serpentone di sillabe, di cui l’unica parte comprensibile è quella inizia-le composta da quattro lettere: S-I-R-I. Siri, dunque. Sarà lui la nostra guida in questo tour at-traverso l’antica Serendib: SRI LANKA! ...

  • di gidem
    pubblicato il
  • Partenza il
    Ritorno il
  • Viaggiatori: in coppia
    Spesa: Da 1000 a 2000 euro
 

30 settembre 2005 Il suo nome è un allegro serpentone di sillabe, di cui l’unica parte comprensibile è quella inizia-le composta da quattro lettere: S-I-R-I. Siri, dunque. Sarà lui la nostra guida in questo tour at-traverso l’antica Serendib: SRI LANKA! Lo riconosciamo tra le diverse guide presente nell’aeroporto di Colombo perché è quello con un foglio su cui si leggono le versioni più verosimili dei nostri nomi. È un uomo sulla cinquantina, con la faccia mite e cordiale e il sorriso di chi vede avvicinarsi una quantità sufficiente di dollari da poter sistemare la famiglia per un bel po’.

Dopo le presentazioni, Siri ci lascia per andare a prendere l’automobile. Nei pochi minuti di at-tesa abbiamo il tempo di fuggire atterriti agli assalti di mille questuanti che si offrono per qual-siasi servizio. Il resto delle (poche) energie rimaste dopo un viaggio che, tra voli e scali è durato quasi 16 ore, lo dissipiamo nel tentativo di rimanere svegli e di tenerci attaccati alle valigie nel poco nobile timore che dietro ogni viso straniero si nasconda come minimo un borseggiatore. Una volta al sicuro nella confortevole Toyota di Siri, ci concediamo finalmente un po’ di riposo mentre il nostro autista si sforza di intrattenerci in un’improbabile conversazione multi-lingue.

È solo dopo un bel po’ che ci rendiamo conto che quello strano idioma altro non è che un ten-tativo di italiano. Ci ricordiamo, in effetti, che il tour era previsto nella nostra lingua e non in inglese (in effetti, trattandosi – letteralmente – di “guida parlante italiano”, non era forse lecito aspettarsi di più).

Ad ogni modo, dopo 16 ore seduti, con la gambe che sono tronchi e i piedi gonfi come caciotte, non c’è niente di meglio che una sana passeggiata tra le rovine di ANURADHAPURA, antica ca-pitale dello Sri Lanka e prima meta del nostro viaggio. L’unico problema è che da Anuradhapu-ra ci separano 250 Km: un tragitto che su una normale autostrada verrebbe coperto in un paio d’ore ma che qui in Sri Lanka richiede almeno 6 ore di automobile.

E qui è necessario aprire una prima parentesi su cosa significhi girare in macchina in Sri Lanka.

La buona notizia è che è impossibile sbagliare strada perché, praticamente, la strada è una so-la che procede un po’ a casaccio toccando più o meno le principali zone del paese. La cattiva notizia è che anche gli automobilisti più indisciplinati del mondo si troverebbero in serio imba-razzo di fronte ai ben più smaliziati guidatori cingalesi. Quello che colpisce è anzitutto l’incredibile varietà di veicoli che si affastellano su questa minuscola lingua semi-asfaltata che taglia delicatamente la fitta foresta cingalese: camion, macchine, ciclisti, pedoni, ma anche vacche, scimmie, elefanti. L’approccio è identico per ciascuno di questi sfortunati avventori e potenziali ostacoli lungo il cammino: robuste clacsonate, slalom lungo la corsia (?) di sorpasso, attimi di brivido, rientro in carreggiata. Questo ciclo di operazioni si ripete senza sosta lungo l’intero percorso. Vi assicuro però che dopo la trentesima o quarantesima volta che hai dato la tua vita per spacciata si comincia ad acquisire una progressiva noncuranza che ti consente an-che, a tratti, di goderti il panorama dal finestrino interrompendo la recita del rosario.

Siri, in ogni caso, deve aver capito dalle nostre facce che l’idea di chiuderci per 6 ore in auto-mobile non era di quelle che ci entusiasmasse particolarmente. Ci ha quindi concesso una tap-pa intermedia dove potersi fermare e gustare (comodamente seduti, tanto per cambiare) un ottimo pranzo locale

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